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Elena Loewenthal

Il Circolo dei Lettori scrive una nuova pagina

di Laura Sciolla

Autunno 2020

TOCCA A ELENA LOEWENTHAL, LA NUOVA DIRETTRICE DEL CIRCOLO DEI LETTORI, GUIDARE LA RIPARTENZA DI QUELLO CHE È UN VERO PUNTO DI RIFERIMENTO PER CHI CREDE NEL VALORE DELLA LETTURA E DELLA CULTURA. A TORINO E OLTRE

«L’inizio è sempre oggi», scriveva Mary Shelley. Ma questo è un oggi davvero speciale, un momento storico in cui ci troviamo concretamente a ri-cominciare. Lo sa bene la direzione del Circolo dei lettori di Torino che, dal 14 settembre, ha riaperto le porte di Palazzo Graneri della Roccia al suo pubblico. Ad aspettarlo c’era la ‘nuova’ padrona di casa, Elena Loewenthal. I più la conosceranno per la collaborazione come editorialista con La Stampa e Tuttolibri; gli appassionati e gli esperti di letteratura ebraica per le sue traduzioni. Altri ancora per i suoi libri, tra cui ‘Lo strappo nell’anima. Una storia vera’ (Frassinelli 2002 – Premio Grinzane Cavour autore esordiente e finalista al Premio Internazionale Ostia – Mare di Roma nella categoria esordienti), il romanzo ‘Conta le stelle, se puoi’ (Einaudi 2008 – Premio Campiello Selezione della Giuria e Premio Roma 2009), il più recente ‘La lenta nevicata dei giorni’ (Einaudi 2013 – Premio Pavese e Premio Francesco Peradotto, Unione Industriale 2014) o, ancora, ‘Nessuno ritorna a Baghdad’ (Bompiani) e ‘Dieci’, saggio sui comandamenti (Einaudi), usciti a marzo 2019.

Sala Gioco

Si riparte…

«Certo! Il 14 settembre abbiamo inaugurato la stagione nella sala grande con Corrado Augias. Conoscevo bene questo salone: ogni qualvolta esce un mio libro spero sempre di poterlo presentare qui. Ma devo dire che non l’avevo mai visto così pieno di entusiasmo. Persino i colori scelti dai presenti per le loro mise sprizzavano gioia e fantasia. La sala sembrava piena seppure i posti fossero stati doverosamente distanziati e quindi dimezzati».

Dunque riaprire sì, ma nel rispetto rigoroso delle regole.

«Com’è giusto che sia. Tengo a precisare con chiarezza che il Circolo dei lettori è ripartito in ottemperanza rigorosa alle norme per il contenimento della diffusione del coronavirus, nonché con l’osservazione costante della situazione pandemica: tutti noi speriamo si torni a poco a poco alla normalità, ma per ora bisogna essere sempre aggiornati sulle norme in maniera puntuale».

Al Circolo dei lettori la gente viene per ascoltare, leggere, prendere il tè. È uno spazio che ti accoglie come pochi altri sanno fare

Parliamo dell’attività del Circolo. Quale sarà il filo conduttore di quest’autunno?

«Ci aspetta un autunno più che mai ricco, sebbene manchino, per ovvi motivi, gli stranieri tra gli scrittori che arriveranno in sala a presentare le loro opere. Fin da quando abbiamo iniziato la programmazione sapevamo che non avremmo voluto parlare ossessivamente di COVID. Ma questa situazione ci ha naturalmente ispirato: da qui l’idea della mappa a rappresentare il calendario del Circolo, un invito a ripensare al nostro spazio. Lo spazio fisico, inteso come il rapporto con gli altri e la percezione del proprio corpo; poi la geografia domestica, il rapporto con la casa, intendendo affrontare da un punto di vista letterario tanto il cambiamento subìto dal mercato immobiliare a seguito del lockdown quanto il sentimento dell’uomo nei confronti del suo nido domestico. E poi la geografia umana: nord e sud Italia, la parte più sviluppata dello stivale che ha mostrato la sua fragilità mentre si risvegliava il desiderio di tornare alle origini, in Sicilia, Puglia, ecc».

Quindi il Circolo si ripresenta al pubblico confermando con orgoglio il suo ruolo.

«Il Circolo dei lettori ricopre per natura un ruolo fondamentale nel dinamismo cittadino. È un unicum: la gente viene per ascoltare, leggere, prendere il tè. È uno spazio che ti accoglie come pochi altri sanno fare. Certo, a giugno la ripartenza è stata un po’ stentata, e poi è seguita l’estate; ora, però, il Circolo ha pienamente riconquistato la sua vocazione di luogo d’incontro. Un altro aspetto peculiare è la sua capacità di varcare i confini, un po’ come fa la letteratura, pur essendo così radicato nella città. Ad esempio, a fine agosto abbiamo collaborato con la Notte bianca del libro – Letti di sera, a Potenza (Elena Loewenthal è stata anche presidente del comitato scientifico del festival, NDR) e abbiamo lavorato insieme al Premio Alassio Centolibri mettendoci a disposizione per la presentazione dei cinque finalisti tramite i nostri canali informatici. Crediamo nell’importanza di fare rete».

Il web è ormai entrato prepotentemente nella quotidianità. Prima diceva che in calendario non ci saranno gli stranieri. Non si potevano organizzare incontri in streaming?

«Durante il lockdown abbiamo studiato una fitta programmazione di incontri online. È stata un’esperienza formativa, e il web ha sicuramente aperto nuove prospettive al Circolo. Mai come la scorsa primavera i nostri appuntamenti sono stati seguiti da persone in tutta Italia, con mille apprezzamenti. Tuttavia, ora è il momento di guardare avanti: molti scrittori hanno dimostrato nostalgia per gli incontri in presenza e devo dire che, spesso, anche gli editori hanno rimandato la pubblicazione di alcuni volumi in attesa di una normalizzazione della situazione».

Ma la ripartenza non sarà solo in via Bogino. Si è appena concluso Scarabocchi a Novara. Ci racconta di questa esperienza?

«Sono tre i festival che il Circolo promuove in questa stagione: a Novara, appunto, Scarabocchi – Il mio primo festival, nella nostra città Torino Spiritualità e il Festival del Classico, che si terrà a fine novembre. Il primo è dedicato ai bambini e alle famiglie e si è svolto dal 18 al 20 settembre a Novara: è stata un’esperienza entusiasmante, e anche in questo caso abbiamo voluto parlare di fisicità, accompagnando i bambini attraverso tanti laboratori per disegnare il proprio corpo. E per tornare a stare insieme in modo nuovo».

E Torino Spiritualità?

«È stata una vera sorpresa per tutti. Fino a giugno inoltrato non pensavamo si riuscisse a organizzare, sia per la situazione pandemica sia perché sarebbe andato a coincidere esattamente con le nuove date previste per il Salone del Libro. Quando invece la notizia relativa al Salone è rientrata, allora, insieme ad Armando Buonaiuto, il curatore, siamo partiti a spron battuto. Scegliere il respiro come tema ci è sembrato perfetto, è un atto che innerva tutte le tradizioni filosofiche e spirituali, capace di svelare ogni piega del sentire umano. È stato durante i mesi del lockdown che abbiamo capito cosa significhi davvero respirare, e nella tre giorni abbiamo scelto di affrontare questo tema dal punto di visto filosofico, musicale e artistico».

Ingresso della Sala Grande

Avete anche selezionato nuove location.

«Il cortile di Combo, per esempio. L’ho trovato emblematico nel rappresentare il senso dell’aggregazione e dell’incontro. È posizionato esattamente nel cuore di quella che è stata la Torino multietnica fin dagli anni ’50, all’epoca in cui si incontrarono le culture del nord e del sud Italia. E poi la tensostruttura per ospitare alcuni incontri del festival, il cosiddetto ‘Padiglione’. Ci vuole creatività in questo tempo così assurdo».

Prima ha accennato al Salone del Libro, può dirci qualcosa?

«In realtà no. C’è una squadra qualificata e specifica che se ne sta occupando, ne fa parte anche il nostro presidente Giulio Biino. Quel che è certo è che Francoforte aveva annunciato l’edizione per maggio 2021, ma ora ha ritrattato prevedendo la programmazione di una manifestazione online. Il Salone come ce lo ricordiamo è impossibile da realizzare, ma sono sicura che si troveranno formule alternative di pari coinvolgimento ».

Con così tanti progetti da seguire, riesce ancora a dedicarsi alle sue passioni, la traduzione e la scrittura?

«Durante il lockdown sono riuscita a portare avanti i lavori che mi ero prefissata. E il 15 ottobre è infatti uscito il mio ultimo libro, ‘La carezza. Una storia perfetta’, edito da La Nave di Teseo. Col tempo i miei impegni al Circolo saranno sempre più consistenti, me ne rendo conto, ma non posso pensare di smettere di scrivere, e soprattutto di tradurre».

Un’ultima domanda: il primo fuori programma che ha proposto, appena salita alla direzione del Circolo dei lettori, si è intitolato ‘Giù la mascherina’. Un appuntamento premonitore?

«In effetti è un aneddoto particolare. Alla mia nomina, il 3 febbraio, il virus circolava in Cina. Proposi un fuori programma (una tipologia di evento che vorrei peraltro lanciare più spesso): in 12 ore le ragazze della programmazione sono riuscite a comporre un incontro sull’impatto delle pandemie da un punto di vista mediatico e letterario e, l’11 febbraio, lo abbiamo presentato. Non credo che i presenti avessero idea di quello che sarebbe accaduto di lì a breve. In seguito, non ho potuto esimermi dal fissare un ulteriore appuntamento durante il lockdown. Ma questa volta il titolo fu ‘Su la mascherina’».

(Foto di FRANCO BORRELLI)