Siamo stati da Tait Gallery, in via San Quintino 1, a scoprire la nuova mostra in esposizione, ovvero Nulla è perduto nonostante l’oblio di Ciro Palumbo. Lo diciamo subito: è stato un bel viaggio; condotto peraltro magistralmente da Valter Fiorio (direttore), Elisa ed Elena.

Cosa abbiamo visto? Abbiamo gustato la poetica matura di un autore, Ciro Palumbo (Zurigo, 1965) che in questa esposizione ha messo trent’anni di esplorazioni e una sensibilità in costante evoluzione. Il Palumbo che abbiamo osservato qui da Tait Gallery vibra di tutto il suo grande amore per i pittori della Metafisica, ricorda infatti de Chirico o Carrà, ma riesce sempre a inserire la propria voce all’interno di ogni opera.

Nello specifico Nulla è perduto nonostante l’oblio è un dialogo con un altro grande maestro, Mario Sironi (di cui sono presenti ben due opere), e con la sua poetica delle periferie, quella cupa e grigia del Dopoguerra, in cui l’artista italo-svizzero porta però i suoi leitmotiv: il gioco, il viaggio, la natura vista come creazione e speranza. Non a caso rispetto a Sironi il colore è assolutamente predominante, ma non è mai “paesaggistico” o raffigurativo di ambienti: è una voce e come tale racconta, senza risparmiare critiche all’umanità. Soprattutto verso tematiche particolarmente ingombranti, una su tutte la guerra, di cui Sironi raccontava il post, la devastazione, e di cui invece Palumbo racconta l’indifferenza, pericolosa e mai troppo affrontata.
Insomma, come la sua arte e i suoi personaggi, la poetica di Ciro Palumbo continua a viaggiare ed evolvere, senza sosta (si fermerà mai?), e nonostante riporti spesso elementi già presenti nel suo background, riesce anche in questa mostra a stupire con l’ennesima evoluzione personale. E non lo diciamo perché ne siamo particolarmente esperti, ma perché abbiamo sfogliato un catalogo a lui dedicato, e i topoi così come le innovazioni sono abbastanza evidenti.
Insomma, vi abbiamo raccontato tanto di questa bella mostra di Tait Gallery dedicata a Ciro Palumbo, ma non vi diciamo tutto, anche perché potete visitarla fino al 27 aprile. Il consiglio è sicuramente di farvi guidare dal team di Tait perché attraverso gli occhi di una guida è tutto decisamente più limpido (lo è stato anche per noi).

Tait Gallery dunque, la creatura di Simone Lo Iudice e Lorenzo Palumbo (fondatori), e di tutta la squadra (compresi Valter Fiorio e Matteo Scavetta, fondamentali per l’allestimento di questa mostra), si conferma un luogo di cultura fresco e dinamico, in cui scoprire esposizioni affascinanti… in attesa delle prossime!
