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Antonino Iuculano

Sarà il nostro vino la luce per il futuro

di Lucia Modici

Inverno 2020

DA POCO PRESIDENTE DEL CONSORZIO PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DEI VINI DOCG DI CALUSO E DOC DI CAREMA E CANAVESE, ANTONINO IUCULANO RACCONTA LA SUA AVVENTURA IMPRENDITORIALE, I SUOI SOGNI PER IL TERRITORIO CANAVESANO E I TRAGUARDI A CUI IL VINO ERBALUCE DOVREBBE ASPIRARE

Ci troviamo nel cuore del Canavese, a Cuceglio, una delle zone a maggior vocazione vitivinicola. È tra queste colline che nasce l’Erbaluce di Caluso, vitigno autoctono il cui nome trae origine dai caratteristici colori degli acini, che, in autunno, assumono intensi riflessi ambrati. A raccontarci questo territorio e questo dono della terra canavesana è Antonino Iuculano, titolare della Tenuta Roletto, nominato di recente presidente del Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini DOCG di Caluso e DOC di Carema e Canavese. Il cognome di Antonino è chiaramente (e orgogliosamente) siciliano, ma la sua storia è ormai radicata tra queste viti, a pochi chilometri da Torino.

Tenuta Roletto

Ci racconta la sua avventura imprenditoriale? Cosa l’ha spinta a entrare nel mondo del vino?

«Vi dovrei raccontare due storie: da una parte, la mia storia personale, che inizia nel 1967 quando sono diventato agente assicurativo. Tante soddisfazioni, una lunga carriera, fino al momento in cui ho avuto la possibilità di cedere a mia figlia la gestione di tre agenzie Reale Mutua, a mio figlio l’azienda meccanica di famiglia, e io sono andato in pensione. È stato a quel punto che ho deciso che il mondo del vino poteva essere la mia ‘nuova’ strada. Era il 2011. Dall’altra parte, c’è la storia della Tenuta Roletto (Roletto è il cognome di mia moglie). Fu Giovanni Tinetti a coltivare la zona delle Guie a canapa alla fine dell’Ottocento, attività a cui si abbinava la lavorazione del pellame e una piccola produzione di vino dedicata alla vendita dello sfuso. Fu la sua passione e quella della figlia Caterina a infondersi anche nel genero, Enrico Roletto, che nel 1961 scelse di focalizzare il suo lavoro sul settore vitivinicolo, portando avanti, nei primi anni ’80, il progetto di diversificazione ed espansione dei vigneti che tutt’oggi sono le ‘fondamenta’ della Tenuta. Fu lui il primo a inserire anche la coltivazione dell’Erbaluce sui propri terreni».

La famiglia Roletto

 

Far finalmente capire il valore di questo vino che rappresenta la nostra civiltà canavesana, un’eredità di storia, tradizioni e di vicende socioeconomiche

Le due storie si sono quindi intrecciate…

«Insieme a mia moglie Domenica ci siamo subito concentrati sulla trasformazione da azienda famigliare a realtà imprenditoriale. Basti pensare che, dai cinque ettari di vigneti originali, siamo arrivati a quasi 60 ettari e che, se oggi produciamo 400mila bottiglie, nel 2023 ne sono in previsione 900mila. E non va dimenticato il fatto che essere un’azienda canavesana significa doversi sempre impegnare il doppio per avere successo».

In che senso?

«È facile nascere in terra di Barolo. Purtroppo l’Erbaluce non è così conosciuto, nemmeno nella stessa Torino. Eppure è un vino eccezionale, con quel bouquet deli cato, fruttato, con sentori di fiori, erbe aromatiche, mandorle, tiglio, miele e rocce, grazie al terreno morenico (l’uva Erbaluce si trova soprattutto nel Canavese e nell’area del Lago di Viverone, terra di colline che incorniciano un anfiteatro morenico naturale di origine glaciale, NDR). Dopo 4-5 anni diventa un capolavoro, un vino complesso ma facile da abbinare ai piatti. Mentre in Italia non è ancora apprezzato quanto meriterebbe, all’estero stiamo facendo ottimi numeri tra Cina, Russia e Stati Uniti. Io e gli altri produttori abbiamo potuto avvantaggiarci della sempre maggiore domanda di vini bianchi, freschi e poco impegnativi, in contrasto con il tradizionale consumo di vino rosso. In questo contesto i vitigni bianchi in Piemonte sono diventati una risorsa. L’Erbaluce ne è la prova, poiché diversificando solamente la lavorazione si ottengono innumerevoli sfaccettature che creano bottiglie eccezionali e completamente differenti tra loro».

 L’Erbaluce è un vino dalle grandi potenzialità, che sta conquistando anche i mercati stranieri. Quali sono, secondo lei, i suoi punti di forza?

«È duttile, versatile, perfetto per produrre vini diversi tra loro: passiti, spumanti, fermi. Ed è un vino emozionante: lo testimonia il fatto che, nel momento in cui le bollicine italiane vivono un trend positivo, anche il nostro metodo classico incomincia a essere presente in degustazioni importanti, al fianco di Franciacorta e Trentodoc. In questo momento, poi, il mercato statunitense apprezza soprattutto i ‘crispy white’, vini secchi dall’acidità fresca, proprio come l’Erbaluce. Ciò su cui bisogna lavorare è la capacità di mantenere la qualità sempre e comunque alta, a ogni annata. Tra parentesi, questa vendemmia 2020 è stata superlativa».

 Il mercato estero sta però vivendo, come tutti, un momento di forte rallentamento. Come state reagendo?

«Per quel che mi riguarda, sto andando a fare il ‘porta a porta’ nel Canavese. Non sto scherzando. Ma non è tutto negativo: può essere l’occasione per far finalmente capire il valore di questo vino che rappresenta la nostra civiltà canavesana, un’eredità di storia, tradizioni e di vicende socioeconomiche. La prospettiva è quella di crescere, l’area a denominazione è ampia, molte delle zone vocate sono ancora libere e vitabili, il mercato dei terreni e delle vigne ha prezzi accessibili e gli investimenti hanno ottime prospettive, c’è lo spazio per crescere. Io spero che l’Erbaluce possa davvero ripercorrere la strada del Timorasso e diventare un autoctono italiano importante. I riconoscimenti al lavoro e all’impegno quotidiano stanno già arrivando. Il Metodo Classico 60 mesi Erbaluce di Caluso DOCG di Tenuta Roletto, vendemmia 2013, ha da poco ricevuto la medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles, così come il Passito Erbaluce di Caluso DOCG, vendemmia 2010».

 In quanto presidente del Consorzio, quali devono essere, secondo lei, le strategie da perseguire nel momento in cui si parlerà di ripresa?

«Il primo obiettivo che ci poniamo come Consorzio è la riforma dello Statuto, che sono sicuro coinvolgerà tutti i consorziati e rappresenterà un primo, importante rinnovamento del Consorzio stesso. Allo stesso tempo, modificheremo il Regolamento per offrire ai produttori i migliori strumenti per rafforzare la denominazione. Siamo a un passo dal giro di boa: siamo una DOCG piccola ma unica, e per entrambi questi motivi abbiamo bisogno di un coordinamento forte. Se, da un lato, il vino è migliorato tantissimo negli ultimi anni, dall’altro manca ancora quello spirito di unità e collaborazione a cui non si può rinunciare. Ci vuole una rete, è essenziale fare sistema. Per questo sto cercando di dialogare anche con gli enti, come la Camera di Commercio o l’ASCOM. Per esempio, ho quest’idea: perché non cercare un modo per promuovere i ristoratori della Provincia di Torino che scelgono di inserire nella loro carta dei vini almeno cinque cantine del territorio?».

Dunque, non teme per il futuro del settore vitivinicolo e per l’economia italiana in generale?

«Il nostro presente è questo, non possiamo sottrarci, ma c’è un vantaggio: dovremo tutti ripartire da zero. Quello che mi sento di consigliare è di sforzarsi per uscire dal proprio nido, di girare il mondo, quando sarà possibile, anche oltre l’Europa. È al di là dei propri confini che si trovano le opportunità. Bisogna provarci. Se poi lo faremo tutti insieme, uniti, sarà ancora meglio».

Sarà l’Erbaluce il futuro del Canavese?

«Lo voglio sperare, ci voglio credere. Il nome stesso splende già di una luce propria, come conferma la sua storia affascinante, ammantata di leggenda: “Dall’amore impossibile nacque Albaluce, ninfa stupenda e triste, dea di perfezione, le cui dolci lacrime versate per gli uomini regalarono alla terra un frutto dorato, l’Erbaluce”. Anche in un passo del 1600 Giovan Battista Croce, gioielliere presso il duca Carlo Emanuele I, elogiò questi frutti: un ulteriore invito a credere nel valore di questo vino».

(Foto di FRANCO BORRELLI)