Ci sono luoghi che, nel mio caso erroneamente, associamo a una tipologia di turismo in cui non mi identifico.
Quando penso alla Riviera Romagnola, mi vengono in mente località turistiche, file di alberghi affacciati su spiagge infinite e attrezzatissime. Eppure, c’è una riviera completamente diversa, solo un po’ più a nord, nell’area delle Valli di Comacchio.
Qui gli hotel sul lungomare scompaiono, lasciando posto a meravigliose pinete puntellate di villette e residence, ma anche campings, in una sorta di viaggio nel tempo agli anni ’60. Luoghi inaspettati dove, per smaltire i peccati di gola di una golosissima gastronomia, non resta che lanciarsi nella ciclovia – a detta di alcuni – più bella d’Europa, la ciclovia Argine degli Angeli, che fa parte di un percorso che attraversa tutto il Parco del Delta del Po.
Pedalando tra acqua, cielo e natura selvaggia: un itinerario nel cuore del Delta del Po
Un percorso in bicicletta di 58 chilometri, adatto a chi ama pedalare immerso nella natura dove lasciarsi incantare da paesaggi che sembrano sospesi nel tempo.
La partenza è da Lido di Spina, località balneare vivace d’estate ma che, fuori stagione, si rivela un ottimo punto di partenza per esplorare la quiete del Parco del Delta del Po. Pochi chilometri dopo aver lasciato il lungomare, la strada, sempre pianeggiante, diventa silenziosa, costeggiata da canneti e specchi d’acqua che riflettono il cielo.

L’itinerario attraversa il suggestivo Argine degli Angeli, una passerella sull’acqua che unisce Stazione di pesca Bellocchio e Stazione Oasi di Volta Scirocco. Questo percorso nel percorso si sviluppa per una lunghezza di oltre 5 km e offre uno sguardo unico sulle Valli, dove si possono ammirare i gabbiani e rondini di mare, i bianchi “angeli” dimoranti delle circostanti isolette emerse dalle acque.
Qui la pedalata scorre leggera, con il fruscio delle ruote che si mescola al vento e al canto degli uccelli acquatici. Proseguendo, il percorso si addentra verso le Saline di Comacchio, un ambiente naturale straordinario che sembra un dipinto in continuo mutamento, con il colore dell’acqua che cambia a seconda della luce e della stagione.
Qui, tra le acque basse e salmastre, si può vivere uno degli spettacoli più affascinanti: i fenicotteri bianchi, che si muovono con eleganza e regalano scatti indimenticabili. La pedalata continua lungo strade sterrate e piste ciclabili immerse nella natura selvaggia del Delta, un mosaico di lagune, valli, canali e isolotti che ospitano una ricchissima biodiversità.

L’aria sa di mare e di laguna, e l’atmosfera è di pace assoluta: solo il rumore del vento e il volo degli uccelli rompono il silenzio. Una delle tappe imperdibili è Comacchio, la “piccola Venezia” con i suoi canali e ponticelli, dove vale la pena fermarsi per una pausa: una passeggiata nel centro storico, un caffè all’aperto e magari una visita al Museo Delta Antico per comprendere meglio la storia di questo territorio anfibio. Rientrando a Lido di Spina, si chiude un anello che non è solo un itinerario cicloturistico, ma un’esperienza di connessione autentica con il territorio: un viaggio lento che permette di scoprire il fascino discreto del Delta del Po, dove acqua, cielo e terra si fondono in un paesaggio unico e indimenticabile.
Tresigallo: un sogno urbano tra ideologia, utopia e architettura
Poco distante, nel cuore della pianura ferrarese, a pochi chilometri dal Po, si trova un’altra chicca della zona: Tresigallo, un piccolo paese che nasconde un passato sorprendente. Oggi viene spesso definito la “città metafisica”, per le sue piazze silenziose, le prospettive geometriche e la luce che disegna ombre nette sulle facciate razionaliste. Ma questa atmosfera sospesa non è frutto del caso: è il risultato di un progetto politico e urbanistico unico, nato negli anni Trenta del Novecento.

La storia di Tresigallo è indissolubilmente legata alla figura di Edmondo Rossoni, originario del paese, sindacalista e ministro dell’Agricoltura del regime fascista. Negli anni in cui il fascismo puntava a modernizzare l’Italia rurale, Rossoni sognò di trasformare il suo borgo natale in un modello di città contemporanea: ordinata, efficiente, adatta a un “nuovo uomo” che coniugasse lavoro, disciplina e vita comunitaria. Grazie al suo peso politico, Rossoni riuscì a ottenere finanziamenti e a convincere il partito a sostenere questo esperimento.
Nel giro di pochi anni, Tresigallo fu quasi interamente ricostruita, passando da paese agricolo a città di fondazione, con un impianto urbano razionale e funzionale.
Un laboratorio di architettura del Novecento
Tresigallo fu plasmata secondo i canoni del razionalismo italiano, lo stile architettonico promosso dal regime fascista: linee pulite, volumi geometrici, facciate sobrie ma monumentali.
Non è un’architettura “decorativa”, ma essenziale e, per certi versi, brutalista: ogni edificio rispondeva a una funzione sociale e collettiva. Passeggiando oggi per il centro, si possono ancora ammirare alcuni edifici simbolo di quell’epoca, tra cui la Casa del Fascio, oggi sede comunale, con la sua facciata imponente e le linee essenziali, l’Ex Opera Nazionale Balilla, destinata all’educazione fisica dei giovani, il Dopolavoro, pensato come luogo di svago e coesione sociale, e l’armoniosa Piazza della Repubblica, cuore del paese, con i portici e le geometrie che ricordano davvero i quadri di Giorgio de Chirico.
Un museo a cielo aperto
Ciò che rende Tresigallo straordinaria è che il progetto urbano è rimasto pressoché intatto. Camminare tra le sue vie significa fare un viaggio nel tempo, immergendosi in un’epoca in cui l’architettura era anche propaganda, ma sapeva essere funzionale e visionaria. La definizione di “città metafisica” nasce proprio dalla sensazione che trasmettono i suoi spazi: piazze ampie, quasi spoglie, portici e facciate scandite da linee essenziali, dove il silenzio e la luce della pianura evocano le atmosfere sospese dei dipinti di Giorgio de Chirico.
Oggi Tresigallo è considerata un raro esempio di città di fondazione del Novecento, anche se non più perfettamente conservata, e un itinerario culturale che affascina architetti, storici e viaggiatori curiosi. Visitare questo borgo invita a scoprire una pagina poco conosciuta della storia italiana, e a riflettere su come l’architettura e l’urbanistica possano plasmare un’intera comunità. Quindi, non solo un luogo ma un’esperienza sospesa tra memoria storica e poesia urbana, dove il rigore razionalista si incontra con l’atmosfera metafisica della pianura padana.
Un sogno d’artista a Lido di Spina
E se non si è ancora stanchi d’arte e architettura, nel cuore verde di Lido di Spina, tra pinete che respirano il ritmo lento del Delta del Po, sorge la Casa Museo Remo Brindisi, un luogo che riflette il carattere visionario e generoso del suo fondatore. Remo Brindisi (1918-1996), pittore e scultore noto per la sua intensa ricerca sul rapporto tra arte e società, era solito trascorrere le estati al mare.

Negli anni Sessanta, decise di fare del Lido di Spina non solo il suo buen retiro ma anche un laboratorio culturale aperto a tutti. Il museo nacque così, come casa-museo: un luogo in cui vivere, creare e condividere arte. Per dare forma a questo progetto, Brindisi si affidò all’architetto Nanda Vigo, protagonista del design e dell’arte ambientale degli anni Sessanta e Settanta.
L’edificio, inaugurato nel 1973, è un capolavoro in sé: un blocco moderno, bianco, con volumi geometrici, grandi vetrate e passerelle interne che creano un percorso fluido tra spazi e livelli. L’architettura, concepita come una scultura abitabile, favorisce il dialogo tra le opere e la luce che filtra dal verde circostante.
Il visitatore non ha mai la sensazione di trovarsi in un museo tradizionale, ma in una casa d’artista che unisce intimità e avanguardia.
Un museo “alternativo”
Il termine “alternativo” non è casuale: Brindisi intendeva rompere con la rigidità museale. Qui le opere dialogano senza gerarchie, spesso senza cornici, come parte di un grande racconto visivo che attraversa il Novecento. La collezione raccoglie oltre 2.000 opere tra dipinti, sculture, grafiche e arredi.

Oltre ai lavori di Brindisi stesso – segnati dal dramma della guerra, dalla denuncia sociale e da un’intensa ricerca cromatica – troviamo firme di primo piano dell’arte italiana e internazionale del XX secolo: fra queste spiccano i nomi di Modigliani, Picasso, Guttuso, Chagall, De Chirico, Giò Pomodoro, Fontana, Dalì, solo per citare alcuni dei rappresentanti dell’arte del Novecento che fecero parte della sua cerchia.
Inoltre, opere legate al design con pezzi e arredi originali di maestri come Bruno Munari, Achille Castiglioni, Pio Manzù, Vico Magistretti, Giò Colombo, Nanda Vigo stessa. Il percorso è un viaggio attraverso le tensioni, le sperimentazioni e le speranze che hanno attraversato il Novecento, raccontate non in modo cronologico ma emotivo, secondo lo sguardo del collezionista-artista.
Un’eredità viva
Alla morte di Brindisi, nel 1996, la casa-museo è stata donata al Comune di Comacchio, che oggi ne cura la conservazione e l’apertura al pubblico. Visitare la Casa Museo Remo Brindisi è un’esperienza unica: non solo per ammirare grandi opere d’arte, ma per respirare l’energia di un luogo nato per essere vissuto, dove arte, architettura e natura dialogano ancora con la stessa forza visionaria di cinquant’anni fa.
Oggi il museo è una tappa imprescindibile per chi visita la costa ferrarese e il Parco del Delta del Po: un rifugio creativo che testimonia come anche nei luoghi più tranquilli possano nascere idee e collezioni capaci di lasciare un segno nella storia culturale italiana. Ed è proprio questa la magia di questa parte d’Italia: in così pochi chilometri quadrati si può vivere, in pochi giorni, una full immersion non solo in una natura lussureggiante e in una costa ancora poco cementificata, ma soprattutto in arte, cultura e indimenticabili pedalate tra paesaggi e luoghi che raccontano storie straordinarie.

Per approfondimenti:
www.tresigallolacittametafisica.it/
www.travelemiliaromagna.it/la-pista-ciclabile-piubella-nel-parco-delta-po/
(foto TRAVEL EMILIA ROMAGNA)
