Nella poesia degli antichi greci il tema della vecchiaia è particolarmente trattato e rilevante, spesso e volentieri in maniera fortemente negativa, e in contrapposizione alla lieta giovinezza. La poetessa Saffo in un suo famoso carme parla della vita che sfiorisce quando si invecchia, con i capelli che diventano bianchi e le danze che non ci sono più. Lo fa con un tono assolutamente irrimediabile, citando anche il mito di Eos, dea dell’aurora innamorata dell’umano Titono. Lei ottenne per lui l’immortalità, dimenticandosi però di chiederne l’eterna giovinezza, e quindi Titono invecchiò, non potendo morire, arrivando a poter sibilare solo un suono continuo senza apparente significato. Così la dea, struggendosi per lui, lo trasformò in una cicala. E così i greci, poeticamente, ci spiegano quella melodia tanto particolare.
Sempre in tema di vecchiaia, altri versi greci celebri sono quelli di Mimnermo, poeta del VII secolo a. C. che ce l’aveva particolarmente con l’anzianità. Mimnermo addirittura si augurava proprio di non arrivarci, di morire a sessant’anni e di non doversela vedere con tutte quelle cose brutte che implica l’invecchiamento. Non ne voleva proprio sapere il buon Mimnermo, e i suoi versi fecero tanto rumore che il “collega” Solone gli rispose. Solone era più clemente con la vecchiaia e invitava l’amato poeta a ravvedersi, e a vedere quell’incombenza come un’altra vita, di certo diversa, ma non per questo da non vivere. Anzi, a Solone dobbiamo un bellissimo concetto legato proprio all’ultima fase della vita, infatti l’ateniese sottolinea che nonostante sia ormai invecchiato, ogni giorno impara ancora qualcosa di nuovo.
E proprio da questa visione positiva della vecchiaia, evoluta poi ovviamente nel corso dei secoli, trae spunto la concezione moderna, attuale e occidentale di terza età come oggi la conosciamo. Disservizi e problemi (non pochi) a parte, oggi la vecchiaia è assolutamente un tempo da vivere e godere. In questo senso la visione culturale sul tema è profondamente cambiata, probabilmente di pari passo a un’aspettativa di vita in perenne crescita, che dalla seconda metà del ’900 in poi ha conosciuto il suo picco massimo.
Attorno a questa evoluzione sono nate nuove abitudini, e perfino business, come ad esempio quelli delle vacanze per la terza età, dei circoli, delle strutture dedicate… E per quanto spesso non sia facile realizzarlo, è bello poter pensare di godere di un’ultima parte di vita al massimo, con buona pace di Mimnermo.
A Torino ha aperto recentemente una struttura a cura di Specht Residenzen, realtà tedesca leader in Europa nel settore del senior housing, che ha scelto la nostra città per continuare la propria espansione. Siamo andati a vedere come funziona per approfondire proprio il tema del senior housing.
Cosa abbiamo trovato? In realtà una struttura che sembra un semplice palazzo, in centro a Torino, che però racchiude all’interno appartamenti (una quarantina), aree comuni… tutto dedicato a ospiti che vogliano vivere con indipendenza una struttura comunque focalizzata su un certo tipo di necessità. C’è un’area per cucinare sì, ma anche la possibilità di avere un cuoco, ci sono appartamenti a sé stanti, ma anche spazi dedicati al fitness o alla musica… Insomma, praticamente ci siamo trovati di fronte un bellissimo complesso di appartamenti con qualche utile servizio in più, costruito in modo sartoriale sulle esigenze dei suoi ospiti (prevalentemente over 65). Un modo interessante di disegnare la terza età, con cura, ma senza rinunciare quasi a nulla. Una tendenza che in Europa sta prendendo sempre più piede (sta giungendo anche in Italia) ed è quindi un fenomeno sociale da esplorare. Chissà che ne avrebbe detto Mimnermo…
