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#iosonotorino

di Luca Beatrice

1988 – 2018, trent’anni di Torino. Il punto di vista

Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti della vita cittadina di questi anni, la loro opinione sul passato, sul presente, sul futuro di Torino. Un’occasione per fermarsi a riflettere su ciò che è stato e ciò che potrà essere. 

La testimonianza di Luca Beatrice, docente di Storia dell’Arte all’Accademia Albertina e allo IAAD di Torino, critico d’arte e curatore. Nel giugno di quest’anno ha lasciato, dopo 8 anni, la direzione del Circolo dei lettori.

Come ha visto cambiare Torino negli ultimi 30 anni?

Trent’anni è un periodo lungo e i cambiamenti sono stati tanti, il più significativo sicuramente quello accaduto negli anni ’90 con la prima grande crisi della Fiat. Successivamente la città ha provato a reinventarsi e investire su cultura e turismo fino ad arrivare al 2006. Quello che è interessante, al di là del tempo, è che non ha mai perso la vocazione sperimentale, ha investito molto nella ricerca, anche quando non era portata a regime. Sono tante d’altronde le avanguardie che sono nate qui. 

Quello che è interessante è che Torino non ha mai perso la vocazione sperimentale, ha investito molto nella ricerca, anche quando non era portata a regime

Come la immagina nel futuro?

‘C’era una volta il west’ incontra ‘Il futuro non riguarda più noi due’. Mi spiego meglio: il futuro se lo costruiranno i ragazzi e spero che avranno abbastanza coraggio da rimettere in discussione l’attuale immagine di città, riprogettandola secondo il loro modo di vivere. Non saremo noi ma loro i protagonisti di una nuova Torino. Io mi accontento di quello che ho.

Un aneddoto degli ultimi 30 anni…

Certamente l’inaugurazione dello Juventus Stadium. Ha rappresentato una grande svolta per la città, per la squadra, per un’identità di popolo, il popolo bianconero, al di là di tutte le vittorie. Aggiungo poi il mio ritorno a Torino dopo 8 anni vissuti a Roma: tornare è stato per me riscoprire che in fondo questa città era abbastanza a mia immagine e somiglianza. Mi sono reso conto che la mia non è stata una scelta di comodo ma totalmente ponderata, perché sono sempre stato collegato a questo ambiente, questi colori, questo ‘respiro asmatico della metropoli’. Una scelta accettata senza rimpianti.

 

 

Questa e altre 61 testimonianze

sul numero dei 30 anni di Torino Magazine.

Li ringraziamo tutti, da chi ha premuto più sui tasti del cuore e dell’emozione a chi ha messo l’accento sulle vicende storiche e sui progetti.

 


«Proviamo ad osare»
Leggi l’opinione di Luca Beatrice, maggio 2020.