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#iosonotorino

di Bruno Babando

1988 – 2018, trent’anni di Torino. Il punto di vista

Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti della vita cittadina di questi anni, la loro opinione sul passato, sul presente, sul futuro di Torino. Un’occasione per fermarsi a riflettere su ciò che è stato e ciò che potrà essere. 

La testimonianza di Bruno Babando, giornalista e scrittore, direttore de ‘Lo Spiffero’.

Come ha visto cambiare Torino negli ultimi 30 anni?

Ho sempre sperato in un ricambio generazionale. La città è certamente cambiata urbanisticamente – è un’altra Torino – ma troppo poco nelle sue classi dirigenti. Quella borghesia che tempo fa era tornata in centro scendendo dalla collina e installandosi nei nuovi quartieri riqualificati – come d’altronde è accaduto anche in altre metropoli per via del processo di gentrificazione – credo oggi si sia ritirata nuovamente, magari più mentalmente che fisicamente. Quella Torino che usciva da trent’anni in bianco e nero, che era poi una condizione di dualismo sociale, politico e mentale, adesso ha riscoperto il colore, la dimensione ludica, la movida. Nel periodo più recente di questo trentennio, però, mi sembra che tutto questo stia lasciando il posto alla disillusione. Mi sembra una città dai colori molto sgargianti, e tuttavia sovraesposti.

Quella Torino che usciva da trent'anni in bianco e nero, che era poi una condizione di dualismo sociale, politico e mentale, adesso ha riscoperto il colore, la dimensione ludica, la movida

Come la immagina nel futuro?

Più piccola e più povera, se non avrà il coraggio di scommettere e ripensarsi. Ritengo sia necessario contrastare questa sua indole al ritirarsi, al coltivare gozzanianamente le piccole cose di cattivo gusto. I segnali non sono quelli di una città in espansione, quindi sarà importante investire nella formazione delle nuove generazioni.

Un aneddoto degli ultimi 30 anni…

In realtà ne ricordo due in particolare, forse tristi ma profondamente simbolici per l’evoluzione di Torino. Il primo è accaduto nel 2001, sto parlando dei funerali di Domenico Carpanini. È stato un momento di grande partecipazione da parte della città per la morte di un politico che ha segnato la vita civile e politica del territorio. Poi, come dimenticare la camera ardente dell’Avvocato Agnelli. Ho ancora bene impresso nella mente la quantità di torinesi accorsi al Lingotto per l’ultimo saluto a Gianni Agnelli, disposti in lunghe file composte. Credo che queste due morti illustri abbiano segnato una cesura col passato politico, economico e sociale della città. L’understatement sabaudo si è chiuso con loro.

 

 

Questa e altre 61 testimonianze

sul numero dei 30 anni di Torino Magazine.

Li ringraziamo tutti, da chi ha premuto più sui tasti del cuore e dell’emozione a chi ha messo l’accento sulle vicende storiche e sui progetti.