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#iosonotorino

di Marcello Montanaro

1988 – 2018, trent’anni di Torino. Il punto di vista

Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti della vita cittadina di questi anni, la loro opinione sul passato, sul presente, sul futuro di Torino. Un’occasione per fermarsi a riflettere su ciò che è stato e ciò che potrà essere. 

La testimonianza di Marcello Montanaro, medico chirurgo specializzato in oftalmologia.

Come ha visto cambiare Torino negli ultimi 30 anni?

Torino è una donna, che si riteneva efficiente e laboriosa, un po’ riservata e demodé, e che si è resa consapevole di essere bella. Nello stupore di coloro che la osservano, ed in primis di se stessa, ha cambiato un po’ il suo modo di camminare, di atteggiarsi, il trucco. D’altronde, il nostro understatement ci protegge dalla cafonaggine, ma di troppo understatement si muore. Quindi in questi trent’anni la nostra città ha scoperto l’orgoglio di se stessa, un po’ sopito, fra memorie perdute ed un po’ di autocommiserazione. Si è ricordata di quando, nel 1848, un giovane re, a capo di un piccolo stato marginale, si è messo alla testa delle idealità nazionali e ha mosso guerra al più importante esercito di terra europeo, quello austriaco. Che poi l’Italia non sia stata all’altezza dei nostri desideri è un altro conto. Ma ricordiamoci che da Palazzo Carignano e da quella sparuta cerchia di politici liberali è partito il coraggio di osare quello che sembrava, e poi è stato, impossibile. Ma che non si sarebbe realizzato, dieci anni dopo, senza quel primo tentativo. Quindi riscopriamo la fiducia nelle nostre volontà, richiediamo a noi stessi, in primis, di eccellere in ciò che facciamo. Ma non solamente per il nostro personale interesse. Anche per il puntiglio di fare le cose per bene. Perché da sempre, a Torino, si cerca in questo di essere migliori degli altri. Ma con più ambizione che arrivismo.

Torino è una donna, che si riteneva efficiente e laboriosa, un po’ riservata e demodé, e che si è resa consapevole di essere bella

Come la immagina nel futuro?

Ritengo che il futuro della nostra città debba essere nella ricerca della conoscenza e delle eccellenze. La vocazione manifatturiera di massa difficilmente potrà tornare ai fasti dei decenni passati. Oggi probabilmente le prime industrie della città sono il Politecnico e l’Università. Le decine di migliaia di giovani che da altre regioni giungono a Torino per formarsi, e possibilmente fermarsi in questo tessuto sociale, rappresentano un orgoglio, ed un antidoto al depopolamento. Facciamo di tutto per aumentare la nostra attrattività. Venendo alla mia professione, ritengo che la realizzazione della nuova Città della Salute sia un progetto prioritario per una ulteriore qualificazione della città. La nostra formazione medica d’eccellenza deve avere spazi adeguati per proiettarsi come assistenza e come ricerca nel futuro, che in campo medico come nella società, corre così veloce da essere in poco tempo già il passato.

Un aneddoto degli ultimi 30 anni…

Io di professione sono oculista, ma per un tempo breve e confinato della mia esistenza sono stato anche uno scrittore dilettante. Quando stavo per pubblicare la ‘Rinuncia’, il mio primo romanzo, ho riflettuto a quale scopo benefico avrei potuto destinare i proventi dei diritti d’autore. Così mi è venuto in mente il Sermig, che conoscevo solo di nome e per le opere da esso realizzate. È nata una amicizia con Ernesto Olivero, ed una collaborazione affettuosa. Il Sermig, come da specifiche sabaude, è una grande realtà che in maniera efficiente, organizzata ed accogliente continua la tradizione ottocentesca delle grandi opere sociali della città. Il passato si continua nel futuro.

 

 

Questa e altre 61 testimonianze

sul numero dei 30 anni di Torino Magazine.

Li ringraziamo tutti, da chi ha premuto più sui tasti del cuore e dell’emozione a chi ha messo l’accento sulle vicende storiche e sui progetti.