Lamberto Vallarino Gancia: allo Stabile per valorizzare la cultura e le eccellenze made in Italy

In sala riecheggiano ancora gli applausi del pubblico per la prima di ‘Morte di Danton’. La platea è vuota, le luci accese, il sipario aperto e il palco non ospita alcuna scenografia. Eppure si respira comunque un’atmosfera magica. Il Carignano è uno scrigno di emozioni, cornice dorata di storie e spettacoli messi in scena stagione dopo stagione. Ed è proprio qui, tra le quinte e gli oggetti di scena, che incontriamo il nuovo presidente del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale: Lamberto Vallarino Gancia.

Il suo sguardo sereno non tradisce l’emozione nel raccontare con orgoglio e soddisfazione i passaggi del proprio percorso fino a oggi: la dedizione alla famiglia e il grande impegno dimostrato verso l’azienda vinicola che porta il suo nome – dove ha ricoperto la carica di ad e presidente di Gancia Spa e F.lli Gancia & C fino al 2012

– lo studio del vino e le sue esperienze internazionali, le passioni, gli stimoli, le prospettive e quella ricerca della novità che lo ha portato nel tempo a incarichi importanti e a non temere le sfide poste dal futuro.
Cinquantasei anni, imprenditore di successo e sommelier ad honorem, oggi dedica le sue conoscenze ed energie a diverse attività legate al settore del vino e, dal 7 settembre 2015, alla gestione dello Stabile. «Un mondo complesso e affascinante – sottolinea parlando del Teatro – un simbolo della città che propone ormai da sessant’anni spettacoli di alta qualità artistica e che racchiude al suo interno storia, cultura, tante professionalità ed eccellenza italiana».
Una realtà fatta di persone, talenti e sogni, per cui Lamberto Vallarino Gancia ha riscoperto una grande
passione e un’inaspettata vocazione.

Avrebbe mai immaginato di occuparsi del Teatro Stabile di Torino?

«Penso di essere stato destinato al teatro e, in particolare, alla comunicazione. Più in generale, a tutto il lavoro necessario per contattare attori, registi e per la gestione della macchina operativa. L’opportunità è diventata concreta dopo la telefonata del sindaco Fassino, che aveva identificato in me la persona che poteva occuparsi del teatro. Conosco da molto tempo anche Evelina Christillin e lei stessa mi ha spiegato bene come funziona la struttura e cosa comporta questa carica. Ho trovato una bella atmosfera, con una squadra affiatata, un forte impegno da parte dei soci, dell’amministrazione e dalle istituzioni. Anche questo ha rappresentato un altro motivo di stimolo, per me, nel voler intraprendere quest’avventura. ».

Era già legato in qualche modo allo Stabile?

««Poco dopo il mio arrivo ho scoperto che, nel 1957, i miei genitori avevano fatto parte di una rappresentazione teatrale proprio qui al Carignano; con loro altri ‘torinesi eccellenti’ del mondo dell’imprenditoria e della cultura. Lo spettacolo (‘Una Mole che si chiama desiderio’, firmato da Lallo, Jack e Chiosso, con musiche di Fred Buscaglione, ndr) aveva l’obiettivo di offrire un sostegno alla Croce Rossa Italiana. Anch’io, da bambino, ho ‘fatto l’attore’ per una pubblicità televisiva diretta da Bolognini, che dopo ha lavorato anche con Martone…».

Tra gli obiettivi per cui state lavorando c’è sicuramente quello dell’internazionalizzazione…

«Innanzitutto tengo a ricordare che il nostro è un Teatro Nazionale, quindi rappresenta un orgoglio del made in Italy. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, siamo partiti con la Cina: abbiamo presentato ‘Gl’innamorati’ di Goldoni al Beijing Fringe Festival di Pechino e, lo scorso autunno, abbiamo portato ‘L’avaro’ di Molière a Wuzhen, dopo la rappresentazione al Gobetti. Lo spettacolo ha avuto un successo tale che ci hanno chiesto di tornare quest’anno e, così, a novembre faremo una tournée al National Theatre of China di Pechino e allo Shanghai Dramatic Center di Shanghai con il ‘Come vi piace’ di Shakespeare per la regia di Leo Muscato. Un segnale forte di come le nostre rappresentazioni teatrali siano apprezzate all’estero. Anche la ‘Morte di Danton’ sta riscuotendo grandi consensi, tanto che stiamo valutando un percorso analogo, dopo le recite in programma al Piccolo di Milano e a Lugano. Ospitiamo inoltre diverse opere straniere: ora, ad esempio, abbiamo in programma il teatro di Shakespeare in lingua originale.».