Intervista ai Subsonica

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Intervista ai Subsonica

Il ritorno dei Subsonica, «Ma adesso siamo qui»

La galassia Subsonica è di nuovo visibile ai nostri occhi. L’allineamento dei suoi pianeti, anticipato dal singolo ‘Bottiglie rotte’ e ora in radio con ‘Respirare’, è perfettamente riuscito e la band torinese, dopo missioni interstellari in solitaria, è tornata a viaggiare sulla stessa orbita, inviando a “ground control” segnali di un nuovo album: “8”. Il numero dell’infinito, dell’eterno ritorno e ora anche il simbolo dell’ottavo disco dei Subsonica, che ripartono dal quel sound anni ’90 che li ha ispirati, per riattualizzarlo e trasportarci verso una nuova riflessione sul presente.

Ed è per questo che hanno scelto di presentarlo alla stampa in un luogo affascinante ed enigmatico come Castel del Monte, e ad alcuni fortunati fan in quattro dark room preparate per l’occasione: «Volevamo proporre un’esperienza musicale molto comune un tempo, cioè quella di condividere il primo ascolto di un disco con gli amici – spiegano – Ci si incontrava e si sentiva tutto l’album dalla prima all’ultima traccia, e poi se ne discuteva insieme. Abbiamo quindi chiesto ai nostri fan di “spogliarsi” della tecnologia e di abbracciare questa dimensione collettiva dell’ascolto».

Percorrendo la stessa logica, li abbiamo incontrati alle OGR, altro luogo che richiama nella struttura il passato ma nell’atmosfera il presente più contemporaneo. E dopo il soundcheck per la serata “Gli amici di Piero”, abbiamo parlato con loro di musica, progetti, ricordi e sogni, in un’accesa chiacchierata che ha varcato i confini della nostra città per giungere fino all’Europa. È lì che è iniziato il loro tour, con la prima tappa il 4 dicembre ad Amsterdam; a gennaio sarà poi la volta degli attesissimi live italiani, che toccheranno otto città da nord a sud, compresa la “casa base”, Torino, per ben due date: il 14 e 15 febbraio al Pala Alpitour. «E quella – annunciano – sarà la nostra personale dichiarazione d’amore alla città».

Ma partiamo dalla genesi del vostro nuovo lavoro. Come avete maturato l’idea di ripartire da sonorità anni ’90 e quanto le vostre esperienze soliste hanno influenzato la composizione?

Boosta: «Ognuno di noi aveva ben chiara in mente un’idea, peccato fossero tutte differenti. C’è da dire, però, che dopo più di vent’anni insieme abbiamo messo a punto una ritualistica che nessuno di noi infrange. A un certo punto, dopo viaggi e cartoline da altri paesi musicali ed esotici, uno di noi manda un messaggio, qualche demo e ci si rincontra. E l’addetto a questo compito così delicato, e riconosciuto ufficialmente dalla Comunità europea (ride, NDR), sono proprio io. I Subsonica sono la somma di cinque elementi, ciascuno con la propria personalità, ed è impossibile pensare di creare un disco a tavolino. Avendo voglia di lavorare insieme, provando stima e rispetto reciproco, amicizia, siamo riusciti a ottenere un flusso lavorativo e creativo abbastanza regolare e sereno. E alla fine ci siamo accorti di aver realizzato un disco che era esattamente quello che ci saremmo aspettati dai Subsonica. Il totale è un risultato maggiore della somma delle sue parti».

Come ci si sente a suonare insieme dopo tanti anni in ‘solitaria’?

Samuel: «In realtà è sempre molto naturale. All’esterno si percepiscono in maniera molto drammatica i momenti in cui decidiamo di dedicarci alla carriera solista, ma sono fasi necessarie alla band per riequilibrarsi, per dare sfogo al suo ego creativo e buttar fuori le tossine che inevitabilmente si accumulano in due anni di lavoro sempre insieme. E il successivo ritrovarsi è naturalmente piacevole: soprattutto salire sul palco, perché quello è il luogo in cui ci riconosciamo meglio».

Per intitolare questo ottavo album avete scelto un numero che rimanda all’infinito, all’eterno ritorno, al costante divenire…

Max: «Abbiamo scelto ‘8’ proprio perché è fortemente evocativo e ricco di suggestioni. Durante la prima fase di lavorazione ci siamo accorti che un buon punto di partenza poteva essere ripercorrere l’inizio della nostra storia. Con la consapevolezza, derivata da questi 22 anni di carriera insieme, che le sonorità di quell’epoca potessero tornare attuali, grazie anche ai corsi e ricorsi storici. Ed ecco quindi ‘8’, inteso come ciclicità del tempo, un elemento che attraversa un po’ tutti i testi, e come numero dell’equilibrio. L’album comincia da quegli anni ’90 dove tutto ha avuto inizio per poi proiettarsi, traccia dopo traccia, verso il futuro».

2018-12-15T00:20:03+00:00