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“Andare con le radici e Il parlamento delle cose” al PAV

Negli spazi del PAV - Parco Arte Vivente vengono inaugurate 2 mostre Andare con le radici e Il parlamento delle cose

Il gruppo Wurmkos torna al PAV - Parco Arte Vivente con il progetto inedito Andare con le radici, a cura di Marco Scotini, una mostra che individua nel mondo vegetale un ambito dal quale è possibile attingere per apprendere nuovi modelli di vita volti a immaginare forme virtuose di convivenza sociale.

Andare con le radici è il frutto di un percorso di autoriflessione e trasformazione (iniziato nella primavera del 2020) che ha come soggetto in primo luogo le metodologie adottate dal gruppo stesso: il mutuo appoggio. Al progetto, così come in tutte le altre attività del gruppo, prendono parte e cooperano artisti, critici e persone. Guardando alle radici, si può apprendere come gestire collettivamente i rischi e le difficoltà della ‘vita sotterranea’ attraverso movimenti coordinati volti alla creazione di uno spazio comune. Così, nel sottosuolo urbano, artisti dai percorsi eterogenei, proprio come specie di piante differenti, intrecciano storie e segni. La mostra si articola a partire da un dispositivo calpestabile dove lo spazio è sondato non solo come campo visivo ma anche come ambiente sul quale fare esperienza e abolire le gerarchie, passando da una condizione verticale a una orizzontale.

In contemporanea, la project room e gli spazi esterni del PAV ospitano la mostra collettiva Il parlamento delle cose, sempre a cura di Marco Scotini, con Chiara Antonelli, Davide Barberi, Alessandro Cavallini, Traian Cherecheș e Chiara Scodeller, giovani artiste e artisti.

Dall'esposizione emerge come le teorie e le pratiche che animano l’ecologia politica e l’ecofemminismo a partire dalla seconda metà del secolo scorso abbiano smosso e dissestato il suolo compatto e monolitico del modello neoliberale e eteropatriarcale. Da qui il titolo della mostra, un diretto riferimento al programma di ecologia politica sviluppato dal filosofo e antropologo Bruno Latour che suggerisce la creazione di un “parlamento delle cose”, volto a estendere la democrazia e i diritti di rappresentanza non solo all’umano ma anche al non-umano.