In breve, il Comitato di Gestione del Museo Nazionale del Cinema di Torino è l’organo direttivo responsabile della gestione strategica, amministrativa e culturale della Fondazione. Definisce le linee guida, approva il bilancio, nomina il direttore e supervisiona le attività artistiche e di ricerca.
Come ogni Comitato è formato da persone, emozioni, opinioni, competenze uniche e/o complementari. In un’edizione dedicata a una Torino impegnata a confrontarsi con i propri progetti e visioni di futuro, approfondiamo una delle anime cruciali del Museo della Mole, attraverso le voci dei cinque membri del Comitato di Gestione.
L’ambizione? Esplorare il Museo Nazionale del Cinema e le sue strutture da una prospettiva abbastanza inedita; un dietro le quinte utile a definire programmi, soddisfazioni e certezze di una realtà ormai cruciale per il nostro territorio, da qualsiasi parte la si osservi.
Insomma, in copertina il volto di Orson Welles, nel corso di questo numero diverse case history simbolo di una Torino visionaria e, più nello specifico, su queste pagine, le voci di un Comitato specchio ideale dell’amato Museo Nazionale del Cinema; di oggi, ieri e soprattutto di domani.
Enzo Ghigo: presidente del Museo Nazionale del Cinema
Cosa significa fare parte del Comitato di Gestione di una delle realtà culturali italiane più importanti?
«Significa aver avuto l’opportunità di conoscere persone di estremo valore. Persone con cui mettere a sistema visioni ed energie per un obiettivo comune, ovvero gestire e valorizzare questo ente; che è molto più di un Museo ormai, è praticamente un hub composto da tantissime anime diverse. Parliamo quindi di un ruolo che rende sicuramente orgogliosi, ma che necessita anche di grandi competenze, e in questo Comitato c’è quello che serve. Una riflessione che ovviamente si estende a tutta la nostra grande squadra».
Le figure di valore sono dunque necessarie, in questo senso citiamo anche Carlo Chatrian… Quanto è importante per il Museo poter contare su direttori di così alto profilo, anche internazionale?
«Certamente, come si diceva prima, poter contare su risorse di valore è fondamentale. Il Comitato ha scelto il direttore Chatrian proprio per le sue capacità e la sua dimensione interazionale; abbiamo individuato in Carlo una figura coerente con la visione ormai fieramente globale del Museo e delle sue diramazioni. Per noi oggi il dialogo con il mondo è cruciale, sia in termini di visibilità che di DNA stesso del Museo. Pensiamo all’evoluzione del TFF, credo sia una metafora azzeccata: oggi ci troviamo di fronte a un festival cinematografico tra i più importanti del mondo, in grado di mantenere la propria dimensione cinefila pura, ma che allo stesso tempo ha coltivato una prospettiva internazionale rilevantissima. La direzione è questa, e i numeri ci danno ragione».
Elisa Giordano: imprenditrice e ingegnere del cinema
Cosa significa fare parte del Comitato di Gestione di una delle realtà culturali italiane più importanti?
«Per me è un grande onore e una grande responsabilità essere in questo Comitato e poter contribuire al lavoro di un’istituzione culturale che è fondamentale per Torino e non solo. E poi, da grande appassionata di cinema, fin da bambina, è un privilegio poter stare così a stretto contatto con il Museo».
Tim Burton, James Cameron, i grandi ospiti della Stella della Mole… Oggi il Museo è una realtà matura e internazionale: come si coltiva tutto questo?
«Credo che oggi la vera sfida del Museo sia continuare a trasformare la memoria in esperienza, tenendo insieme queste due dimensioni fondamentali. Il Museo deve saper innovare senza perdere la profondità della propria missione, parlando a un pubblico sempre più ampio e globale. Torino, che è culla del cinema, deve saper coltivare il proprio Museo, e viceversa; con lo sguardo perennemente rivolto al futuro. Il Comitato di Gestione ha in questo senso un ruolo importantissimo, di indirizzo e valorizzazione degli strumenti del Museo; quindi, a maggior ragione, noi in primis dobbiamo tenere ben presenti memoria e visioni».
Oggi il Museo del cinema è diventato insostituibile o c’è ancora da lavorare?
«Penso che ci sia sempre da lavorare, ma per com’è oggi, il Museo Nazionale del Cinema è assolutamente insostituibile: per dove si trova, per ciò che conserva (e come), per quello che produce e per l’esperienza museale che offre. Opinione personale: non c’è un altro museo “del cinema” in giro per il mondo che possa vantare tutti questi elementi insieme e a questo livello».
Alessandro Bollo: manager culturale, già direttore del Polo del ‘900, oggi direttore del Museo Nazionale del Risorgimento
Cosa significa fare parte del Comitato di Gestione di una delle realtà culturali italiane più importanti?
«Mi viene in mente una parola: responsabilità. Una responsabilità legata proprio all’importanza che oggi il Museo ha sia a livello nazionale che internazionale; nonché all’unicità di una sede che è una sorta di sineddoche di Torino. Ma non è “solo” un tema di rappresentanza, bensì anche di operato. Pensiamo a tutto quello che il Museo fa con e per il proprio territorio: le mostre, le proiezioni, i festival, il lavoro dell’Archivio… Senza dimenticare la didattica e i progetti del Lab che connettono ancora di più all’ecosistema cinematografico globale».
Lei è direttore del Museo Nazionale del Risorgimento, lo è stato del Polo del ‘900… Qual è lo stato di salute oggi dei musei torinesi?
«L’evoluzione del Museo del Cinema è emblematica rispetto al cambiamento dei musei torinesi negli ultimi venticinque anni. Una crescita figlia di idee e grande lavoro che ci ha condotto verso musei molto più dinamici, vivi, trasversali, internazionali… Oggi i musei sono motori di turismo, operano in sinergia con le università, modificano la percezione dei territori, partecipano a un dialogo che è ormai globale… Un tempo non era certamente così. Chiaro, la missione base è sempre quella di preservare la cultura cinematografica, ma poi c’è anche tutto quello che abbiamo brevemente provato a riassumere. Il Museo del Cinema è un po’ il simbolo di come la città abbia saputo ripensarsi e innovarsi nelle ultime due decadi».
Paolo Del Brocco: amministratore delegato RAI Cinema
Cosa significa fare parte del Comitato di Gestione di una delle realtà culturali italiane più importanti?
«Da operatore di questo settore, quella con il Museo è anzitutto una connessione coerente, e poi certamente un orgoglio personale. Anche perché parliamo di uno tra i musei più affascinanti del mondo, in una location unica. Io sono nel Comitato da diversi mandati e sono testimone del grandissimo lavoro portato avanti soprattutto negli ultimi anni, con competenza e visioni precise».
Come vede oggi il Museo?
«Come una realtà matura e internazionale. Ogni componente di questa squadra ha fatto bene il proprio lavoro per giungere a questi risultati. I numeri ne sono una chiara testimonianza, così come l’evoluzione recente del TFF e le altre iniziative».
Il cinema è un’arte particolare, perché vive tanto nel passato quanto nel proprio futuro… Lei abita entrambi gli argomenti, al Museo e con Rai Cinema (che produce nuovi film): come percepisce il rapporto tra queste due dimensioni?
«Non parliamo certo di camere stagne. Il cinema è una creatura fluida, fatta di ogni tempo e in ogni tempo. Non c’è una netta separazione, anzi, penso ci sia commistione… E in questo senso io sono grato di potermi godere entrambe le dimensioni, quella “storica” e quella in divenire. Il Museo è cresciuto tantissimo proprio prendendosi cura di passato e futuro del cinema, con scelte come quella del direttore Chatrian e delle nuove mostre; e dialogando con un sistema cinema piemontese sempre più importante e rilevante».
Gabriele Molinari: vicepresidente, avvocato, già consigliere della Regione Piemonte
Cosa significa fare parte del Comitato di Gestione di una delle realtà culturali italiane più importanti?
«Difficile dare una risposta originale. Oggi il Museo è a tutti gli effetti, e non solo nominalmente, “nazionale”, ha sede in un posto davvero unico e sta di diritto tra le realtà culturali più rilevanti d’Europa. Di conseguenza è un onore, un piacere e una responsabilità fare parte di questo Comitato».
Per chi l’ha vissuto tanti anni fa, il Museo è oggi diametralmente diverso… Come lo immaginate in futuro?
«Immagino un Museo pronto alle sfide che una contemporaneità sempre più veloce e complessa ci impone. Penso peraltro che si sia sempre lavorato in questa direzione, per stare al passo dei tempi e se possibile anticiparli, mantenendo salde le proprie radici. E non parlo per forza di contemporaneità tecnologica, ma di linguaggi, prodotti, prospettive culturali in senso stretto. Il Museo Nazionale del Cinema ha tutti gli strumenti per essere anche in futuro una realtà evoluta, salda tra modernità e tradizione».
Oggi, soprattutto tramite i festival e altre iniziative, il Museo ha una presenza molto diffusa sul territorio e oltre: possiamo immaginare per il domani un superamento dei “confini” ancora più evidente?
«Ritengo che il Museo abbia oltrepassato i propri confini territoriali già diverso tempo fa. Noi abbiamo cercato di seguire questa strada. Attraverso i tanti progetti messi in campo e, come si diceva, soprattutto con i festival, in particolare con un TFF che, se ci pensiamo, era già nato con questa ambizione. Negli anni hanno deciso di “costruirsi” al Torino Film Festival registi come Chazelle, Larraín e tanti altri che qui hanno vinto o esordito. Il Museo è oggi una realtà culturale spiccatamente internazionale e di valore, e tutto questo è il risultato di un lavoro costante e corale, che viene dal passato e andrà sempre più lontano».
(foto MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA)
