I Musei Reali celebrano il genio di Guido Reni con una mostra che riporta alla luce il dialogo secolare tra l’arte del maestro bolognese e il gusto raffinato della corte sabauda. Allestita nello Spazio Scoperte della Galleria Sabauda e curata da Annamaria Bava e Sofia Villano, l’esposizione riunisce oltre venti opere tra dipinti, disegni e incisioni, accompagnate da preziosi prestiti dal Musée des Augustins di Tolosa e da collezioni piemontesi.
Tra le opere protagoniste spicca la pala dell’Assunzione della Vergine, riscoperta nella chiesa di Abbadia Alpina (Pinerolo) e presentata per la prima volta al pubblico dopo un attento restauro. Accanto ad essa, capolavori come il San Giovanni Battista, il San Girolamo e la Morte di Lucrezia testimoniano la grazia, la misura e la tensione ideale che valsero a Reni l’appellativo di “divino”.
Il percorso racconta la fortuna del pittore presso i Savoia, dal Seicento all’Ottocento: dalle committenze del cardinale Maurizio di Savoia fino alle raccolte del principe Eugenio di Savoia Soissons, in un intreccio di arte, fede e potere. Le tele e i disegni esposti mettono in luce il dialogo di Reni con la classicità e la sua ricerca di una bellezza pura, capace di conciliare armonia e sentimento.
Tra le sale della Galleria, la luce chiara delle tele di Guido Reni sembra ancora riverberare sulle architetture barocche di Torino. È un viaggio nella storia del gusto e della spiritualità, ma anche un omaggio alla capacità dell’arte di sopravvivere al tempo — sospesa, come i suoi angeli, tra cielo e terra.
