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Andrea Tronzano

Vale la pena vivere e investire in Piemonte

di Andrea Mezzanotte

Inverno 2020

ANDREA TRONZANO, CLASSE 67, È ASSESSORE AL BILANCIO DELLA REGIONE PIEMONTE CON FOCUS SPECIFICO SULLO SVILUPPO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE E DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE. CHE FARE E SU COSA PUNTARE PER USCIRE DALLA CRISI?

Dal suo osservatorio, ragionare di futuro è da un lato fondamentale ma dall’altro complesso, per la necessità di affrontare questioni rilevanti ogni giorno. Prima di parlare di Piemonte, vorrei una sua opinione sul clima generale in cui ci si trova a operare: lei è da anni nella politica attiva, a contatto con la gente, che idea si è fatto della situazione?

 «La quotidianità rischia di travolgerti, ma faccio in modo di trovare gli spazi per leggere, studiare e ascoltare tutti. Sono fiducioso perché i piemontesi stanno affrontando con realismo e responsabilità questo periodo. Preoccupati e scossi ma non piegati o abbattuti. Per esempio, nei miei giri tra le imprese piemontesi trovo tanta forza, un tessuto solido, capacità di prevenire i contagi, imprenditori di altissimo livello e lavoratori con grande senso di appartenenza. Certo, tra gli anziani fa paura la solitudine e il compito della politica è mantenere vivi i rapporti umani coinvolgendo anche la dimensione emozionale, sociale e culturale di un territorio nelle strategie di sviluppo, non solo quella economica».

Come sono cambiati o stanno cambiando gli italiani oggi? E cosa sta incidendo di più in questo cambiamento? L’analisi del CENSIS da questo punto di vista è spietata.

«La fotografia del CENSIS vede i cittadini italiani in preda alla voglia di far prevalere lo Stato etico, lo Stato che pensa a tutto, anche rinunciando alle proprie libertà personali. La pandemia sta costruendo un modello di società più vicina alla Cina che al nostro riferimento ideale occidentale; non è il mio modello e non vorrei che fosse il modello italiano del futuro. Meglio suddito che morto, dice il CENSIS dell’Italia odierna, ovvero si allarga l’idea che la limitazione della libertà sia la cosa giusta purché lo Stato ci dia protezione contro la morte. Coloro che hanno a cuore le nostre libertà e la salvaguardia dei valori occidentali, invece, hanno una sola certezza: il valore della società dinamica, fatta di protagonismo individuale e di competizione messi a disposizione della comunità con l’obiettivo di trovare soluzioni, crescere e svilupparsi».

I piemontesi stanno affrontando con realismo e responsabilità questo periodo. Preoccupati e scossi ma non piegati o abbattuti

Oggi siamo nel pieno di una crisi economica mai così pesante e mai così, per certi versi, imprevedibile; si è sempre impreparati di fronte a una crisi, ma questa è stata diversa da tutte le altre; dove probabilmente abbiamo sbagliato nella risposta? E cosa non dobbiamo sbagliare ora?

 «A marzo eravamo impreparati e alcuni esponenti pubblici nazionali hanno sottovalutato il virus. In un secondo momento si è passati a una drammatizzazione della comunicazione sui numeri dei contagi, che ha creato ansia e paura; secondo il mio modesto giudizio, si è forse trascurata l’informazione su come prevenire e limitare la diffusione del contagio. Da maggio a settembre ci siamo preparati, ma la seconda ondata ha superato tutti i muri che avevamo eretto. Certamente la prudenza che ha utilizzato il presidente Cirio ha funzionato e sta ora portando i suoi buoni frutti. In secondo luogo, i tagli alla sanità avvenuti negli ultimi 20 anni hanno distrutto la medicina territoriale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Come Regione stiamo intervenendo per rimettere al centro il rapporto tra medico di famiglia e paziente. Ciò che ora non possiamo sbagliare è la campagna di vaccinazione contro il COVID e l’utilizzo del denaro che arriverà dal NGEU (Next Generation EU) e dalla nuova programmazione 2021/2027».

Come giudica l’Europa oggi? Il ruolo che deve avere per molti è garanzia di pace o perlomeno di non guerra e tutela per gli Stati, per altri un’istituzione inutile, se non dannosa nella sua esclusiva veste di burocrate.

«Dal punto di vista economico la risposta dell’UE, al netto delle fibrillazioni dei Paesi ‘frugali’ e di quelli più a est, è stata pronta e importante. Rispetto alla crisi del 2008, l’intervento della politica economica è stato più rapido e forte. Queste azioni sono state possibili perché, finalmente, è intervenuta la politica e non la tecnocrazia. Ridare forza alla democrazia rappresentativa è l’unica vera strada per non affossare l’idea di Europa dei popoli. Vedo, inoltre, con molta chiarezza l’importante battuta di arresto che ha subito la globalizzazione. Su questo tema l’UE deve essere attenta protagonista, perché la chance arriva una volta sola; è evidente come le grandi aziende e le multinazionali cercheranno in Europa una ‘second source’ che tranquillizzi la produzione per evitare gli impatti devastanti avutisi con il completo decentramento a Oriente».

Le Regioni sono state viste prima come un modello capace di essere rapido ed efficiente, poi, invece, come un problema per la loro volontà di prendere decisioni anche in conflitto con il Governo. Oggi quale dev’essere il ruolo delle Regioni nel nostro Paese?

«I governi regionali nella gestione della pandemia sono stati determinanti: sono riusciti a far comprendere il sentimento e le esigenze dei propri cittadini. Molte decisioni sarebbero state molto più gravi e impattanti fosse intervenuta la sola volontà del Governo. È chiaro, quindi, che maggiore autonomia a favore delle Regioni significa più rapidità decisionale e più ampia e positiva incidenza sui problemi delle persone e delle categorie sociali. Federalismo, anche fiscale, decentramento, sussidiarietà devono tornare a essere al centro dell’agenda politica per non sprecare 25 anni di dibattiti e azioni a favore dell’autonomia regionale».

Mi ricordo che in una conversazione disse che i politici andrebbero valutati per i miglioramenti che apportano alle situazioni di cui si occupano; in pratica, più che giudizi generali ci vorrebbero prima le analisi, poi gli obiettivi e poi la verifica; quali sono, a suo giudizio, le cose a cui mettere mano in questo momento?

«Due le emergenze nel futuro: quella sanitaria e quella economica. Sulla sanità sono stati fatti sforzi importanti, ma certamente si dovrà provvedere ad avere piani pandemici aggiornati in tempo reale e che prevedano un’organizzazione territoriale di alto livello, con grandi investimenti nella digitalizzazione e nel settore biomedicale, nelle scienze della vita e nella ricerca e sviluppo, anche per permettere il ritorno dei nostri cervelli migliori. Sul fronte economico la ripresa sarà legata a diversi fattori internazionali, ma in Piemonte partiamo con fondamenta solide. La Giunta Cirio parte dal suo evoluto piano competitività; purtroppo siamo stati obbligati ad aggiornarlo a seguito della pandemia e abbiamo ragionato usando paradigmi differenti. L’intuizione del Riparti Piemonte è stata un primo passo. Ora siamo concentrati sul Recovery Fund e sul documento strategico per la nuova programmazione, che sostanzialmente traccerà la politica industriale piemontese dei prossimi anni».

Il Piemonte è sempre stato un territorio visto come ricco di opportunità, ma anche economicamente meno rilevante rispetto a Lombardia e Veneto. Quali potrebbero essere tre mosse per lo sviluppo?

 «Mi permetta di aggiungere l’Emilia Romagna al Veneto e alla Lombardia. Queste tre regioni ci hanno superato perché hanno saputo, meglio di noi, abbandonare la diffidenza tra imprese, e tra imprese e istituzioni. Il mio compito in questo anno e mezzo è stato concentrarmi sull’ascolto e sulla sua traduzione in proposte concrete. Abbiamo agito nella prima parte dell’emergenza su tre pilastri: liquidità, sostegno al credito, investimenti. Abbiamo arginato la sofferenza di tante imprese e la ripresa è stata importante dopo il lockdown. La seconda ondata ha nuovamente rallentato tutto, ma le idee sono chiare. Posso farle tre esempi tra le traiettorie che seguiremo: specializzazione, ovvero passaggio della nostra manifattura verso settori ad alta produttività, in modo da evidenziare la conoscenza e la competenza piemontesi; favorire la diffusione della cultura digitale e renderla fruibile nelle micro, piccole e medie imprese, in modo da farle crescere e farle diventare fornitori di primo e secondo livello, sempre aggiornati e competitivi, delle grandi imprese; energia a basso costo e facilmente reperibile, sia che provenga dalle nostre abbondanti riserve d’acqua, sia che derivi dall’idrogeno (per me il vero futuro) o dall’elettrico. Non smettiamo di lavorare per far nascere la fabbrica di batterie sul territorio regionale».

Lei è assessore al Bilancio e, più di tutti, ha il quadro della situazione, da una parte le esigenze correnti e dall’altra le idee per il domani; se avesse una dotazione extra per fare qualcosa di particolare e forte al tempo stesso, dove se la giocherebbe?

«Da assessore al Bilancio la metterei sull’abbattimento del debito, vero fardello per le future generazioni, ma anche per noi che viviamo il presente. Vorrei un anno 0, un punto e a capo dal quale poter ripartire. Secondo me, non falliremmo più anche grazie alle migliorie introdotte dal 118/2011 e all’ausilio della Corte dei Conti. Come assessore alle Attività produttive me la giocherei per portare in Piemonte nuove imprese e dare maggiore forza a quelle che abbiamo. Approfitto di questo contesto per ringraziare gli imprenditori piemontesi: la resilienza è rappresentata da loro; sappiano che il governo regionale è loro vicino e farà di tutto per affiancarli e sostenerli affinché possano continuare a dare lavoro e, quindi, dignità ai piemontesi».

 Siamo in chiusura: se dovesse raccontare il Piemonte a uno che non lo conosce e dovesse affascinarlo con uno spot di 30 secondi, cosa gli direbbe?

«Montagne, colline, pianure, acqua, neve, laghi, benessere, cibo e vino di qualità abbinato a un tessuto produttivo ampio, solido, storicamente vocato al lavoro, alla manifattura e a un senso della legalità e del dovere non comune. Il Piemonte è una regione dove investire e vivere conviene».

(Foto di MARCO CARULLI e ANDREA TRONZANO)