News

Leonardo da Vinci

Il genio universale

di Rosalba Graglia

SPECIALE giugno 2019

NEL CINQUECENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI LEONARDO DA VINCI, UN ITINERARIO ATTRAVERSO I LUOGHI E I PERCORSI DI VITA DI UN UN PROTAGONISTA ASSOLUTO DEL RINASCIMENTO EUROPEO. DALLA TOSCANA ALLA LOMBARDIA, DAI CASTELLI DELLA LOIRA FINO A PARIGI

500 anni fa, il 2 maggio 1519, Leonardo moriva al Clos Lucé, accanto al Castello Reale di Amboise, nella Valle della Loira. Era nato 67 anni prima a Vinci, fra le colline di vigneti e uliveti attorno a Firenze. La sua casa natale è in Toscana, la sua tomba in Francia. Ma Leonardo non appartiene a questo o quel paese: è un genio universale e come tale appartiene al mondo. E il mondo lo celebra 500 anni dopo, ancora sorpreso e affascinato dalla visionarietà delle sue invenzioni, dalla creatività dei suoi progetti, dal mistero della sua pittura, dall’innovazione delle sue architetture. Vi invitiamo a seguire Leonardo in un viaggio nei luoghi della sua vita, che oggi lo ricordano con un ricco calendario di mostre ed eventi.

Firenze, Palazzo Vecchio

Vinci e Firenze: la natura, la pittura… e la cucina

È in un casale di pietra fra i colli di Anchiano, sopra Vinci, che Leonardo nasce il 15 aprile 1452. Figlio illegittimo di ser Piero da Vinci e di una giovinetta, Caterina, forse al servizio di un ricco banchiere, cresce nella casa del nonno paterno, Antonio. Qui impara a scrivere specularmente, con la mano sinistra, comincia a disegnare ed esplora la natura, che sarà così importante per la sua pittura: gli uccelli, i fiori, i boschi, i corsi d’acqua. Oggi, a Vinci, la casa natale si visita come un piccolo museo intimo, dove la sua storia viene raccontata da un ologramma (a Leonardo sarebbe certo piaciuto). Per raggiungerla si può percorrere uno dei sentieri nella natura che Leonardo esplorava da bambino: uno dei più scenografici è la Strada Verde, che conduce alla Villa del Ferrale, dove si ammira la mostra ‘Leonardo e la pittura’, con riproduzioni di tutte le sue opere sparse per il mondo; un’esperienza da completare con la visita del Museo Leonardiano nel Castello dei Conti Guidi, con una collezione delle 48 sue geniali macchine e la bella mostra ‘Alle origini del genio’, senza dimenticare la Biblioteca Leonardiana, che conserva le copie di tutti i manoscritti del Maestro e dove si confronteranno quest’anno i più grandi esperti di Leonardo, e il Centro Leonardo da Vinci della Fondazione Rossana e Carlo Pedretti alla Villa Baronti-Pezzantini. Insomma, a Vinci il tempo sembra essersi fermato e la presenza di Leonardo è ovunque. Compresa una misteriosa, presunta ciocca di capelli del Maestro: una sorta di reliquia etichettata ‘Les cheveux de Leonardo da Vinci’, finita in una collezione americana e ora esposta alla mostra ‘Leonardo vive’ al Museo Ideale Leonardo da Vinci, e che potrebbe riservare sorprese nello studio del DNA.

Ha solo 13 anni, Leonardo, quando si trasferisce a Firenze. Suo padre si è sposato e vive in città, e il giovane Leonardo entra a bottega da Andrea del Verrocchio – presentato proprio in una mostra a Palazzo Strozzi, ‘Verrocchio, il maestro di Leonardo’ – e nella cerchia di artisti protetti da Lorenzo il Magnifico. Firenze ha un ruolo fondamentale per il Leonardo pittore. Qui dipinge tre capolavori, oggi conservati nella Galleria degli Uffizi: l’‘Annunciazione’, che realizza non ancora ventenne per la chiesa di San Bartolomeo a Monte Oliveto, il ‘Battesimo di Cristo’, su incarico di Lorenzo il Magnifico, e l’‘Adorazione dei Magi’. A Firenze dipinge anche la ‘Battaglia di Anghiari’, affresco per il Salone dei Cinquecento, incompiuto e andato perduto (una mostra e un percorso multimediale a Palazzo Vecchio ne ricostruiscono le vicende), oltre a ritrarre una delle più affascinanti dame fiorentine, Ginevra de’ Benci, e naturalmente la misteriosa ‘Gioconda’. Leonardo rimane a Firenze fino al 1482 (e ci ritornerà per periodi più brevi agli inizi del ’500), ma il rapporto con la città rimane saldo: a Palazzo Vecchio, la mostra ‘Leonardo e Firenze’ lo ricostruisce in occasione del Cinquecentenario. Ed è un po’ tutta la regione a rievocare la presenza del Maestro, così importante e varia, in un programma che si declina lungo tutto l’anno ed è intitolato ‘Leonardo in Toscana’ (il calendario completo degli eventi in questo link). Firenze è anche lo scenario di una curiosa avventura culinaria che vedrebbe proprio Leonardo protagonista. Mentre lavora per il Verrocchio, infatti, per arrotondare le entrate si dice – secondo un fantomatico e discusso ‘Codice Romanoff’ – che abbia fatto il cameriere alla Taverna delle Tre Lumache sul Ponte  Vecchio. Sicuramente, aveva una certa passione per il cibo, grazie, pare, al pasticcere sposato dalla madre Caterina. Così, nella primavera del 1473, per via della misteriosa morte per avvelenamento dei cuochi della taverna, passa in cucina. Dove pare sia fin troppo innovativo, con piccole porzioni, formine intagliate… quasi una nouvelle cuisine, per nulla gradita ai clienti. E sembra abbia progettato anche – e di queste ci sono disegni nel ‘Codice Atlantico’ – ‘macchine per la cucina’: tritacarne, trita-aglio (che curiosamente alcuni cuochi chiamano ‘il leonardo’) spiedi, lavatrici, schiaccianoci meccanici. Dimentica per qualche anno la tavola e torna dal Verrocchio, ma, quando nell’estate del 1478 la Taverna delle Tre Lumache viene distrutta da un incendio, abbandona di nuovo la pittura e, con il suo amico Botticelli, avrebbe aperto una locanda improvvisata – oggi potremmo definirla pop-up – Le Tre Rane di Sandro e Leonardo, insegne esterne dipinte una da Leonardo e l’altra da Botticelli. Vero, o una fake news creata ad arte? Sia come sia, anche questa esperienza non funzionò e Leonardo (come Botticelli), grazie al cielo, tornò a dipingere.

Vinci, ‘L’Uomo di Vinci’ e il Castello dei Conti Guidi

Milano, dove il pittore diventa geniale inventore

A 30 anni, nel 1482, Leonardo si trasferisce a Milano, al servizio di Ludovico il Moro, al quale scrive una famosa lettera presentandosi innanzitutto come architetto e ingegnere, nonché inventore di macchine da guerra e civili: proprio quello che occorreva per la difesa del Ducato milanese. Il che non impedisce certo a Leonardo di continuare anche a Milano la sua attività di pittore, e che pittore: sono del periodo milanese – un lungo soggiorno, prima fino al 1499, poi nuovamente dal 1506 al 1513 – la ‘Vergine delle Rocce’, conservata al Louvre, i ritratti delle amanti di Ludovico, Cecilia Gallerani ovvero la ‘Dama con l’ermellino’, oggi al Museo di Cracovia (ma dovrebbe arrivare alla Reggia di Venaria in autunno, per una mostra eccezionale), e Lucrezia Crivelli alias la ‘Belle Ferronière’, sempre al Louvre ma di Abu Dhabi, il ‘Ritratto di musico’, alla Pinacoteca Ambrosiana, e soprattutto l’‘Ultima Cena’, per il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie.

Castello Sforzesco, proiezione nella Sala delle Asse

Ma a Milano e nel Ducato Leonardo lascia anche testimonianze molto diverse, dal sistema di navigazione dei Navigli lombardi (studia i corsi delle acque pure a Pavia e a Vigevano), alle decorazioni per il Castello Sforzesco, con la Sala delle Asse appena restaurata. Al Castello il Maestro progetta feste spettacolari, come la Festa del Paradiso per le nozze fra Gian Galeazzo e Isabella d’Aragona, creando invenzioni sorprendenti. Non a caso Milano, la città dove è rimasto più a lungo, gli dedica un programma di celebrazioni che da maggio arriva fino a gennaio 2020: ‘Milano e Leonardo 500’, costantemente in progress, con la collaborazione di enti pubblici e privati ed esteso anche a Vaprio d’Adda e Vigevano, e con in più un ricco e curioso programma off. Evento centrale, la straordinaria riapertura al pubblico della Sala delle Asse al Castello Sforzesco di Milano, che rivela un pergolato di 16 alberi di gelso (in latino morus, allusione a Ludovico), progettato come un gigantesco trompe-l’oeil per trasformare la sala in un salone di rappresentanza del duca.

‘Allegoria dello specchio solare’, penna e inchiostro, 1490-1494 circa

Una decorazione leonardesca emersa durante i cantieri, una vera scoperta, da approfondire grazie alla scenografica installazione multimediale ‘Sotto l’ombra del Moro. La Sala delle Asse’. Leonardo qui ha sviluppato il suo concetto di imitazione della natura, creando un sottobosco, case e colline all’orizzonte, al di là degli alberi: una proiezione dalla stanza del duca al territorio da lui governato. E, nel Cortile delle Armi, ecco un vero pergolato di alberi di gelso, che riproduce ‘in natura’, scala 1:50, l’architettura vegetale pensata da Leonardo per la Sala delle Asse. Il Castello Sforzesco è un po’ il cuore delle celebrazioni, con la mostra ‘Leonardo e la Sala delle Asse tra natura, arte e scienza’, sul rapporto fra le decorazioni della Sala e altri maestri di ambito toscano, d’oltralpe e della stessa Milano, e il percorso multimediale ‘Museo virtuale della Milano di Leonardo’, che trasporta i visitatori nella città come doveva essere ai suoi tempi, compresa una mappatura visiva georeferenziata di quanto ancora si conserva di quei luoghi, fra musei, chiese ed edifici: un invito, una volta usciti dal Castello Sforzesco, a passeggiare per Milano alla ricerca dei luoghi di Leonardo. Palazzo Reale, per esempio, che ai tempi di Leonardo era il Palazzo Ducale.

Leonardo lo frequentò certamente durante il suo soggiorno milanese, e ora sono proposte tre mostre per celebrarlo: ‘Il meraviglioso mondo della natura’, su come Leonardo ha rappresentato la natura in Lombardia; in autunno, l’esposizione de ‘La Cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento’, ovvero la copia del ‘Cenacolo’ di Leonardo, realizzata ad arazzo fra il 1505 e il 1510 su commissione di Luisa di Savoia e di suo figlio Francesco, il futuro re Francesco I, e donata nel 1533 a Papa Clemente VII (esce per la prima volta dai Musei Vaticani per il Cinquecentenario, prima per una mostra in Francia, al Clos Lucé – ne parliamo più avanti – e poi per raggiungere Palazzo Reale). Sempre a Palazzo Reale, il collettivo di artisti Studio Azzurro realizza il percorso immersivo e interattivo ‘Leonardo enciclopedico contemporaneo’, fra macchine leonardesche e tecnologie all’avanguardia.

Studio Azzurro, ‘Leonardo enciclopedico contemporaneo’, rendering

Al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, dedicato a Leonardo, da non perdere la ‘Leonardo da Vinci Parade’, che fa dialogare i modelli storici delle sue invenzioni con gli affreschi di pittori lombardi del XVI secolo, in un insolito accostamento fra arte e scienza. All’Ambrosiana, che custodisce nella biblioteca il famoso ‘Codice Atlantico’, la più ricca raccolta di scritti, appunti e disegni di Leonardo, è in programma una serie di mostre eccellenti incentrate proprio sui segreti del ‘Codice’, mentre al Museo Poldi Pezzoli arriva in autunno dall’Ermitage di San Pietroburgo la ‘Madonna Litta’, dipinto quasi certamente di Leonardo, per la mostra ‘Intorno a Leonardo. La Madonna Litta e la bottega del maestro’, in un confronto fra il dipinto e altre opere eseguite dagli allievi.

Alla Fondazione Stelline – dove Andy Warhol realizzò nel 1987 la sua ultima serie ‘The Last Supper’ come omaggio al ‘Cenacolo’ – la mostra ‘L’Ultima Cena dopo Leonardo’ proporrà una rilettura contemporanea dell’affresco con il contributo di importanti artisti, da Wang Guangyi ad Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo, Yue Minjun e Nicola Samorì. E poi convegni, eventi: Milano è in gran spolvero per celebrare Leonardo. Fra i molti appuntamenti, ricordiamo ancora qualche chicca più curiosa, come le installazioni, sparse per la città fino a ottobre, del ‘Cavallo di Leonardo’, imponente monumento equestre a Francesco Sforza, padre del duca Ludovico, opera mai realizzata dal Maestro: un’app con contenuti di realtà aumentata permetterà al pubblico di inquadrare il ‘Cavallo di Leonardo’ (una versione contemporanea sta davanti all’Ippodromo di San Siro) e i cavalli dislocati in città, attivando contenuti interattivi esclusivi su Leonardo e sugli artisti che hanno realizzato le riproduzioni.

Ippodromo, ‘Cavallo di Leonardo’, 2018

Ma Leonardo è anche al cinema, con tre film: ‘Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile’, diretto e interpretato da Massimiliano Finazzer Flory e tratto dall’omonimo spettacolo teatrale, ‘Leonardo Cinquecento’, film documentario per la regia di Francesco Invernizzi, e ‘Io, Leonardo’, con Luca Argentero protagonista. Infine, un itinerario turistico milanese dà l’opportunità di seguire le sue tracce, dall’Ippodromo di San Siro al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, dal ‘Cenacolo’ alla Vigna di Leonardo, proseguendo verso il Castello Sforzesco e la Pinacoteca Ambrosiana (programma completo qui). Mentre da Villa d’Adda a Imbersago è possibile salire sul Traghetto di Leonardo, imbarcazione realizzata sulla base dei suoi disegni conservati alla Royal Library di Windsor.

Roma, l’ultima residenza italiana

Nel settembre del 1514 Leonardo si trasferisce a Roma, al servizio di Giuliano de’ Medici, fratello del papa Leone X, che gli offre un alloggio negli appartamenti del Belvedere al Vaticano. Nel soggiorno romano il Maestro si dedica a studi scientifici e di anatomia, progetta il prosciugamento delle Paludi Pontine e la risistemazione delle fortificazioni del porto di Civitavecchia, lavora a un sistema di specchi ustori. Dipinge alcune opere, andate perdute. Ma il 17 marzo 1516 Giuliano de’ Medici muore improvvisamente, Leonardo cerca invano di ottenere la protezione del pontefice, propenso piuttosto verso i più giovani Michelangelo e Raffaello.

Questa volta sceglierà di lasciare l’Italia per trasferirsi in Francia. Anche la capitale celebra Leonardo, con il nuovo museo multimediale Leonardo da Vinci Experience,un percorso immersivo fra le riproduzioni di 50 macchine realizzate su progetto di Leonardo e dei dipinti più famosi a grandezza naturale, e il Museo Leonardo da Vinci all’interno della Basilica di Santa Maria del Popolo, in piazza del Popolo. Ma l’evento dell’anno è la mostra ‘Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza’ alle Scuderie del Quirinale, che riassume tutta la sua attività, fino al periodo romano, dal punto di vista tecnologico e scientifico, e analizza la nascita del mito di Leonardo.

«Qui Leonardo sarai libero di sognare, di pensare e di lavorare»: i tre anni in Francia

È con questa promessa che Francesco I convince Leonardo a seguirlo in Francia. Il Maestro aveva conosciuto il re francese nel 1515 a Bologna. E, a 64 anni, decide di partire alla volta di Amboise. Un viaggio lungo e difficile con i mezzi dell’epoca: quasi 2mila chilometri da Roma alla Valle della Loira. Lo accompagnano il pittore Francesco Melzi d’Erile Battista de Villanis, fedele domestico. Leonardo porta con sé, oltre ai taccuini di appunti e disegni, tre capolavori: ‘Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino’, il ‘San Giovanni Battista’ e la ‘Gioconda’. Si sa molto poco di quel viaggio, e del suo itinerario, durato almeno due mesi: quel che è certo è che in autunno Leonardo è già nella Valle della Loira, ad Amboise, nel Castello Reale. Francesco I lo nomina ‘primo pittore, architetto e ingegnere’, gli offre una pensione di 700 scudi d’oro all’anno e il Manoir du Cloux, oggi Clos Lucé. Ed è proprio qui, nello scenografico Castello di Amboise e nell’intimo, piccolo manoir di mattoni rosa e tufo del Clos Lucé, che si ritrova lo spirito di Leonardo.

Il primo è il castello di rappresentanza, maestoso, circondato da giardini, sospeso sulla Loira. Un collegamento sotterraneo (e il re lo percorre spesso per raggiungere Leonardo, che chiama affettuosamente mon père, padre mio) lo unisce al Clos, dove Leonardo vive e dove ha la sua camera, lo studio al pianterreno, la biblioteca, la cucina dove la domestica Mathurine gli prepara zuppe di verdura (il Maestro era sostanzialmente vegetariano). Qui Leonardo immagina grandi feste per il re, crea automi ed effetti speciali sonori e luminosi, inventa progetti irrealizzati, da una città ideale rinascimentale, Romorantin, a una rete di canali e chiuse per collegare la Valle della Loira al Lionese e di lì all’Italia, fino al prosciugamento delle paludi della Sologne. Oggi il Clos Lucé racconta tutta la genialità di Leonardo. Nel piano interrato quattro sale presentano i modelli delle sue invenzioni. E nel parco si ammirano 40 grandiose tele traslucide, riproduzioni dei suoi quadri sospese agli alberi, a creare suggestioni magiche fra pittura e natura, e una ventina di riproduzioni giganti delle invenzioni più famose. Al fondo del parco, anche un ristorante, dove gustare ricette rinascimentali e leonardesche. Per il Cinquecentenario, inoltre, molti eventi celebrano il Maestro e fanno rivivere il suo tempo. Ad Amboise con l’histopad, tecnologia di ultima generazione, è possibile vedere gli interni del Castello com’erano nel ’500 e come li ha visti Leonardo, grazie a ricostruzioni in 3D. Ed è visitabile la grande mostra ‘1519, morte di Leonardo da Vinci: la costruzione di un mito’, che ruota attorno al monumentale dipinto (280×357 cm) di François- Guillaume Ménageot ‘La morte di Leonardo da Vinci’: un’esposizione incentrata sul rapporto tra Francesco I e Leonardo, e sulla nascita di un mito al servizio dell’immagine della monarchia francese nel XVI secolo. Al Clos Lucé è esposta invece la mostra ‘La Cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento’, ovvero la copia del ‘Cenacolo’ realizzata ad arazzo e proveniente dai Musei Vaticani (in autunno andrà a Milano, come abbiamo visto).

Ma è tutta la Valle della Loira a rievocare Leonardo e il Rinascimento, con il ricco programma di eventi (ben 700) Viva Leonardo. A Chambord, grandioso, 440 stanze, quasi una città in versione castello, la mostra ‘Chambord 1519- 2019: dall’utopia all’opera’ presenta l’architettura dell’edificio e il ruolo di Leonardo nella progettazione. Qui – Chambord è un castello misterioso, di cui si ignora l’architetto costruttore e la cui prima pietra viene posta proprio nel 1519 – è stata realizzata la famosa scala a doppia rivoluzione inventata da Leonardo. Una ventina di laboratori d’architettura trasformeranno poi virtualmente il castello in un’utopia architettonica del XXI secolo. Stesso spirito di tributo contemporaneo al Maestro al Castello del Rivau, con la mostra ‘Omaggio a Leonardo e al Rinascimento’, che traspone in arte contemporanea l’eredità del genio vinciano. E poi concerti, balli, banchetti… E per tutta la Valle, dal 15 agosto al 15 settembre, lo spettacolo digitale itinerante ‘Viva Leonardo da Vinci, 500 anni di Rinascimento’, che tocca le città di Bourges,Orléans, Blois, Chambord, Tours, Amboise. Infine, una scoperta inattesa: anche la vita di Ludovico il Moro si è conclusa nella Valle della Loira. Fatto prigioniero dai francesi, il duca protettore di Leonardo venne incarcerato nella fortezza reale di Loches, dove morì. Una mostra, ‘Ludovico Sforza, un mecenate in prigione’, rievoca la vicenda. Ultimo atto, andare a visitare al Castello di Amboise la tomba del Maestro. Che fu sepolto nella collegiale di Saint-Florentin, poi distrutta nell’800. I suoi resti si trovano oggi nella piccola cappella gotico flamboyant di Saint-Hubert, sulla pietra tombale il suo nome, in lettere maiuscole e in italiano: Leonardo da Vinci.

Château d’Azay-le-Rideau
© Léonard se Serres

Parigi, storia di tre capolavori

‘Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino’

Il Museo del Louvre ospiterà dall’autunno una grande mostra dedicata a Leonardo, che ha l’obiettivo di riunire, attorno alle cinque grandi opere pittoriche possedute dal museo e al fondo di disegni, un nucleo di dipinti provenienti un po’ da tutto il mondo. Ma in attesa della mostra – e di scoprire quante opere di Leonardo arriveranno effettivamente a Parigi – al Museo possono essere ammirati proprio i tre capolavori che Leonardo portò con sé dall’Italia quando partì nel 1516 alla volta della Valle della Loira. E la loro storia è davvero speciale. La tela ‘Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnellino’ venne probabilmente dipinta da Leonardo a Milano prima del 1513 e portata ad Amboise per donarla a Francesco I. Il cardinale Luigi d’Aragona la vide durante una visita a Leonardo al Clos Lucé nel 1517. Poi, l’opera scomparve misteriosamente e venne fortunosamente ritrovata dal cardinale Richelieu a Casale durante la guerra del Monferrato. Fu Richelieu a offrirla al re di Francia Luigi XIII e, nel 1801, passò dalle collezioni reali al Louvre.

‘San Giovanni Battista’

Il ‘San Giovanni Battista’ – anche di quest’opera il cardinale d’Aragona dà testimonianza nella relazione dell’incontro avuto con Leonardo al Clos Lucé – fu probabilmente lasciato da Leonardo in eredità al suo allievo prediletto (e forse amante) Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì (il diavolo), personaggio discusso, che la vendette al re Francesco I. Ricompare poi nel 1630 fra i beni di Roger Duplessis de Liancourt, ciambellano del re di Francia Luigi XIII presso la corte di Carlo I d’Inghilterra, al quale viene ceduta. Ma il re perde il trono (e la testa) nel 1649 e il parlamento inglese vende all’asta i suoi beni: il ‘San Giovanni Battista’ viene acquistato da due collezionisti francesi, Cruso e Térence, che lo rivendono al mercante d’arte tedesco Everhard Jabach. È da lui che lo acquistano gli emissari del re di Francia Luigi XIV: nel 1666 il dipinto è nelle collezioni reali, e da qui arriva al Louvre. Infine, la storia più avventurosa: quella della ‘Gioconda’, l’opera-ossessione di Leonardo, che continuò a ritoccarla per anni. Presunto ritratto di Lisa Gherardini, Monna Lisa, commissionato dal marito Francesco del Giocondo e mai ultimato, viene portato da Leonardo in Francia.

‘Monna Lisa’

Probabilmente anche quest’opera viene lasciata in eredità al Salaì, venduta a Francesco I, trasferita al Castello Reale di Fontainebleau e, con Luigi XIV, spostata a Versailles e da qui al Louvre. Assoluta fake news, quindi, che sia stato Napoleone a portarla in Francia: vero è, però, che l’imperatore per qualche tempo se la tenne in camera da letto, per poi farla tornare al museo. Clamoroso il furto del quadro avvenuto nel 1911, autore l’imbianchino Vincenzo Peruggia, di Dumenza, vicino a Luino, che voleva restituire l’opera all’Italia: lavorava al museo, di notte si chiuse in uno sgabuzzino del Louvre e al mattino uscì tranquillamente con il quadro sotto il paltò. Se lo tenne sotto il letto della sua pensione a Parigi (oggi Hotel Da Vinci), lo portò a Luino, cercò di venderlo a Firenze all’antiquario Alfredo Geri. All’appuntamento nella stanza n. 20 dell’Hotel Tripoli (poi, va da sé, Hotel Gioconda), Geri arrivò con il direttore degli Uffizi: quadro recuperato, Peruggia arrestato (ma se la cavò con soli sette mesi e 15 giorni di prigione, il patriottismo fece presa sulla giuria). La ‘Gioconda’ fu riportata a Parigi nel 1914 ed entrò nel mito. Sarebbe ritornata in segreto nella Valle delle Loira (a Chambord e ad Amboise) per sfuggire ai nazisti (vicenda raccontata dal film ‘Monuments Men’), per poi venir riportata al Louvre nel 1945. Da qui si sarebbe allontanata solo altre due volte: nel ’62 per una tournée negli Stati Uniti e nel ’74 per essere esposta a Tokyo e Mosca. Poi sempre al Louvre, protetta dai numerosi tentativi di danneggiamento da una teca d’avanguardia, realizzata da una vetreria italiana, Goppion di Milano. Tout se tient.

(Foto ARCHIVIO)