Viaggio in Kenya

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Viaggio in Kenya

Kenya: la grande Africa a portata di mano

Con base a Watamu il fascino della ‘culla dell’uomo’ può essere esplorato anche in soli sette giorni. Quelli che si impiegano per ammirare la città perduta di Gede, le ‘spiagge affioranti’ dal blu dell’oceano, i big five di un grande parco nazionale, il canyon di Marafa dai colori primitivi e abbaglianti
L’Africa è immensa per definizione. Da sempre il continente dei viaggi, degli esploratori, del confronto col grandioso e col ‘differente’; il luogo dei colori, delle luci e delle genti, della fauna ancora selvaggia e degli spazi emotivamente e geograficamente imponenti. L’Africa è un continente che non restituisce mai il viaggiatore nelle medesime condizioni di spirito antecedenti alla partenza: seduce, abbaglia, qualche volta respinge, più sovente affascina senza rimedio. Questo è il luogo dove i concetti essenziali della vita – la morte e la sopravvivenza – hanno da sempre segnato il percorso degli uomini.

Fin dalla più remota antichità: perché, in questi scenari, l’Homo habilis (prima) e l’Homo erectus (dopo) ci separarono dagli altri primati. Molto probabilmente fu lungo la valle del Rif che i nostri antenati smisero di usare le zampe (quattro) per affrontare la savana sulle gambe (due), e fu sotto questo cielo che costruirono le prime abitazioni, le prime armi, i primi manufatti per combattere, cacciare, coltivare… Il Kenya, la Tanzania, l’Etiopia sono state la culla dell’uomo, da questa terra il nostro patrimonio genetico prese la via dell’Asia e dell’Europa per colonizzare il mondo intero. Forse, inconsapevolmente, questo percorso contribuisce a quella struggente magia che ci riporta all’intimo e al profondo, al semplice e all’ancestrale; uno stato d’animo che fa osservare tramonti, altopiani, spiagge, foreste, genti con occhi diversi, con sguardo semplice e diretto, provando emozioni forti e sempre nuove.

Il Kenya è una porta ideale verso tutto questo: ottimi i collegamenti, validissime e numerose le strutture, una cultura dell’accoglienza italiana consolidata negli anni. In particolare sulla costa – tra Mombasa, Watamu e Malindi – la nostra lingua è parlata, conosciuta, magari simpaticamente improvvisata dai nativi per i quali, col tempo, siamo diventati una risorsa preziosa grazie alla parola magica ‘turismo’. Ma negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato: alla fiducia è subentrato il timore, qualche volta una paura frutto di disinformazione e luoghi comuni, che vanno affrontati e combattuti con decisione. Da dove cominciamo? Con la parola più spaventosa lanciata dai media sul continente africano: Ebola. Senza nulla togliere alla terribile epidemia che ha colpito l’Africa Occidentale, va detto chiaramente che il suo epicentro si trova a oltre 6mila chilometri di distanza, dall’altro lato del continente, in località geograficamente più vicine (si fa per dire) a Roma che a Mombasa. Inoltre, storicamente, nessun keniota si è mai ammalato di Ebola neanche in passato. Concetto semplice, vero? Eppure, da oltre un anno, le prenotazioni sono scese verticalmente anche in paesi per nulla minacciati dal virus. Quindi – per essere franchi e diretti – una paura che non vale neanche la pena di commentare. Secondo timore – più subdolo e, per certi aspetti, più attuale – quello legato al terrorismo. Nei giorni del nostro viaggio, un comunicato della Farnesina invitava alla massima prudenza, parlando di tensioni e possibili pericoli nel paese, anche sulla costa, anche nelle località turistiche più frequentate. Ora, se da un lato va compresa la più rigorosa prudenza, altra cosa è trasmettere una sensazione di allerta lontana dalla realtà.In nessun momento abbiamo percepito tensioni o minacce; durante i numerosi spostamenti per il nostro reportage l’atmosfera è sempre stata tranquilla, i locali si sono costantemente dimostrati affabili e ospitali, le strutture ben sorvegliate e pronte ad accogliere i visitatori.

Certo, il terrorismo non annuncia i suoi progetti ed è utopistico prevederne le trame, ma oggi le località ‘calde’ sono altre, ed è persino troppo facile affermare che l’Europa (Italia compresa) può costituire un bersaglio non certo meno attraente di un paese africano vocato al turismo. Quindi – pur tenendo conto che il Kenya non è la Svizzera – questo è un viaggio che può essere affrontato in piena serenità, magari con l’avvertenza di optare per operatori affidabili, da tempo attivi sul territorio, sicuri e attendibili conoscitori della realtà locale. Se il ‘fai da te’ può offrire vantaggi in termini economici, la garanzia di un tranquillo soggiorno africano passa da nomi affermati e visibili, molto meno dal Far West della rete. La base del nostro reportage è stata Watamu, perla naturalistica sulla costa orientale del continente, tutelata da un Parco Nazionale Marino che offre spiagge candide, coreografici isolotti, un oceano che mette in scena tutte le possibili tonalità di blu, azzurro e turchese.

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2017-05-23T08:25:36+00:00