Quanto può incidere la conoscenza della lingua inglese sulla nostra carriera professionale? Parecchio. Ce lo dicono i dati. Nel 2024, in Italia, 9 aziende su 10 ritengono la conoscenza dell’inglese un requisito fondamentale per fare carriera, soprattutto se si lavora in ambito di marketing e pubblicità. Non a caso negli ultimi dieci anni sono 2,5 milioni in meno gli adulti italiani che studiano l’inglese, sintomo della volontà di apprendere la lingua fin dall’infanzia, soprattutto a scuola. Nonostante ciò, ad oggi, solo 1 neodiplomato su 5 sa effettivamente parlare l’inglese a un buon livello (dati TrueNumbers, ndr).
Una ricerca condotta dalla piattaforma Babbel for Business nel 2024 ha evidenziato come 6 italiani su 10 nel corso della loro carriera abbiano rinunciato a opportunità di lavoro perché non si ritenevano all’altezza dal punto di vista delle competenze linguistiche. Un dato particolarmente rilevante se si considera che al mondo più di 8 lavoratori su 10 considera la conoscenza dell’inglese come una parte determinante del proprio sviluppo professionale e crede che questa competenza sarà ancora più importante nei prossimi 5 anni (dati Psb Insights).
Ma queste statistiche ovviamente si riferiscono a chi oggi già lavora e si deve quindi confrontare con la propria conoscenza (o non conoscenza) della lingua inglese, ringraziando scelte illuminate fatte anni fa o buttandosi in corsi di implementazione della lingua. Diversa è la prospettiva di chi oggi si ritrova a scegliere una scuola o un percorso di studi e, specie rispetto a decadi fa, ha spesso ben chiara l’importanza dell’inglese.
I dati del Rapporto 2023 dell’Osservatorio sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso dalla Fondazione Intercultura, ci mostrano come dal 2015 ad oggi la capacità delle scuole di aprirsi all’internazionalizzazione sia aumentata di 12 punti percentuali. Tra i parametri di questa indagine c’è sicuramente anche l’insegnamento di altre lingue (l’inglese è sempre al top), e questa evidenza ci apre a un altro tema: anche in Italia sono sempre di più gli istituti bilingue. Ovvero quelle scuole che puntano a dare una formazione completa in due lingue, nel nostro caso prevalentemente inglese e italiano. Una scelta sicuramente non casuale, basta infatti guardare ai percorsi in magistrale delle università più rinomate di Milano (ma anche di Torino) per accorgersi che la maggior parte è esclusivamente in inglese; semplicemente perché già rivolti a una prospettiva lavorativa internazionale.
Torino ha sviluppato nel tempo diverse eccellenze accademiche con focus linguistici importanti, un esempio è sicuramente quello di Scuole Vittoria, da cinquant’anni una scuola internazionale dedicata a bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni. Dalla scuola d’infanzia alla Upper Secondary International School, la missione del Vittoria è formare nuove generazioni che sappiano interfacciarsi e comunicare direttamente con il mondo, ma con le radici ben piantate in questo territorio.
E il Vittoria è solo un esempio, peraltro d’eccellenza: nel 2024/25 ha registrato quasi 700 iscritti, un numero che insieme ai dati precedentemente espressi ci parla non solo di un mondo che cambia, ma anche di una società italiana che elabora sempre di più questo cambiamento, cercando soluzioni concrete e in linea con un futuro che (non) ci aspetta.
