Sicurezza & lavoro: un binomio che oggi diamo quasi per scontato (anche lecitamente) e che riteniamo assolutamente imprescindibile in una civiltà evoluta. Il posto di lavoro deve essere anzitutto un luogo in cui potersi muovere con serenità e adeguate tutele, ma ovviamente non funziona ovunque così, soprattutto a latitudini molto diverse dalle nostre. Ma come funzionava un tempo? Esiste una storia della sicurezza sul lavoro? Certamente. E i risultati raggiunti sono figli di secoli di intuizioni, errori, battaglie… Noi ovviamente non la ripercorriamo tutta (nel caso vi interessi vi rimandiamo alla saggistica sul tema), ma ne approfittiamo per parlare un po’ di sicurezza, lavoro, Torino.
In realtà, per tracciare le origini di questa epopea, occorre partire direttamente dai concetti, ovvero dalla prima volta che qualcuno mise in relazione salute e lavoro. Fu Ippocrate, padre della medicina, a ipotizzare nel IV secolo a. C. una correlazione tra le attività lavorative e le possibili implicazioni sulla salute (a noi può sembrare banale ma non lo è affatto).
Dopo di lui il tema venne sviluppato, anche durante l’Impero romano, specialmente nell’ottica di gestione degli schiavi, e poi nel Medioevo attraverso le corporazioni, ma la svolta avviene nel 1700 quando il professore Bernardino Ramazzini, dell’Università di Modena e Padova, pubblicò il trattato De Morbis Artificum Diatriba. Ovvero il primo studio che parla di malattie occupazionali, identificate analizzando oltre 40 categorie lavorative e rischi connessi. Il lavoro di Ramazzini fu la base per molti altri, anche se la prima azione formale in questo senso da parte di uno Stato risale al 1883, quando in Inghilterra fu redatto il Factory Act, che obbligava alla presenza di ispettori in fabbrica per controllare condizioni di lavoro e conseguenti protezioni per i lavoratori. In Italia invece il seme è da ricondurre alla Legge 80 del 1898, con la quale si istituiva l’assicurazione obbligatoria sugli infortuni sul lavoro.
La marcia del binomio sicurezza & lavoro in Europa è poi proseguita, con un momento particolarmente caldo dal punto di vista delle nuove normative lungo gli anni ’60 (non a caso periodo di grande fermento economico), senza fermarsi mai, fino ai giorni nostri.
Per approfondire l’attualità, abbiamo interpellato Studio R&D, realtà torinese che dal 2006 si occupa proprio di formazione, sicurezza e management in ambito lavorativo.
Una grossa differenza rispetto al passato?
«Rispetto al passato c’è molta più consapevolezza, il tema della sicurezza oggi è un focus spesso condiviso, gestito come un bene comune da tutelare insieme».
Quindi è tutto a posto?
«Ovviamente c’è sempre da migliorare e parecchio da fare, ma diciamo che oggi, soprattutto nelle PMI, c’è molta attenzione al tema della sicurezza».
La sicurezza è un obbligo o un valore?
«Entrambi. Le norme in questo senso oggi sono molto complete (a volte perfino complesse) per questo è spesso necessario affidarsi a consulenze professionali per gestirle; ma allo stesso tempo sono un valore da coltivare».
In che senso?
«Un’azienda sicura, in cui si lavora bene e ci si sente tutelati, è statisticamente anche un’azienda più produttiva. E poi prende valore: nelle valutazioni aziendali contemporanee la sicurezza non è opinabile. D’altronde essere sostenibili significa anche avere ambienti sicuri».
È anche brand reputation?
«Ovviamente. Secondo voi un’azienda che non sa prendersi cura della propria sicurezza sul lavoro sa prendersi cura dei propri prodotti?».
