Negli ultimi 20 anni, quali sono i fattori che hanno inciso positivamente sul settore industriale piemontese dando occasione di mostrarsi, in molti casi, all’avanguardia e innovativo?
«Da sempre il Piemonte si è dimostrato fucina di grandi imprenditori, tali perché dotati di invidiabile capacità riflessiva e dunque capaci di prendere decisioni in modo coscienzioso. Non è una caratteristica scontata: forse fa parte della nostra indole di piemontesi, andiamo piano ma riusciamo a mantenere la nostra posizione nel tempo. E poi c’è il tessuto lavorativo fatto di persone appassionate, oneste, impegnate, insomma di grandi lavoratori. Credo che siano queste le due colonne portanti del successo della nostra industria».
Il “green”, per riportare un tema molto attuale, è un ambito su cui le imprese piemontesi stanno investendo così come i consumatori, perché entrambi sanno che, a fronte di qualche spesa in più, ne avranno benefici sul lungo termine
Oltre al capitale umano, c’è poi la propensione all’investimento…
«Certamente, ma come dicevo, sempre in modo ponderato. L’imprenditore tipo piemontese prima valuta la situazione, analizza, e poi investe. In tecnologia ad esempio, e in ricerca e sviluppo. Il “green”, per riportare un tema molto attuale, è un ambito su cui le imprese piemontesi stanno investendo così come i consumatori, perché entrambi sanno che, a fronte di qualche spesa in più, ne avranno benefici sul lungo termine. Lato aziende non sto parlando ovviamente di “greenwashing”, mero ambientalismo di facciata, ma di scelte concrete per sposare una politica di sostenibilità. Mi permetto di riportare il caso emblematico di Acqua Sant’Anna Bio Bottle: siamo stati la prima azienda a realizzare una bottiglia di acqua minerale rivolta al mass market realizzata con un biopolimero di origine vegetale, che si dissolve dopo l’uso separata dal tappo in meno di 80 giorni in siti di compostaggio industriale. Certo ha richiesto studi e costi, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Peraltro sono oltre 25 anni che cerco di spiegare come dovremmo copiare il modello estero e prevedere una cauzione, rimborsabile al cliente finale, su ogni bottiglia di plastica restituita. Ma l’Italia pare sorda a questo strumento. Non smetterò di ripeterlo: con il green si può guadagnare. Signori, parliamo di quasi 1 milione di euro all’anno di utile prodotto dal riciclo».
Nella sua azienda canalizzate l’acqua dei macchinari per riscaldare gli ambienti, usate ghiaccio secco al posto dei detergenti, costruite capannoni in legno: tutto in ottica green. Ma anche la componente umana ha un ruolo strategico nel successo di un’impresa…
«È risaputo come il mio approccio alle risorse umane sia chiaramente Olivettiano. Già mio padre era convinto che i suoi collaboratori fossero “il suo strumento migliore”. Sì, credo che chi investe nel personale non può che averne giovamento. Come Sant’Anna Spa nel 2022 abbiamo inserito quasi 800mila euro come premio in buste paga e ci stiamo focalizzando su politiche di welfare: corsi di educazione alimentare, sportello psicologico, lezioni per aiutare a pianificare il bilancio famigliare o gestire il TFR. Il mondo (e l’economia) può essere migliore se le persone hanno la possibilità di vivere bene e felici».
Quali sono i percorsi da intraprendere, per le imprese piemontesi, per mantenere i risultati raggiunti ed essere ancora più competitivi?
«Non essere mai totalmente soddisfatti del traguardo raggiunto e, quindi, cercare di migliorarsi continuamente. Le imprese devono puntare gli occhi anche oltre il proprio territorio, all’estero, per capire cosa si muove nel mondo e portare queste tecnologie o modi di operare a casa. Osservare non è copiare, ma cogliere opportunità andandole ad adattare al “gusto” italiano. In questo modo puoi essere il primo a proporre un’innovazione sul tuo mercato di riferimento, come è stato per noi lanciare l’acqua con il collagene (proprio in questi giorni ha debuttato sugli scaffali un’acqua con proteine e zinco, e anche una versione con limone e frutti rossi, senza zuccheri aggiunti, dedicata ai bambini, ndr). Per alcuni progetti ci vorrà più tempo, altri avranno riscontro immediato. Ma se ben pianificati, come sappiamo fare noi piemontesi, saranno un successo».
Ci sono secondo lei degli ostacoli che stanno limitando la crescita dell’economia piemontese?
«Da anni insisto sulla necessità di migliorare le vie di comunicazione. Pensiamo a una provincia ricca come quella di Cuneo che non ha sbocchi sulla Francia.
Già con il governo Andreotti si parlava di un tunnel nel Mercantour e invece ancora tutto è fermo e i camion si trovano costretti a fare il giro dalla lunga e costosa autostrada che attraversa la Liguria. Con la tecnologia che esiste oggi si potrebbero creare gallerie fin dalla bassa valle, senza andare a interferire con il paesaggio montano. E poi ci sarebbe da potenziare la rete ferroviaria: grazie all’idrogeno potremmo avere vagoni puliti diminuendo il camminamento su ruote. Questo è un aspetto che riguarda tutta la regione. Discorso ulteriore per Torino: dopo le Olimpiadi 2006 pare che le amministrazioni non siano più state capaci di creare qualcosa di nuovo che possa aiutare la città a non tornare nell’oblio. Anche a livello urbano bisognerebbe lavorare sulle infrastrutture: una stazione passante veloce che non obblighi a perdere 15 minuti tra Porta Nuova e Porta Susa; un nuovo ponte su corso Unità d’Italia per favorire lo scorrimento delle auto in entrata e in uscita; un parcheggio multipiano in piazza Castello, tanto per i residenti quanto per gli occasionali; una vera rete di piste ciclabili. Tutti i centri urbani stanno investendo in viabilità. Torino è sempre stata una bella città anche perché con poco traffico. Oggi c’è tanto traffico e poco parcheggio. È il momento di intervenire».
(foto ALBERTO BERTONE)


