Eravamo alla ricerca di un punto di vista qualificato, sia globale che fieramente autoctono, per trattare di Torino, Piemonte e Italia, di lavoro e di futuro; tra difetti, intuizioni e buone immaginazioni. Per le domande abbiamo preso spunto da questo numero: dal fascino della narrazione di James Cameron (rivoluzionario creatore di mondi nuovi) e dalla chiacchierata di Guido Barosio con Aldo Cazzullo.
Per l’intervistato, abbiamo incrociato lo sguardo con Alberto Bertone, presidente e AD di Acqua Sant’Anna, un’eccellenza internazionale con le radici piantate in questa terra e un orizzonte ampissimo. Con lui abbiamo parlato di mondi da immaginare, effetti speciali, italiani poco consapevoli, visioni da un futuro che non è poi così lontano.

Alberto, a proposito di Cameron ed effetti speciali, a volte sembra che fare impresa in Italia più che da Neorealismo sia proprio un mestiere da effetti speciali…
«Fare impresa in Italia è come girare un film pieno di colpi di scena, e spesso richiede abilità che potrebbero sembrare più adatte a un regista che a un imprenditore. Siamo in un contesto complesso, dove ogni giorno ti ritrovi di fronte a sfide che possono apparire insormontabili: dalla burocrazia ai mercati sempre più competitivi, passando per i repentini cambiamenti delle esigenze dei consumatori. Ecco perché a volte servono davvero gli “effetti speciali” per trovare soluzioni innovative, rimanere agili e trasformare le difficoltà in opportunità. La nostra sembrava una missione impossibile: conquistare quote in un mercato dominato da multinazionali. Ma con coraggio e attenzione siamo riusciti a ritagliarci una posizione da leader. Abbiamo puntato sulle qualità eccezionali dell’acqua che sgorga sopra Vinadio, ci siamo dotati di uno stabilimento tra i più tecnologici al mondo, continuiamo a investire per essere sempre più efficienti».
Noi italiani, per quanto a volte non lo diciamo, siamo stati e sappiamo essere grandi artigiani di effetti speciali. O no?
«Assolutamente sì. Gli italiani sono da sempre maestri nell’arte di trasformare l’ordinario in straordinario. Pensiamo agli artigiani che nei secoli hanno creato capolavori invidiati in tutto il mondo o agli ingegneri che hanno progettato opere di avanguardia. Anche oggi, in ambiti completamente diversi, sappiamo distinguerci con soluzioni innovative, spesso nate dalla necessità di adattarsi e reagire a un contesto che non è semplice. Questo talento nell’arte di “reinventarsi” è una delle nostre più grandi risorse, anche se a volte non ne siamo del tutto consapevoli. È il fascino del Made in Italy che ha conquistato il mondo».

Acqua Sant’Anna è un esempio incredibile di questa capacità d’impresa che riesce a unire tradizione e innovazione continua…
«È vero, la nostra storia ne è una testimonianza concreta. Quando abbiamo iniziato, negli anni Novanta, l’idea di creare un’azienda che si affermasse come leader nazionale nel settore dell’acqua minerale poteva sembrare ambiziosa, per non dire impossibile. Eppure, grazie a un impegno costante e alla voglia di innovare, siamo riusciti a costruire qualcosa di unico. La nostra forza nasce da un equilibrio tra due elementi fondamentali: da una parte, la tradizione, che ci lega al territorio e alla purezza delle sorgenti alpine; dall’altra, l’innovazione, che ci ha portato a investimenti continui sia per quanto riguarda il processo che il prodotto. Questa capacità di guardare avanti senza perdere di vista le nostre radici è ciò che ci ha permesso di crescere e affrontare con successo un mercato in continua evoluzione».
Aldo Cazzullo dice che “siamo poco consapevoli del ruolo che occupiamo nella storia del mondo, che invece è stato straordinario”. È d’accordo?
«Condivido pienamente. L’Italia ha avuto un ruolo straordinario nella storia mondiale, sotto molti punti di vista. Siamo il Paese del Rinascimento, della scienza di Galileo, della musica di Verdi… e potrei continuare all’infinito. Abbiamo lasciato un’impronta indelebile nella cultura, nell’arte e nella scienza, e anche oggi il nostro talento e la nostra creatività sono riconosciuti in tutto il mondo. Tuttavia, spesso ce lo dimentichiamo. Forse perché siamo abituati a convivere con tanta bellezza e con un patrimonio immenso, e rischiamo di darlo per scontato. Credo che uno degli obiettivi per il futuro debba essere proprio riscoprire e valorizzare il nostro ruolo nella storia e nel presente, per guardare al futuro con consapevolezza e fiducia».

Quanto è stato importante per voi “diversificare”, oppure, ritirando in mezzo Cameron, immaginare nuovi mondi, prodotti, scenari?
«Diversificare è stata una scelta strategica fondamentale per la crescita di Acqua Sant’Anna. Non ci siamo mai accontentati di ciò che avevamo raggiunto, ma abbiamo sempre cercato di anticipare le tendenze e offrire ai consumatori qualcosa di nuovo. Questo ci ha portato a sviluppare prodotti innovativi e in linea con le tendenze di consumo più moderne, pensiamo ad esempio alle acque funzionali. Immaginare nuovi mondi, proprio come fa Cameron con i suoi film visionari, è essenziale anche nel nostro settore: devi essere pronto a esplorare nuove strade e a scommettere su idee che inizialmente potrebbero sembrare difficili o rischiose. Solo così si può crescere e restare competitivi in un mercato in continuo cambiamento».
Il legame con questa terra è però sempre stato inscalfibile, cosa significa per Acqua Sant’Anna e cosa per Alberto Bertone?
«Per Acqua Sant’Anna il legame con il territorio è l’essenza stessa della nostra identità. La nostra acqua nasce dalle sorgenti delle Alpi piemontesi, in un ambiente incontaminato che garantisce purezza e leggerezza. Senza questo legame con la nostra terra Acqua Sant’Anna non sarebbe ciò che è oggi. Per me, personalmente, significa molto più che un semplice luogo d’origine: rappresenta le mie radici, la mia famiglia, i valori con cui sono cresciuto. Ho sempre sentito una grande responsabilità nei confronti di questa terra, e credo che ogni imprenditore debba fare la sua parte per valorizzare e tutelare il territorio in cui opera, perché è da lì che nasce il nostro futuro».

Di nuovo Cazzullo: nell’intervista con il direttore dice che Torino e il Piemonte devono avere il coraggio di rivendicare la propria storia. Ci manca il coraggio?
«Riflessione interessante e, a mio avviso, estremamente attuale. Torino e il Piemonte hanno una storia straordinaria, che va dall’epoca sabauda all’industrializzazione del Novecento, fino alla trasformazione culturale degli ultimi decenni. Siamo stati protagonisti di momenti cruciali della storia italiana ed europea, eppure, sembriamo quasi timidi nel raccontarlo. Ci manca forse il coraggio di far emergere il nostro passato con quella fierezza che altre città o regioni hanno saputo coltivare. Torino, in particolare, ha vissuto profonde trasformazioni: da capitale industriale a polo di innovazione tecnologica, culturale e universitaria. Il rischio è che questa evoluzione non venga percepita nella sua pienezza. Dobbiamo imparare a comunicare meglio ciò che siamo e ciò che rappresentiamo, puntando su eccellenze ed energie, senza dimenticare le radici che ci hanno reso grandi».
Due difetti evidenti su cui Torino e il Piemonte dovrebbero riflettere in maniera urgente?
«Il primo difetto è una certa tendenza all’eccessiva prudenza. Siamo una terra laboriosa, concreta, abituata a lavorare sodo e parlare poco, ma questo approccio, se da un lato ci ha resi affidabili e competenti, dall’altro può trasformarsi in un freno alla nostra crescita. A volte dovremmo essere più audaci, sia come imprenditori che come istituzioni. Non dobbiamo avere paura di puntare in alto e di raccontare i nostri successi. Il secondo difetto riguarda la burocrazia e la lentezza dei processi decisionali. Come imprenditore ho spesso sperimentato quanto possa essere difficile portare avanti progetti innovativi in un contesto del genere. Dobbiamo lavorare per snellire i procedimenti e creare un ambiente favorevole alle imprese, all’innovazione e agli investimenti, perché solo così possiamo attrarre nuove opportunità e trattenere i giovani talenti».
Due successi in potenza in cui dovremmo credere?
«Il Piemonte ha potenzialità straordinarie che possono davvero trasformarsi in successi concreti, a patto di crederci e investire nelle giuste direzioni. Il primo è la sostenibilità: il nostro territorio, con le sue montagne, le colline e le risorse naturali, può diventare un modello di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale. Penso a una maggiore valorizzazione dell’agricoltura biologica, delle energie rinnovabili e del turismo sostenibile, che potrebbe far riscoprire le bellezze del Piemonte in modo rispettoso e autentico. Il secondo successo in potenza è legato all’innovazione tecnologica e industriale. Torino è già polo di riferimento per la mobilità del futuro, l’intelligenza artificiale e la robotica, ma possiamo e dobbiamo fare ancora di più per consolidare questa posizione. Lavorare sulla transizione ecologica e digitale, promuovere l’economia circolare e attrarre startup innovative sono le chiavi per riportare Torino e il Piemonte al centro della scena europea».

Citiamo ancora Cazzullo (l’ultima volta promesso): dice che tra le sue interviste una delle più deludenti è stata a Bill Gates, perché parla solo di soldi. Quali sono le parole fondamentali del nostro futuro?
«Le parole che scegliamo per raccontare il futuro sono quelle che guideranno le nostre azioni. La prima è di nuovo “sostenibilità”: non possiamo pensare al futuro senza mettere al centro il rispetto per l’ambiente e per le generazioni che verranno. Questo vale non solo per le imprese, ma per tutta la società. Non a caso sono stato primo tra gli imprenditori del settore a impegnarmi personalmente per sostenere l’introduzione di una cauzione sugli imballi in plastica. Dare valore a un materiale così importante, anche dopo l’utilizzo, è il modo più efficace per rendere virtuoso e capillare il suo recupero e riciclo. La seconda parola è “innovazione”, intesa non solo come tecnologia, ma come capacità di trovare soluzioni nuove e creative. La terza parola è “etica”: il futuro che vogliamo costruire deve essere basato su valori solidi: rispetto, inclusione, responsabilità sociale. Non possiamo limitarci a parlare di soldi e profitti, dobbiamo puntare a un benessere condiviso e duraturo. Per noi di Acqua Sant’Anna “etica” significa impegnarci in soluzioni di welfare per i nostri dipendenti. Investire nel benessere dei dipendenti significa investire nel benessere dell’intera azienda. Per questo ogni anno destiniamo fondi importanti per il welfare: nel 2022 erogando una mensilità aggiuntiva con l’obiettivo di offrire a tutte le famiglie un aiuto concreto per far fronte al periodo economicamente difficile, l’anno dopo offrendo una serie di incontri gratuiti con consulenti specializzati per intervenire concretamente e supportarli a 360° (psicologo, nutrizionista, esperti in economia e finanza…) e più di recente con iniziative di prevenzione e attenzione alla salute».
(foto SILVANO PUPELLA e ACQUA SANT’ANNA)
