A Torino, a febbraio, dal 12 al 16, per il terzo anno consecutivo torna il grande spettacolo del basket italiano, maschile e femminile, con la Frecciarossa Final Eight 2025 in scena all’Inalpi Arena. Il meglio della pallacanestro del nostro Paese dunque sceglie ancora Torino e lavora per tornare qui anche nel 2026. Tra sinergie 84 organizzative, bilanci positivi e qualche anticipazione del futuro, abbiamo intervistato l’uomo che meglio poteva raccontarci questo appuntamento: Umberto Gandini, presidente della Lega Basket Serie A.

La Frecciarossa Final Eight torna a Torino per il terzo anno consecutivo: il legame con questo territorio è ormai abbastanza stretto…
«Assolutamente sì, questo legame è nato anni fa da due suggestioni: la presenza di una struttura splendida come l’Inalpi Arena e l’immediata intesa con le Istituzioni del territorio, Comune e Regione. Si è creata una connessione davvero speciale».
Che si è poi evoluta, e con essa il format della Coppa più in generale…
«La Final Eight è una competizione storica, con una sua importanza, ma da tre anni a questa parte ha totalmente cambiato livello. Portare la Coppa Italia in un impianto così importante, in una città così rilevante, senza peraltro in campo la squadra della città stessa, era oggettivamente una scommessa, una sfida che abbiamo stravinto ponendoci come uno degli spettacoli di basket più attesi del contesto italiano».
Quindi la terza edizione nasce sotto una buonissima stella, a maggior ragione considerando l’ultima, ovvero quella dei record, specie per il dato sull’affluenza: 46mila presenze. Come si gestisce un evento così ampio?
«Si gestisce con relativa facilità in realtà. È un evento consolidato che ha alle spalle una struttura che lavora con competenza e in totale sinergia con un territorio che, sia dal punto di vista istituzionale che di imprese e pubblico, ci ha sempre accolto e accompagnato con determinazione. E il risultato finale non può che essere di livello».

E di successo, anche economicamente. Lo ha ben evidenziato uno studio proprio sulle ricadute dell’edizione 2024 sul territorio italiano, che ha parlato di un indotto da oltre 15 milioni di euro…
«Quello del 2024 è stato sicuramente un risultato sorprendente, soprattutto se comparato agli investimenti messi in campo e all’indotto economico generato da altri eventi simili, ovviamente non parliamo delle ATP Finals che sono un mondo un po’ a parte…».
Ecco, ATP Finals e Frecciarossa Final Eight ci hanno dimostrato che c’è tanta voglia di sport di qualità; la via sembra segnata, come proseguire adesso?

«Noi abbiamo ancora “capienza” per quanto riguarda le opportunità di crescita della Final Eight, anche perché copriamo praticamente una settimana, con il torneo maschile e con quello femminile della LBF. Ovviamente l’idea è continuare a crescere, prendendo ciò che di buono ci può ispirare, per esempio dall’esperienza delle ATP Finals (come magari possono fare loro con noi più in piccolo), e coinvolgendo sempre più il territorio, i giovani, le scuole, le aziende. La Final Eight, così come gli altri grandi eventi, può rappresentare un’importante risorsa per una Torino sempre più riferimento sportivo, e non solo, a livello nazionale».
Si sta già lavorando per portare a Torino l’edizione 2026?
«Da parte nostra l’ambizione è ovviamente tornare qui. Abbiamo già incontrato il presidente della Regione Cirio e il sindaco Lo Russo, e lavoriamo tutti nella stessa direzione. C’è fiducia, dobbiamo dirlo, anche perché trovare impianti come l’Inalpi Arena non è per niente facile, soprattutto con una Milano alle prese con le Olimpiadi invernali del 2026».

Quindi Torino sì?
«La volontà c’è. Anche perché la Coppa si è evoluta e non può più tornare indietro. Oggi rappresentiamo un grande e importante evento per il territorio che ci accoglie, e vogliamo esserlo sempre di più».
(foto LBA – CIAMILLO & CASTORIA)
