Chi è Laura Comolli? Una ragazza (torinese), come tante altre, che circa quindici anni fa studiava giurisprudenza e sognava in grande. Nel 2011 l’inizio di una nuova carriera (parallela agli studi), in realtà in principio solo un hobby, ovvero quella della blogger di moda. Una scelta che cambierà la sua vita per sempre, infatti dopo essersi laureata (con il massimo dei voti, ndr), prosegue la sua avventura social, conquista una platea sempre più ampia e raggiunge i 450.000 follower su Instagram; consacrando una certa riconoscibilità, diffusa e apprezzata soprattutto per lo stile e la genuinità.
Lo scorso novembre ha pubblicato il suo primo libro, Maternità al momento giusto (Sperling & Kupfer), ovvero il racconto della scelta dell’autrice di procedere con il congelamento dei propri ovuli, una pratica detta social freezing; una decisione che apre a vari argomenti come l’autodeterminazione femminile e la libertà di poter scegliere il proprio percorso di maternità. Abbiamo parlato con lei di questo libro e di altro.
Laura, cosa ti ha spinto a intraprendere il percorso di crioconservazione degli ovuli più di un anno fa?
«Sentivo che il tempo per me stava passando, ma continuavo a non sentirmi in un contesto adeguato ad avere un figlio. Volevo darmi una possibilità in più per il futuro, per non costringermi a una scelta affrettata solo per paura di non riuscire a diventare madre».
Quali sentimenti ti hanno accompagnata in quei giorni?
«È stato un percorso impegnativo sia dal punto di vista emotivo che fisico, ma anche un’esperienza di coraggio e autodeterminazione. Nonostante gli effetti degli ormoni, ero consapevole di aver fatto una scelta importante per il mio futuro: concedermi una possibilità in più, grazie alla prevenzione dell’infertilità degli ovuli, mi ha dato un senso di libertà e di controllo sul mio percorso di vita. Un po’ come accade per gli uomini, che non sono sottoposti all’orologio biologico quanto noi…».

Hai sentito di essere oggetto di pregiudizi o di commenti che ti hanno ferita?
«Onestamente sì. Alcune persone non capivano perché lo stessi facendo invece di avere subito un figlio, soprattutto considerando i miei 36 anni… Credo che la maternità non sia solo una questione biologica o di tempistiche imposte dalla società: è una scelta personale da prendere nel momento giusto. Ricevere costantemente domande del tipo “ma perché non hai già un figlio?” mi ha fatto sentire spesso incompresa e giudicata, ed è una cosa che succede a tantissime donne; come se il valore di una donna fosse misurato solo in base alla capacità di diventare madre entro una certa età…».
Sulla base della tua esperienza, consiglieresti ad altre di congelare i propri ovuli?
«Assolutamente sì, io sono felice di averlo fatto! Consiglierei solo, laddove possibile, di sottoporsi alla procedura prima dei 30 anni: la qualità degli ovociti è superiore e se ne congelano un maggior numero con dosaggi ormonali relativamente bassi, riducendo così la possibilità di incorrere in complicazioni».
La scrittura del libro ti ha aiutata a elaborare meglio l’intenso vissuto?
«Direi di sì: scrivere è stato terapeutico e, allo stesso tempo, un modo per aiutare altre donne. Ho ricevuto molti messaggi affettuosi da parte di lettrici che si sono riconosciute nella mia storia: mi hanno scaldato il cuore ringraziandomi per non averle fatte sentire sole…. Penso sia anche questo il ruolo di chi possiede un certo tipo di visibilità».
Quale messaggio ti va di trasmettere alle donne che magari pensano di seguire il tuo percorso?
«Dico loro che non c’è un modo giusto o sbagliato di vivere la propria femminilità e il proprio desiderio di maternità. È fondamentale scegliere in base ai propri sentimenti e desideri, e non in base a convenzioni o a quello che gli altri credono sia meglio per noi. Il social freezing può essere un’opzione importante (e libera), specie per chi desidera prendersi più tempo e spazio, e poi perché è una forma di “prevenzione” verso eventi della vita che possono compromettere la fertilità, come tumori, endometriosi… È un gesto di cura verso se stesse, e io penso che ogni donna dovrebbe avere il diritto di decidere il proprio percorso senza sentirsi sotto pressione o giudicata; e non solo sul tema della maternità…».
