Il 2025 sarà per l’Europa un anno molto importante (non che gli altri non lo siano stati), ma in particolare nei prossimi mesi saremo chiamati a osservare notevoli (potenziali) avvicendamenti politici. Conferme o capovolgimenti nei nuclei direttivi dei governi europei che rischiano di modificare, e non poco, molte carte sul tavolo dell’Unione Europea. Chiaro, a nostro parere non si tratta e tratterà di evoluzioni così profonde da essere epocali, non sembra questa l’atmosfera, ma succedono tante cose ed è quindi opportuno tenere le antenne ben dritte.
Se parliamo di elezioni imminenti, ci ritroviamo a confrontarci evidentemente con l’elefante nella stanza di questo dibattito: le elezioni in Germania. Dopo la sfiducia al parlamento, la Germania il 23 febbraio 2025 torna al voto con parecchie incertezze, non a caso i sondaggi variano di molto al variare dei sondaggisti. Quali sono le vibes? Una su tutte, la più condivisa, è quella legata all’expolit AfD: l’estrema destra tedesca ha nel vecchio Est le sue roccaforti e macina numeri un po’ ovunque. Nonostante ciò sarà complicato vederla effettivamente entrare nelle sale “di potere”, perché anche i conservatori di CDU e CSU, la cosiddetta Unione, fermi al 30%, hanno spesso rifiutato la connection con l’AfD.
Dall’altra parte del lago l’SPD rischia effettivamente la batosta più pesante di sempre: i socialdemocratici infatti soffrono un momento ovviamente molto negativo e si piazzano tra i 15 e i 18 punti; numeri simili (un po’ più alti) a quelli che i sondaggi indicano per i verdi, partner di coalizione dell’SPD, fermi al 14-15%. Menzione a lato anche per la particolare vicenda di Sahra Wagenknecht e del BSW, un partito di non facile comprensione, sicuramente populista, qualcuno dice “conservatore di sinistra”, che al momento galleggia sul 5-6% e di cui l’unica cosa certa è l’imprevedibilità.
Dunque, in Germania la situazione non è di semplice comprensione, a nostro parere in qualche mondo prevarrà una sorta di buon senso garantito dalle formazioni meno estremiste e di conseguenza più moderate. Certo è che le voci sono tante e spesso fanno parecchio rumore, un rumore che è meglio non prendere troppo sotto gamba. E questo discorso vale un po’ ovunque, d’altronde nel 2025 si voterà anche in Albania, poi in Polonia (che ha una situazione presidenziale-esecutiva molto particolare), in Norvegia, Repubblica Ceca e Irlanda. Senza dimenticare il Liechtenstein o le situazioni un po’ più “particolari” di Kosovo e Moldavia, e perfino della Bielorussia e del settimo mandato Lukashenko.
Leggendo, esplorando, ascoltando sondaggi od opinioni, percepiamo a pelle due istintive sensazioni: la prima riguarda la vastità di occorrenze che riguardano il nostro tempo e spazio; la seconda è che siamo fortunati. Fortunati ad avere i mezzi, il diritto, le possibilità culturali per provare a elaborare un contesto socio-politico tanto spinoso da essere quasi respingente (seppur affascinante). Questo è un privilegio, anzi una conquista, figlia dell’impegno di chi l’ha resa possibile.
Tra le attività che ETF, l’European Training Foundation, porta avanti ogni anno, c’è proprio l’impegno a sostenere i percorsi educativi, accademici, e quindi di consapevolezza, nei Paesi in cui queste fortune non sono scontate. Perché? Perché l’ETF ritiene, da sempre, che la civiltà di un Paese, e quindi della stessa Europa, dipenda anche dalla capacità dei propri cittadini di elaborare ciò che succede internamente ed esternamente la propria nazione. La sede dell’ETF è a Torino, peraltro nel 2024 ha compiuto trent’anni, e già solo la presenza di questo ente sul nostro territorio dovrebbe ricordarci l’importanza di lavorare sempre nella direzione della cultura alimentata con concretezza.
