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#iosonotorino

di Pier Franco Quaglieni

1988 – 2018, trent’anni di Torino. Il punto di vista

Abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti della vita cittadina di questi anni, la loro opinione sul passato, sul presente, sul futuro di Torino. Un’occasione per fermarsi a riflettere su ciò che è stato e ciò che potrà essere. 

La testimonianza di Pier Franco Quaglieni, docente e saggista di Storia Contemporanea, direttore del Centro Pannunzio.

Come ha visto cambiare Torino negli ultimi 30 anni?

Torino è certamente cambiata e non poteva accadere diversamente. Che sia cambiata totalmente in meglio, ho qualche dubbio. Le periferie urbane sono molto degradate e invivibili, il centro ha perso molti punti di eccellenza. Torino non è più la città dove amo vivere e lavorare: Milano ha oscurato Torino. I tempi del MITO sono lontani. Ha prevalso nettamente il MI rispetto al TO. Purtroppo l’effetto Olimpiadi è ormai un ricordo lontano. Le case olimpiche occupate dai migranti rendono bene l’idea della differenza tra oggi e il 2006. Se poi guardo al settore di cui mi occupo, la cultura, constato che la libera cultura stenta a vivere, anzi viene ostacolata. Esistono delle concentrazioni, lautamente finanziate, che addirittura minacciano il pluralismo e il tessuto culturale della città.

Spero che Torino si riprenda, che abbia in futuro amministratori capaci, lungimiranti, intraprendenti come alcuni grandi sindaci del passato

Come la immagina nel futuro?

Spero che Torino si riprenda, che abbia in futuro amministratori capaci, lungimiranti, intraprendenti come alcuni grandi sindaci del passato. Dopo la fine di Torino – Detroit è difficile immaginare una città futura. Una Torino senza industria che viva di turismo e di terziario, non può essere una grande città. Torino, ad esempio, non potrà mai competere con le città d’arte. Non mi sembra, se escludiamo la Reggia di Venaria e il Museo Egizio, che abbia delle attrazioni così forti e significative. Non ha neppure una struttura alberghiera e di ristorazione capace di accogliere in modo adeguato un alto numero di visitatori. Se guardo al presente, non posso avere fiducia nel futuro.

Un aneddoto degli ultimi 30 anni…

I ricordi sono molti, sono cinquant’anni che sono impegnato nel campo della cultura con il Centro ‘Pannunzio’ e non solo. Tra i tanti ne scelgo uno: una sera accompagnavo a casa Norberto Bobbio che era venuto, com’era solito fare, al Premio Pannunzio, quell’anno conferito a Claudio Magris. Gli dissi che il prossimo anno avremmo desiderato conferirlo a lui. Mi ringraziò, ma mi disse che alla sua età non si doveva cedere alle lusinghe e alla vanità dei riconoscimenti, ma che bisognava rimanere austeri. Capitò che un noto giornalista, per ottenere quel Premio, cercò persino di smuovere il presidente Ciampi. Quella di Bobbio fu una lezione di vita sobria, tutta piemontese, che conservo cara, come carissimo è il ricordo del Maestro. I nuovi Bobbio stento a vederli, ma forse sono troppo pessimista.

 

 

Questa e altre 61 testimonianze

sul numero dei 30 anni di Torino Magazine.

Li ringraziamo tutti, da chi ha premuto più sui tasti del cuore e dell’emozione a chi ha messo l’accento sulle vicende storiche e sui progetti.

 


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