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Editoriale

di Guido Barosio

Torino da sognare

Torino, autunno 2018

Nel film ‘L’attimo fuggente’ di Peter Weir l’insegnante John Keating, interpretato da Robin Williams, provoca i suoi ragazzi salendo sulla cattedra: «Sono salito per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva». E il mondo può anche essere una città, la propria città, che siamo abituati a osservare sempre allo stesso modo, coi medesimi pregiudizi, amandola e criticandola sempre con le stesse parole. Torino è così: spesso uno stereotipo che rimproveriamo per il fin troppo celebre understatement, per il non saper osare, per il perdere le occasioni migliori e per non saper trattenere quelle già conquistate. Io invece sulla cattedra voglio restare per tutta la durata di questo editoriale, raccontandovi di un autunno che forse non avete visto.

In questo autunno soleggiato abbiamo avuto MITO, con decine di concerti di altissima levatura internazionale, una grande edizione di Terra Madre Salone del Gusto, i campionati mondiali di volley, la riapertura della Cupola del Guarini

Parto dall’estero, così nessuno mi può accusare di faziosità provinciale. Quest’estate la prestigiosa rivista francese Challenge’s (il top della stampa economica d’oltralpe) ha dedicato un numero speciale alle ‘città che fanno sognare’ e a come installarvisi dopo averle scelte. Bene, le mete evidenziate sono ventidue – tra le più note New York, Berlino, Londra, Tokyo, Madrid, Vienna, Sidney… – e di queste solo due italiane: Milano e Torino. Alla nostra città è dedicato il titolo ‘Torino si mette in moto con la cultura’ e il sommario segnala: «La città della FIAT è mutata in capitale delle arti e della cultura. Un luogo dove si fiancheggiano avanguardia e grandi classici». Il finale suona assai eloquente: «… una città dove il nutrimento del corpo si aggiunge a quello dello spirito. Torino austera? Voi state scherzando».

A questo punto potrei anche fermarmi, ma voglio dare alle parole di Bertrand Fraysse, autore del pezzo, un seguito oggettivo: in questo autunno soleggiato abbiamo avuto MITO, con decine di concerti, sempre affollati, di altissima levatura internazionale, una grande edizione di Terra Madre Salone del Gusto, i campionati mondiali di volley, la riapertura (finalmente!) della Cupola del Guarini. Non so se nel resto d’Italia è andata proprio così. E poi c’è il grande calcio, con l’arrivo in bianconero di Cristiano Ronaldo: un volano formidabile non solo dal punto sportivo, ma anche economico, emozionale e turistico, per non parlare delle ricadute in termini di immagine. Lasciando da parte le appartenenze calcistiche, l’arrivo di CR7 a Torino si delinea come una formidabile campagna di comunicazione spontanea, anche grazie ai milioni di follower del campione. Comunque vada, la stagione sarà un successo, anzi lo è già stato, basta saper osservare media e web alzando lo sguardo oltreconfine.

Nel numero autunnale di Torino Magazine, oltre al tributo a Cristiano Ronaldo con le splendide foto di Getty Images, proponiamo il questore Francesco Messina, il direttore generale del Mauriziano Maurizio Dall’Acqua e la città vista dal blog Le strade di Torino. I tre grandi servizi celebrano i nuovi scenari dell’arte contemporanea torinese, la prossima stagione del Teatro Regio e una Londra inattesa, capitale dei grandi sapori internazionali e del musical. Il quarto numero del nostro trentennale conferma la forza di un racconto metropolitano sempre curioso, internazionale per vocazione. Ora posso scendere dalla cattedra, la città vista da una diversa angolazione propone sempre le eccellenze che fecero dire a Umberto Eco: «Senza l’Italia Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Senza Torino l’Italia non sarebbe la medesima». Ma per ottenere risultati duraturi e tangibili servono progetti e visioni, però quelli, anche dalla cattedra, è difficile vederli. Senza, ci si affida alla speranza, che, priva di tattica e strategia, non garantisce vere opportunità, semmai alimenta ambizioni.

Troppo poco per la nostra ‘Torino da sognare’, dove la sostanza è un valore solido «ma che non sappiamo vendere», come segnala il collega Beppe Gandolfo nel suo ‘Sguardo d’autore’. E allora saliamo sulla cattedra, ma non restiamo solo a guardare.