A 2.173 metri di quota, sopra Courmayeur, il Pavillon di Skyway Monte Bianco domina la Val Veny e il massiccio del Monte Bianco con una vista spettacolare. Un luogo suggestivo, scelto per affrontare un tema complesso e decisivo per il futuro del Paese. L’11 settembre il Pavillon ha infatti ospitato il forum Opere Pubbliche Strategiche. Costruire il futuro del Paese, incontro promosso da Tecnicaer Engineering in collaborazione con Motore Sanità. A confrontarsi sono stati rappresentanti delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche, amministratori, tecnici, esponenti del mondo accademico e professionisti impegnati nella progettazione e nella gestione delle infrastrutture provenienti da Piemonte, Lombardia, Liguria, Valle d’Aosta e Sicilia.

Ad aprire i lavori Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità, seguito dai saluti istituzionali di Roberto Rota, sindaco di Courmayeur, e Roberto Sapia, presidente della Chambre Valdôtaine. L’intervento introduttivo è stato affidato a Cristina Prandi, rettrice dell’Università degli Studi di Torino, mentre Fabio Inzani, presidente di Tecnicaer, ha tenuto il keynote speech.
Il confronto è entrato nel vivo con due panel dedicati rispettivamente alla pianificazione strategica e alla messa a terra dei progetti. Al primo hanno preso parte Gaetano Armao, Carmen Barbieri, Andrea Costa, Stefano Capolongo, Bernardino Chiaia, Giacomo Raul Giampedrone, Ercole Incalza, Leonardo Lotto, Davide Sapinet e Gian Luca Vignale; il secondo ha visto gli interventi di Stefano Carera, Enrico De Girolamo, Fabio Fabiani, Gianluca Lanza, Roberto Maddalena, Sandro Petruzzi e Benedict Zucchi. A moderare l’incontro Gerardo D’Amico, caporedattore Sanità e Salute di RaiNews24.

Al centro del dibattito, il modo in cui le opere pubbliche strategiche vengono programmate, progettate, realizzate e successivamente gestite, con un cambio di prospettiva ben preciso: superare una pianificazione concentrata prevalentemente su costi e tempi di realizzazione per considerare la performance futura di ogni intervento.
In Italia il costo complessivo delle infrastrutture strategiche e prioritarie è stimato intorno ai 522 miliardi di euro. Una cifra che impone di guardare oltre il solo investimento iniziale, prendendo in considerazione già in fase progettuale consumi, manutenzione, gestione e capacità di adattamento, e valutando un’infrastruttura per tutto il suo ciclo di vita. Da qui la domanda che ha permeato l’intero incontro: quanto vale realmente un’opera pubblica?

L’obiettivo è fare in modo che gli investimenti destinati alle infrastrutture diventino concretamente strumenti di sviluppo economico e sociale, attraverso opere capaci di mantenere nel tempo funzionalità e utilità e di rispondere all’evoluzione delle esigenze dei territori e delle comunità. Per raggiungere questo risultato è fondamentale creare una sinergia costante tra chi programma le opere pubbliche e chi le progetta. Programmazione e progettazione devono dialogare fin dalle prime fasi, mettendo in relazione competenze amministrative, tecniche ed economiche e condividendo obiettivi, priorità, vincoli e prospettive.
Fabio Inzani, presidente di Tecnicaer Engineering, ha invitato a non considerare la conclusione dei lavori e l’inaugurazione di un’opera pubblica come il successo automatico della stessa: «La qualità di un’opera pubblica si misura nella sua capacità di continuare a generare valore nel tempo. Il nostro compito è progettare opere pensate per accompagnare l’evoluzione della società, dei territori e delle comunità e adattarsi a bisogni che oggi non possiamo ancora prevedere. La qualità più profonda di un progetto risiede nello spazio che lascia al cambiamento, permettendo all’opera di evolvere e all’ingegneria di trasformare l’investimento in un patrimonio duraturo, capace di generare valore pubblico per il Paese». Una riflessione che sposta l’attenzione dal semplice “fare” un’opera al modo in cui questa viene concepita. Un progetto non può rappresentare una risposta rigida a una necessità contingente, ma deve poter evolvere insieme alla società e al territorio. Anche un’infrastruttura realizzata nel rispetto dei tempi e dei costi programmati difficilmente può dirsi riuscita se, negli anni successivi, richiede ingenti risorse per la manutenzione o diventa rapidamente obsoleta.

La progettazione assume così un valore che va oltre la dimensione puramente tecnica, diventando una componente strategica delle politiche pubbliche. Significa interrogarsi in anticipo su come un’infrastruttura potrà evolvere, quali saranno i suoi costi di gestione, quali innovazioni tecnologiche potrà accogliere e come potrà adattarsi alle trasformazioni della popolazione e del territorio. In questa prospettiva, la sostenibilità non riguarda soltanto l’efficienza energetica o la riduzione dell’impatto ambientale, ma anche la capacità di prevenire “l’invecchiamento” dell’opera, evitando che si trasformi prematuramente in un costo per la collettività.
Il confronto ha evidenziato, in definitiva, come il valore di una grande infrastruttura non risieda nell’opera in sé, né nel suo costo, ma nella capacità di mettere in relazione visione politica, programmazione finanziaria, competenze tecniche e conoscenza dei territori, traducendole in benefici concreti e duraturi in termini di servizi, competitività, sicurezza, mobilità e qualità della vita.