Intervista ad Allegri

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Intervista ad Allegri

Lo stile del vincitore

Stile anglosassone e humor livornese, eleganza in campo e fuori, Max Allegri esibisce il fascino del vincente. Arrivato a Torino ha
saputo raccogliere la non semplice eredità di Conte con un unico obiettivo: continuare a vincere. E non si è più fermato, diventando l’unico mister italiano della storia in grado di assicurarsi per due anni di fila le massime competizioni nazionali.
Nel salotto del Caffè Guglielmo Pepe, uno dei suoi locali preferiti, ci parla assai bene di Torino e riflette sul percorso di una stagione sportiva eccezionale.

«Occorre insegnare il calcio dalle basi, perché il calcio è una cosa molto semplice e alla fine non è altro che un gioco. Ora si sta rendendo questo gioco una scienza e stiamo andando a complicare troppo la realtà.».

«Mi piace vivere il centro storico, ho conosciuto molte persone e mi piacciono i torinesi. Mi trovo bene con loro, sono riservati come me. Rispettano la tua privacy».

«Quando sono arrivato alla Juventus ho subito capito che la società ha una tradizione che non si può cambiare, e che nessuno deve cambiare, che porta a lottare fino alla fine e a vincere.
Per ottenere questo, dobbiamo portare il giocatore al massimo delle sue possibilità tecniche e caratteriali
».

Due anni di vita sportiva, ma anche due anni di esperienza in città. Come si trova a Torino?

«Mi trovo benissimo. Ho scoperto una città stupenda, straordinariamente cambiata da quanto ci sono venuto come giocatore, ormai trent’anni fa. Mi piace vivere il centro storico, ho conosciuto molte persone e mi piacciono i torinesi. Mi trovo bene con loro, sono riservati come me. Rispettano la tua privacy».

Un confronto tra Torino e Milano, dove ha lavorato molto…

«Le trovo due città molto diverse tra loro. Torino ha la sua cultura sabauda, Milano è decisamente più fashion, anche più ‘internazionale’, per la gente che ci passa o ci risiede per lavoro. Torino è molto più vissuta e frequentata dai turisti, che vengono a conoscere opere architettoniche bellissime, dai palazzi alle piazze e ai musei. Soprattutto, Torino è particolarmente viva nel creare brillanti attività culturali».

Un uomo di calcio riesce ad approfittare di questo patrimonio?

«Pochissimo. Purtroppo devo dire pochissimo. Comunque, almeno il Museo Egizio sono riuscito a visitarlo. Mi piacerebbe conoscere culturalmente la città in misura maggiore, ma, con il poco tempo che ho a disposizione, riesco solo ad ammirarne esternamente la bellezza».

Come passa il suo tempo libero in città?

«Innanzitutto dedico tempo alla mia compagna Claudia e ai miei figli, in particolare esco a giocare nei parchi con il piccolo, che ha cinque anni. E poi adoro passeggiare in centro; anche se Torino ha una collina fantastica, mi piace percorrere il cuore della città, dove trovo maggiore contatto umano. In centro ogni muro ti racconta qualcosa e la storia di Torino mi affascina».

Galeone dice che Allegri era già un allenatore quando giocava, lei cosa ne pensa?

«Lui magari afferma queste cose perché è un po’ di parte, visto il rapporto che ci lega. Ma, riavvolgendo il nastro e rivedendo il mio percorso di calciatore all’indietro, in effetti avevo già iniziato quello da allenatore ancor prima di rendermene conto».

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2017-05-23T08:25:22+00:00