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Teatro

Signorina Felicita ovvero la felicità al Teatro Gobetti

Una personalissima interpretazione del celebre 'Salottino in disuso' di Guido Gozzano


In  una meticolosa opera di cucitura e adattamento di citazioni gozzaniane, la protagonista di 'La signorina Felicita ovvero la felicità' esce dalle pagine del 'Salottino in disuso' del poeta piemontese per incarnarsi davanti al pubblico con una personalità insospettabile e il volto di Lorena Senestro.

Felicita è appartenuta davvero alla biografia del poeta, ma con un nome diverso. Nello spettacolo la ritroviamo nel salotto della sua casa centenaria, imprigionata dai ricordi e anch’essa 'in disuso', sempre nubile, in compagnia del cucù e del mobilio che assumono, come fantasmi, proporzioni smisurate. Immobilizzata nel tempo sospeso dell’attesa, spera nel ritorno di Guido. Ma lui non tornerà più, stroncato a trentadue anni dalla tubercolosi, è vivo solo nei ricordi di giovinezza di Felicita. Un'esistenza di provincia, spesa in compagnia del padre 'quasi bifolco' e ravvivata dall’emozione degli incontri con Guido, il poeta vagabondo, suo primo e forse unico innamorato.

Gozzano si presenta allo stesso tempo come scrittore e come personaggio, a metà strada, come aveva avuto modo di sottolineare Eugenio Montale, tra antico e nuovo, tra cultura romantico-verista e decadente, con le sue rime irripetibili in cui ritmo, suono, immagini, senso, si fondono mirabilmente, lasciando dietro di sé lo spettro di passeggiate e giardini, fondali torinesi, atmosfere e malinconie dettate dalla contemplazione del passato.