Il 20 novembre siamo stati da Platti 1875 per un’altra puntata di Dialoghi Metropolitani, il format che mette a sistema città, protagonisti della stessa, idee, spunti di contemporaneità, persone che desiderano confrontarsi. Titolo dell’appuntamento Dopo il duello Harris-Trump: elezioni e volatilità dei mercati, come comportarsi?
Un titolo abbastanza evocativo che non lascia troppo spazio all’immaginazione… e dunque, condotta da Andrea Cenni (direttore editoriale gruppo Mediapress), è andata in scena una serata all’insegna del dialogo su un tema profondamente contemporaneo. Un dialogo arricchito grazie al punto di vista dei professionisti di Kairos Partners (società di asset e wealth management, oggi parte di Anima Holding), e in particolare grazie agli interventi di Paolo Cosmelli e Claudio Barberis.

Proprio Cosmelli (Head of Private Banking di Kairos) ha voluto sottolineare l’importanza di tavole di confronto di questo tipo, e quindi vere, concrete… Ricordando anche quanto sia fondamentale avere al proprio fianco figure qualificate per operare le scelte economiche più idonee.
Allo stesso tempo Barberis (responsabile gestioni patrimoniali Kairos) ha evidenziato come un patrimonio e un pacchetto di investimenti solidi, costruibili con competenze e partner affidabili, siano di per sé una “garanzia” a prescindere dagli eventi geopolitici in essere. Quindi occhio al mondo, a cosa succede, a cosa si muove, ma soprattutto sguardo fisso su di noi; perché solo un approccio economico consapevole può darci le certezze di cui abbiamo bisogno.

Dopo l’aperitivo e il breve talk introduttivo alla serata, i Dialoghi Metropolitani sono poi proseguiti a tavola, con la cena servita dal team di Platti 1875, ma soprattutto con un rinnovato confronto che ha portato sul tavolo anche le esperienze di imprenditori e professionisti (in totale una ventina di invitati) desiderosi di partecipare attivamente all’appuntamento.
Insomma, cosa ci portiamo a casa da questi Dialoghi Metropolitani? Diremmo soprattutto una specie di “comandamento”, ovvero che le persone (anche se a volte può non sembrare) bramano spazi di dialogo di qualità, da poter vivere e far vivere. Dialoghi che, pur parlando di ciò che succede a migliaia di chilometri da noi, ci riguardano in prima persona, e in qualche modo ci accrescono. Dialoghi che conviene fare con le persone giuste (come un po’ ogni cosa d’altronde), perché possono sembrare “piccoli”, ma in realtà (e soprattutto in prospettiva) sono e saranno laboratori cruciali di competenze, relazioni costruttive e di un pensiero critico da cui passa il futuro delle persone e dei territori.
