Il Museo Nazionale del Cinema ospita la mostra My Name Is Orson Welles, concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud.
Con oltre 400 pezzi tra fotografie, documenti d'archivio, disegni, manifesti e installazioni audiovisive, alcuni mai esposti prima, l'esposizione ripercorre la vita e la carriera del grande regista americano, inclusi i lati meno noti di un artista difficile da incasellare.
Il percorso si snoda lungo la spettacolare rampa elicoidale dell'Aula del Tempio della Mole Antonelliana, suddiviso in cinque aree tematiche che coprono l'intera parabola creativa di Welles, dal 1915 fino alla sua morte nel 1985.
L'allestimento punta sull'immersione: nell'Aula del Tempio tre schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza accolgono il visitatore con la celebre scena degli specchi de La signora di Shanghai, mentre un'installazione dedicata a Rosabella evoca l'atmosfera di Quarto Potere e uno spazio si trasforma nello storico studio radiofonico della RKO da cui Welles, nel 1938, terrorizzò l'America con La guerra dei mondi. In mostra anche le tavole di Guido Crepax dedicate a La storia immortale e i materiali del Fondo Welles del Museo, tra cui il certificato di nascita del regista e pagine di sceneggiatura con suoi commenti autografi.
A completare l'omaggio, il Cinema Massimo ospita dal 2 al 15 aprile una retrospettiva che alterna diversi capolavori. Parallelamente, La nave di Teseo pubblica il romanzo inedito di Welles Un pezzo grosso, la cui copia originale in inglese è stata ritrovata proprio nel Fondo Welles del Museo torinese.
