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Cultura

Push the Limits alla Fondazione Merz

17  tra le voci femminili più rappresentative della ricerca artistica internazionale declinano con le loro opere l’idea di limite. E il concetto stesso del suo superamento

La Fondazione Merz riapre i suoi spazi al pubblico e presenta il nuovo progetto espositivo ‘Push the limits’, curato da  Claudia Gioia e Beatrice Merz, per raccogliere le voci di 17 artiste: Rosa Barba,  Sophie Calle,  Katharina Grosse,  Shilpa Gupta,  Mona Hatoum,  Jenny Holzer,  Emily Jacir,  Bouchra Khalili,  Barbara Kruger, Cinthia Marcelle, Shirin Neshat, Maria Papadimitriou, Pamela Rosenkranz, Chiharu Shiota, Fiona Tan, Carrie Mae Weems e Sue Williamson.

Il titolo scelto è una vera e propria dichiarazione d’intenti. ‘Push the limits’ chiarifica fin da subito la volontà di indagare la capacità dell’arte di porsi costantemente al limite per spostare l'asse del pensiero, della percezione e del discorso, immettendo nuovi elementi nel sistema; dire sì o no quando la ‘normalità’ esita; evidenziare quello che è suggerito nel presente e non rimanere fermi. Le artiste hanno colto quest’occasione per riaffermare l‘urgenza di liberare l’infinità dei possibili.

Ma quali sono questi limiti da spingere via? Culturali, geografici, identitari, sessuali, sociali e di visione. Ogni fase storica ne ha conosciuti e forse oggi il più grande e che li raggruppa tutti è la mancanza di un linguaggio capace di raccontarli per superarli. Ecco quindi che la pratica artistica ci torna ancora in aiuto poiché è costitutivo dell’arte operare lo sconfinamento tra i linguaggi, le immagini, i saperi e oltrepassare ora strabicamente, ora frontalmente, il proprio tempo e la storia. Ogni opera in mostra è una spinta in avanti in uno spazio in cui i codici correnti di comportamento sono sospesi e la trasformazione diviene possibile; dove il come se e la quasi realtà consentono un flusso di più visioni e vocabolari rapportandoli a modi differenti di vivere, sperimentandoli e trovando nuovo senso.

Installazioni di grandi dimensioni concorrono alla definizione di una scrittura espositiva in grado di restituire al visitatore un'esperienza di senso totalmente immersiva tra atmosfere, suoni, parole, tessiture materiche e cromatiche differenti. Dalla dimensione politica a quella simbolica, dall’ispirazione filosofica a quella poetica: l’allestimento sintetizza visivamente l’urgenza espressiva del nostro tempo e che invita il visitatore a definire una propria traiettoria in questo paesaggio continuo.