Intervista a Chiara Appendino

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Intervista a Chiara Appendino

La Torino di Chiara

Nella nostra intervista esclusiva, la sindaca Chiara Appendino stila un primo bilancio del suo mandato e illustra i suoi progetti per il futuro della città. Una Torino che vuole senza barriere, aperta ai giovani e al rafforzamento delle piccole imprese.

Una città rilanciata nell’industria e nella finanza, dove le periferie – umane e non solo geografiche – entrino a pieno titolo nello sviluppo metropolitano; ma anche una città sempre più aperta alla cultura e al turismo. Queste le priorità di Chiara Appendino, 32 anni, la sindaca che i torinesi hanno scelto per i prossimi cinque anni di governo. Dalle sue parole i progetti prendono forma, mentre lei racconta la sua Torino nei dettagli, con la determinazione di chi vuole lasciare un segno nel futuro della propria città.

Torino è una città complessa. Le cose che vanno bene le conosciamo, cosa vorrebbe invece cambiare?

«Credo che il grande tema sia riunire Torino, città che solo in alcune zone è stata capace di trasformarsi, cosa di cui io sono comunque molto orgogliosa. È rimasta però ‘nascosta’ una parte completamente non coinvolta, né dal punto di vista della cittadinanza attiva né dal punto di vista delle trasformazioni urbanistiche. La grande sfida sta proprio nel ricucire Torino, riunendo le periferie con il centro. Sottolineo che, quando parlo di periferie, non le intendo sotto il profilo solamente geografico ma anche umano, indipendentemente dalla collocazione urbanistica… ».

Qual è la sua visione della città sotto il profilo urbanistico ed economico?

«Torino, negli ultimi 15 anni, ha trovato una nuova vocazione, ovvero quella culturale: una vocazione importante e per questo dobbiamo dire grazie in particolare a Castellani e al primo piano strategico. Parallelamente, però, credo si debba spingere molto su altre due: la prima è quella industriale, cioè tutta la nostra capacità dal punto di vista produttivo e manifatturiero. Siamo molto forti sui settori dell’automotive, delle telecomunicazioni, dell’aerospaziale, dell’enogastronomico e del biomedicale: cinque pilastri che vanno valorizzati. Ed è proprio per questo che abbiamo lanciato a luglio il progetto ‘Open for Business’, che si svilupperà nei prossimi anni e che avrà l’obiettivo di valorizzare tutto ciò che è il nostro indotto. Se ne stanno occupando il Comune, la Regione Piemonte e il Centro dell’Internazionalizzazione, con l’ottica di portare le imprese a insediarsi sul territorio coinvolgendo anche il Politecnico. La seconda grande vocazione su cui dobbiamo puntare è sicuramente quella finanziaria: a ottobre sono stata a Dubai proprio per cercare di allacciare rapporti che portino risorse economiche nell’ottica di futuri investimenti, come quelli necessari per la linea 2 della metropolitana».

Ci sono zone, come ad esempio Parco Dora, dove sorgono grandi centri commerciali e il piccolo commercio risulta essere in difficoltà. A questo proposito c’è qualcosa in programma?

«Sul fronte urbanistico, si è puntato troppo sul grande centro commerciale come unico motore di sviluppo e questo ha fatto sì che il piccolo commercio venisse ucciso. Tempo fa, in zona Barriera di Milano, una signora mi disse: “Io devo prendere il tram per andare a comprare il pane”. Non va bene! Questo per noi non è un modello percorribile….».

2017-05-23T08:25:20+00:00