Immaginate di essere su un aeroplano. Ma questa volta il pilota siete voi. Prima di decollare dovete controllare che ci sia carburante, che gli strumenti di bordo funzionino e che l’equipaggio sia pronto.

Solo allora potrete partire. Una volta in volo dovrete mantenere la quota, in modo stabile e consapevole, e se per caso decideste di scendere, dovrà essere una decisione vostra, non perché state precipitando. È la metafora del volo che accompagna le pagine di Da Idea a Impresa, il nuovo libro di Marco Vallario, CEO di GBS Group, coach e mentor specializzato in PMI e startup, business ideator e match maker.
A chi hai pensato mentre scrivevi questo libro?
«Il mio obiettivo era quello di offrire una guida a imprenditori e aspiranti tali, in particolare a chi gestisce micro e piccole imprese. Si dice spesso che l’Italia sia il Paese delle PMI, ma la realtà è che quasi l’80% del nostro tessuto economico è composto da micro imprese, cioè aziende con meno di dieci dipendenti. Le piccole coprono un altro 20%, mentre le medie e le grandi, insieme, rappresentano appena il 2%. Questo significa che il 98% delle imprese italiane non è grande e, guardando i numeri da un altro punto di vista, che la maggior parte di loro incontra difficoltà a crescere».

Da dove nasce, secondo te, questa difficoltà?
«Essere imprenditore richiede una forma mentis precisa e una visione chiara, ma anche una struttura organizzativa costruita con attenzione. Quando entro in azienda per una consulenza, spesso bastano dieci minuti per capire dove manca equilibrio: se l’imprenditore è un ottimo commerciale, magari è l’amministrazione a scricchiolare; se è un tecnico, allora il reparto vendite non funziona come dovrebbe. Di solito questo accade perché l’imprenditore si trova a gestire tutto da solo. Così ho iniziato a pensare a come poter dare una direzione agli imprenditori “soli” e che non sanno a chi rivolgersi. Peraltro è la mission della mia vita professionale…».

Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi gestisce una micro impresa?
«Le micro imprese per poter crescere (che è poi il desiderio di ogni imprenditore) devono godere di determinate condizioni: prima di tutto ci deve essere una visione, che non è un’idea. L’idea è qualcosa di progettuale mentre è la visione a produrre cambiamenti. Il problema successivo è che magari l’imprenditore sceglie la sua strada, ma poi si accorge che ogni attività poggia sulle sue spalle. E questo non va bene, come dicevo poc’anzi: sta facendo tutto ciò che non dovrebbe (seguire la produzione, controllare l’amministrazione e occuparsi delle vendite) mentre dovrebbe far lavorare le risorse umane, delegando. Il suo vero compito è dirigere. Un’impresa funziona quando la visione viene condivisa con clienti, fornitori, collaboratori, con tutti coloro che partecipano alla creazione di valore».
L’idea di scrivere un libro vede i suoi natali nel 2018. Marco Vallario era solito pubblicare sui social – Facebook e LinkedIn – contenuti e riflessioni utili per chi voleva capire meglio come si diventa imprenditori, ogni giorno, senza eccezioni.
«Feste comprese – ci dice – Con il tempo amici, clienti e colleghi hanno cominciato a chiedermi quando avrei scritto un libro. Così ho iniziato a raccogliere i materiali e a dare una forma coerente. Non nego di aver provato la sindrome della pagina bianca: non è stato facile intrecciare un metodo accademico con la mia esperienza diretta nelle imprese, ma è proprio da questo incontro che il progetto ha preso corpo».

Come è strutturato il libro?
«“Da Idea a Impresa” (edito da Bookness e disponibile sia in formato cartaceo che digitale, ndr) si sviluppa scomponendo minuziosamente un metodo da me individuato che è poi niente più di un metodo accademico: ogni azienda deve gestire e avere il controllo di 10 funzioni e, ancora prima, di 5 aree strategiche. Queste cinque aree, infatti, offrono una visione dall’alto della rotta quotidiana e da questa posizione diventa possibile organizzare le funzioni in maniera efficace ed efficiente. Ogni azienda ha le sue peculiarità, certo, ma la struttura che propongo serve a mantenere la rotta. È come in cabina di pilotaggio: quando conosci gli strumenti, puoi davvero guidare l’aereo. Le tre sezioni del libro accompagnano quindi l’imprenditore in un percorso che ricalca il viaggio di un volo: il decollo, quando si concentrano le energie per staccarsi da terra e dare forma all’idea; il cambio di quota, la fase di trasformazione in cui si impara a leggere gli strumenti e a fidarsi del metodo; e infine il volo di crociera, quando si acquisisce stabilità e si può guardare lontano, prendere decisioni e mantenere il controllo senza rigidità. Ogni parte è scandita da esempi reali, da sintesi operative e da esercizi pratici – i cosiddetti “diari di volo” – che aiutano a tradurre i concetti in azioni concrete».

Nell’ultima parte del volume, esplori anche le qualità umane dell’imprenditore. Ci racconti?
«È in questa parte che tratto le capacità umane dell’imprenditore, quelle caratteristiche indispensabili perché un’impresa stia in piedi e stia in piedi bene. Un leader deve saper guidare senza controllare maniacalmente, ispirare senza sovraccaricarsi. Deve imparare a delegare, mantenendo autorevolezza senza cadere nell’autoritarismo. E di nuovo ho scelto di affrontare ogni tema per punti, in modo diretto e chiaro, accompagnandolo con esempi di imprese che hanno incarnato – o disatteso – i principi esposti. E sì, qui racconto anche di me, di quando sognavo di aprire un’azienda ogni tre minuti e ho dovuto imparare a rallentare per crescere davvero».
Esiste un elemento trasversale tra le tre sezioni?
«L’invito a fare network. Perché oggi un’impresa non può esistere da sola. Il valore nasce dalla connessione: dal confronto con chi condivide le stesse sfide, dallo scambio di idee e strumenti. Creare un sistema di relazioni sane e funzionali è il primo passo per crescere davvero. E poi, ne sono convinto, un messaggio di ottimismo: non sempre nasci imprenditore, ma puoi diventarlo. Anche quando si è già in volo, può capitare di dover affrontare cambiamenti importanti. Essenziale è avere la rotta ben chiara: solo così si superano le turbolenze e si prosegue verso l’obiettivo».

Ci hai raccontato che uno dei potenziali titoli per il libro era Manuale di Supereroi, ma poi hai scelto Da Idea a Impresa. Ci spieghi perché?
«Gli imprenditori non sono supereroi. Se lo fossero, non avrebbero bisogno di consigli. Questo libro è pensato per chi vuole dare struttura a un sogno, per chi si sente bloccato nonostante i successi, per chi eredita un’azienda e vuole rinnovarla, per chi desidera finalmente costruire un sistema che funzioni anche senza di lui. L’obiettivo è mostrare come passare da “ho un’idea” a “sto guidando un’impresa che cresce e vive di vita propria”».
Oggi Marco Vallario dirige una decina di progetti imprenditoriali, tutte micro o piccole realtà nate da esperienze dirette e costruite nel tempo.
«Ciò che racconto l’ho vissuto sulla mia pelle. È come se volessi restituire al territorio ciò che ho imparato, affinché altri possano evitare i miei errori e, soprattutto, imparare a volare».
Che cosa ti aspetti accada dopo l’uscita del libro?
«Mi piacerebbe sentirmi dire: “Se avessi avuto questo manuale prima, non avrei commesso certi errori”. È la soddisfazione più grande per chi scrive un testo che nasce dall’esperienza concreta».

E ora, quale sarà la prossima rotta?
«Questo libro è solo il primo “capitolo” di un progetto più grande. Sto pensando a una collana di dieci volumi, ognuno dedicato a una funzione aziendale diversa. Mi piacerebbe realizzarli a quattro mani con imprenditori e professionisti dei vari settori, per creare una vera e propria enciclopedia dell’impresa. Sarebbe come costruire una flotta: ogni volume un velivolo, ogni imprenditore un pilota capace di portare la propria azienda più lontano».
Da Idea a Impresa non è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, né un manuale tecnico da consultare solo quando serve. È una bussola di volo che accompagna passo dopo passo, aiutando a orientarsi mentre si impara a “stare in aria” con la propria impresa. Perché, come un aereo, anche un’azienda non nasce per restare ferma, ma per muoversi, per andare oltre e portare con sé chi la guida e chi ci viaggia insieme.

(foto MARCO CARULLI)
