FolkClub, un palco leggendario nel cuore di Torino

Una carrellata di fotografie appese alle pareti verdi ti accompagna lungo la scalinata che conduce al cuore del FolkClub. Un luogo diventato quasi mitico perché ogni ambiente racconta un pezzo di storia della musica. Il posto ideale dove perdersi tra le note di artisti riconosciuti a livello internazionale, provenienti da tutto il mondo. Musicisti e interpreti che, esibendosi serata dopo serata, hanno reso il FolkClub un tempio della world music. Da ventinove anni, qui è custodita l’impronta del fondatore Franco Lucà, il suo segno indelebile, che si respira ancora oggi grazie all’impegno del figlio Paolo nel portare avanti con successo il sogno del padre.

«Propongo alla Presidenza di ricavare un salone dallo scantinato del palazzo attraverso la demolizione di sei grandi cantine. Il nuovo spazio potrebbe essere utilizzato come sala riunioni, convegni e, soprattutto, come spazio per concerti» Franco Lucà in ‘FolkClub’ (Liberodiscrivere, 2006)

È il 1988, Franco Lucà ha una lunga esperienza nel mondo della musica folk – è stato musicista di uno dei più importanti gruppi d’Europa, i Cantovivo, e un grande promotore delle tradizioni musicali popolari con la fondazione, nel 1983, del Centro Cultura Popolare Michele L. Straniero – quando decide di impegnarsi nella creazione di un centro dedicato agli strumenti, al canto e alla danza della cultura popolare. Parte così per Roma per chiedere a Giancarlo Cesaroni, titolare all’epoca di Folkstudio, il permesso di chiamare il suo nuovo locale Folkstudio 2.

«La risposta non fu delle più entusiastiche, quindi sul treno del ritorno mio padre decise di chiamarlo FolkClub, sia per rispettare la volontà di Cesaroni sia per una sorta di orgoglio personale», racconta Paolo Lucà.

Sono i primi passi verso l’apertura del primo locale del nord Italia esclusivamente rivolto a questo genere musicale. Un club dove ascoltare in modo diverso il repertorio degli artisti ospitati, in cui nulla può essere lasciato al caso, così da potersi avvicinare alla musica con rispetto e rigore.

L’obiettivo di Franco, infatti, è proprio elevare la musica popolare al livello di quella colta. Un sogno talmente grande da portarlo, nel 1992, a fondare il Centro Regionale Etnografico Linguistico (Crel), dove custodire gli archivi sonori depositati per renderli consultabili da chiunque, e, nel 2004, la Maison Musique di Rivoli – Casa della Musica e delle Arti, un campus cornice di concerti live, serate di ballo, spettacoli teatrali, rassegne e mostre di fotografia, arte moderna e contemporanea. «Il suo desiderio più grande, che però è rimasto in uno scrigno segreto, era aprire una vera e propria Università della musica popolare».

«Nessuno avrebbe scommesso un soldo di cacio sulla musica popolare, tanto meno in un suo club» Franco Lucà in ‘FolkClub’ (Liberodiscrivere, 2006)