Il rapporto Italia Eurispes 2024, tra i tanti dati analizzati e presi in esame, sottolinea come 7 giovani italiani su 10 considerino valida l’opzione di andare a vivere e lavorare all’estero. Un dato molto più rilevante rispetto anche solo a vent’anni fa. Un dato che evidenzia una certa sfiducia nel sistema Italia, soprattutto dal punto di vista della capacità di avvio al lavoro. Ma, nonostante questa statistica, sempre il rapporto Eurispes evidenzia come allo stesso tempo il 70% dei giovani intervistati si consideri fiducioso nei confronti del futuro. Un futuro in cui, sempre da report, i valori fondamentali da tutelare saranno democrazia (90,6%), salute (85,9%) e stabilità economica (83%), con buona pace di voci più tradizionali e “territoriali” come religione e patriottismo (35-40%).
In tutto questo, le scuole che ruolo hanno e in che modo possono incidere?
Togliendoci fin da subito dal contesto accademico pubblico, abbiamo deciso di interfacciarci alla case history di Scuole Vittoria, uno dei maggiori riferimenti torinesi in ambito di licei internazionali, per analizzare al meglio soprattutto il tema della prospettiva alunno-mondo. Per farlo, abbiamo interpellato un ragazzo diplomato al Vittoria che oggi lavora tra Italia e altri Paesi europei.
Quanto è stato importante il passaggio alle Scuole Vittoria?
«Sicuramente è stato importante, non direi decisivo, anche perché una delle eredità che più mi è stata trasmessa è la volontà di scegliere un percorso sempre personale».
Dopo il liceo cosa hai fatto?
«Ho studiato e mi sono laureato a Londra. Non avrei potuto farlo senza il Vittoria probabilmente».
E oggi?
«Lavoro tra Italia, Germania e Svezia. Si tratta di un’occupazione molto dinamica».
Non preferiresti qualcosa di più sedentario?
«Assolutamente no, il mio mercato del lavoro è potenzialmente ovunque, mi interessa cercare di svolgere un lavoro che mi interessi, che rispecchi quello che ho studiato, che mi tenga connesso con il mondo. Anche se non è sempre facile…».
Consiglieresti il tuo liceo a un ragazzo che oggi si trova di fronte a questa scelta?
«Consiglio di scegliere, in generale, un insegnamento che apra verso il mondo e non chiuda su sé stessi. Una scuola che insegni che fuori è pieno di opportunità e non di problemi. Credo sia questo il ruolo principale oggi di un liceo, e per me è stato così».
