Laura Santinelli Balma arriva dal mondo dell’industria, dove ricopre il ruolo di consigliere delegato, CFO e direttore organizzazione di FNA Compressor, multinazionale di famiglia. Un’esperienza che l’ha resa una “donna di numeri”, abituata a gestire processi complessi con metodo e visione. Negli ultimi anni ha scelto di affiancare all’attività industriale un progetto più personale, legato all’ospitalità e alla convivialità.
Un passaggio interessante, questo, per comprendere come la nostra città voglia porsi nei confronti del mondo degli eventi. Il primo passo è stato, nel 2016, l’acquisto di Villa Cimena, sulle colline torinesi, trasformata in una location per eventi. Nel 2024, l’acquisizione dello storico catering di Gerla e Platti, oggi The Catering House. Subito numeri importanti: circa 1.000 eventi all’anno, 62 dipendenti stabili, 400 collaboratori nei periodi più intensi.
L’idea di Laura è quella di posizionare Torino in alto in tema di accoglienza legata agli eventi, come già fatto da altre aree metropolitane europee che hanno deciso di puntare in questa direzione. Un esempio è la creazione di The Golden Spoon, nuovo brand ideato su suggerimento di Marco Segantin: una proposta gastronomica di alto livello pensata per portare nel mondo l’eleganza e lo stile della tradizione sabauda. È così che Torino può esportare un modello di qualità, ed è così che il format ha già fatto tappa in destinazioni come St. Moritz, St. Tropez, Milano e Venezia, con l’obiettivo di esportare un’esperienza che unisce cucina piemontese, estetica e accoglienza.
In questi anni lei ha potuto osservare Torino sia dal punto di vista del mondo industriale che del settore terziario: quanto secondo lei la città è riuscita a guardare avanti nell’ultimo periodo?
«Torino ha grandi potenzialità che però, purtroppo, non sempre riesce a “vendere”. Le persone che arrivano qui restano spesso sbalordite dalla bellezza della città. È una reazione che fa piacere, certo, ma allo stesso tempo ci fa comprendere come Torino non riesca ancora a comunicare tutto quello che ha da raccontare. Certo, di passi avanti ne sono stati fatti molti, ma manca ancora la capacità (o volontà) di investire in tal senso».
Più nello specifico, nel suo settore quanto è importante l’attitudine a vedere oltre?
«La gastronomia piemontese è un’eccellenza riconosciuta ovunque, anche a livello internazionale. Basta dire Made in Italy e parecchie porte si aprono. La sfida è coniugare questa lunga tradizione e questa grande eleganza con la modernità di una proposta sempre di qualità, un po’ come stiamo facendo noi con il progetto The Golden Spoon. Si può guardare avanti solo se si riesce ad adattarsi alle esigenze dei clienti, che cambiano continuamente… Allo stesso tempo nel nostro settore credo sia fondamentale investire sulle persone: un personale qualificato, educato e preparato è davvero determinante. Un tassello imprescindibile per avere la garanzia di consolidare per la propria attività una visione a lungo termine».
Welles è simbolo di coraggio, idee e sperimentazione. Lei ha dimostrato molto coraggio avviando nuovi progetti: dove si trova oggi la spinta per evolvere senza perdere il proprio DNA?
«Bisogna credere nel valore del cambiamento, con la consapevolezza che la qualità deve restare il punto di riferimento. Nel mio caso la spinta è stata cogliere il potenziale delle persone che ho incontrato in questo settore: professionisti che lavorano con grande passione e competenza. Questa sinergia mi ha aiutato ad avere il coraggio di fare un passo in più, e poi ancora un altro e un altro ancora… Credo che crescere voglia dire mettersi in discussione, valorizzare i propri punti di forza, ma anche accettare di cambiare. Noi lo abbiamo fatto per i nostri clienti; Torino lo sta facendo per i turisti, e spero continui a farlo».
(foto VCLE)
