Intervista a Davide Canavesio

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Intervista a Davide Canavesio

 

 

Davide Canavesio, «innovare non è andare sulla Luna»

Solo con l’ascolto, con l’incontro, con la collaborazione reciproca si può guardare al futuro. È con questo obiettivo che la fervida mente innovatrice di Davide Canavesio ha dato vita, tra le altre iniziative, a Nexto. Per riflettere prima di agire, per pensare alla direzione prima che al piano operativo. Solo così Torino potrà ripartire

Davide Canavesio è da sempre, per sua stessa definizione, un ‘sostenitore dello sviluppo’. In effetti, il suo curriculum parla chiaro: laureato in Economia e Commercio, ha iniziato la carriera collaborando con le Nazioni Unite e l’UNCHS a Nairobi sul tema dello sviluppo dei centri urbani. Ha proseguito gli studi alla Kennedy School of Government di Harvard, conseguendo il master in International Development and Economics; ha lavorato per Morgan Stanley e Bain & Co occupandosi dello sviluppo dei piani di crescita.

E poi? «Nel 2006 ho deciso di tornare in Italia, per mia scelta personale: volevo seguire la SAET, l’azienda fondata da mio padre quarant’anni prima e specializzata in trattamenti a induzione. L’obiettivo? L’internazionalizzazione. Siamo partiti dall’essere il classico capannone dell’hinterland torinese ‘bilingue’, in cui si parlava solo italiano e piemontese, al diventare una vera multinazionale tascabile: 250 persone occupate, di cui oltre la metà extraeuropee, e sedi in Cina, Stati Uniti, Thailandia e India. Questa evoluzione ha richiesto un grande cambiamento culturale interno, da parte sia del management, sia dei dipendenti. Quando proposi che tutti frequentassero un corso di inglese (davvero tutti, dai dirigenti ai magazzinieri), gli operai pensarono che lo scopo fosse trasferirli all’estero. Ma non era così: la mia scelta partiva dalla convinzione che un percorso di innovazione in azienda sia in realtà un contributo al miglioramento delle condizioni lavorative, sociali e culturali di tutti, a prescindere dal ruolo ricoperto nel mondo del lavoro e nella società»

Introduciamo, quindi, il tema dell’innovazione…

«Ho portato come esempio l’evoluzione di una tipica azienda del territorio per ribadire un tema a me caro: innovare non significa necessariamente andare sulla Luna, quanto piuttosto sperimentare qualcosa di nuovo e accessibile, per tutti. Oggi si sente parlare incessantemente di ‘innovazione’, talvolta anche a sproposito, come di una sorta di valore aggiunto per tutte le stagioni. Mi fa pensare a un nuovo oppio dei popoli. Eppure, sapete qual è stata l’invenzione che nel 2009 ha vinto il primo premio per l’innovazione secondo il Financial Times? Un contenitore di alluminio che, grazie alla sua forma, se esposto al sole è in grado di far bollire l’acqua. Un’invenzione non solo utile, ma necessaria in luoghi desertici. Questa è un’innovazione: porta con sé un cambiamento importante, è accessibile e migliora la vita».».

È con questa idea che è nata Nexto?

«Sono sempre stato parte attiva della vita associativa. Le esperienze in Confindustria, nei Giovani Imprenditori e in molte altre realtà nascono dall’importanza che attribuisco al capitale umano, il cui valore aumenta mettendo in rete capitali diversi. Come diceva Olivetti, si deve andare oltre i muri della propria ‘fabbrica’, così come si deve andare oltre la propria cerchia o la propria associazione. Nexto è la realizzazione del desiderio di costruire qualcosa che unisca coloro che amano il proprio territorio. Già qualche anno fa, insieme ad altri presidenti di associazioni, avevo lanciato Yes4To, il tavolo interassociativo che rappresenta 22mila giovani delle associazioni di categoria, per occuparsi dei temi dell’imprenditorialità, del lavoro e dell’internazionalizzazione, dell’economia della pubblica amministrazione, della famiglia, del sociale, del turismo. Pensando di andare oltre le associazioni di categoria e confrontandomi con un gran numero di professionisti, imprenditori, ma anche studiosi, amministratori pubblici ed esperti, è nata l’idea di Nexto, presentata ufficialmente nel febbraio del 2016. Nexto è un luogo di incontro e di confronto su temi di interesse collettivo, aperto al pubblico, con ospiti di esperienza internazionale sempre disponibili allo scambio di idee e alla creazione di una visione sul lungo periodo. È nata per diventare il riferimento di chi ha una visione sul futuro di Torino. Non parlo solo di imprenditori, ma di chiunque senta il desiderio di discutere del tema in maniera strutturata. Se per strada chiedi a cento persone diverse di esprimere un’idea sul futuro di Torino, otterrai cento risposte differenti…».

In pratica, Nexto cosa fa?

«‘Fare, fare’… le azioni sono importanti quanto il pensiero e, talvolta, vediamo sprint straordinari che però mancano di tenuta nel lungo periodo perché non sono sostenuti da una visione e dai conseguenti piani di sviluppo. Un esempio: l’ultima riflessione sul piano urbanistico di Torino è iniziata 40 anni fa. Ci sono poi voluti dieci anni di apparente pausa per valutare effettivamente come procedere e per iniziare a lavorarci. Questa è più una maratona che uno sprint. Oggi, con Nexto e i suoi 200 soci, siamo di nuovo a ragionare di città, per questo ci piace definirci abitanti di Nexto’. In particolare, uno dei nostri tavoli di lavoro ha aperto una riflessione sul Masterplan della città. Immaginiamo una città connessa, ad esempio capace di rapportarsi con Malpensa, Caselle, l’alta velocità, orientata a diventare uno dei primi capoluoghi wi-fi free e caratterizzata da un forte bilinguismo, italiano e inglese. Noi ci stiamo muovendo in questa direzione, con la consapevolezza che compiere passi ambiziosi è indispensabile per una città che voglia veramente aspirare allo sviluppo e a un ruolo centrale nell’economia nazionale e internazionale…».

Come vede il futuro di Torino, lo sviluppo del nostro capoluogo?

«Torino è bloccata. Siamo davanti a una scelta: vogliamo che sia una città ‘carina’ come Perugia o puntiamo a farla diventare una metropoli europea, come Barcellona o Glasgow? Giunti a questo bivio, bisogna prendere una strada e agire di conseguenza. La chiave della svolta è far diventare Torino ‘attrattiva’, una città delle opportunità….».

2017-10-20T08:09:07+00:00