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Enrica Tesio

Blogger per caso, scrittrice per vocazione

di ALESSIA BELLI

Estate 2018

DUE LIBRI, UN FILM, INCONTRI D'AUTORE E TANTE COLLABORAZIONI. SCOPRIAMO LE AVVENTURE QUOTIDIANE DI UNA DELLE BLOGGER TORINESI PIÙ SEGUITE E AMATE D’ITALIA

Di tanto in tanto capita così. Si sta connessi alla rete scorrendo le notizie una dopo l’altra senza veramente leggere quello che ci capita sotto gli occhi. Eppure, qualche volta, una frase, un pensiero, un racconto catalizza la nostra attenzione e riusciamo ad arrivare fino in fondo. È così che abbiamo scoperto il blog di Enrica Tesio. È bastato un post condiviso da un’amica comune ed è subito scattata la scintilla. Perché Enrica parla al cuore ma anche alla pancia, con un linguaggio autoironico e sincero quando racconta delle sfide del suo quotidiano, delicato e al contempo schietto – e divertito – mentre scrive dei suoi figli, toccante e vero quando vuole smuovere gli animi di chi legge. Mamma torinese, copywriter, si è scoperta una blogger seguitissima… a proposito, cercate ‘Ti asmo. Prima o poi l’amore arriva. E t’incula’. Collaboratrice per diverse riviste, è autrice di due libri: ‘La verità vi spiego sull’amore’ (Mondadori, 2015), da cui è stato tratto il film omonimo di Max Croci con Ambra Angiolini e Carolina Crescentini, e ‘Dodici ricordi e un segreto’ (Bompiani, 2017). La incontriamo una mattina al Circolo dei Lettori e ci accoglie con tutto il suo entusiasmo, perché Enrica è un vulcano di idee e di pensieri, che certo parlano d’amore, ma anche di tante altre piccole, grandi ‘cose’…

Gli eventi importanti promossi dal Centro Pannunzio sono tantissimi. Ne ricordo uno per tutti: la grande mostra torinese dei disegni di Leonardo, nel 1975, con 150 mila visitatori. Un record

Qual è stato il motivo che ti ha spinto ad aprire il blog?

«Ho sempre letto moltissimo, ma non avevo mai pensato di aprirne uno tutto mio. Probabilmente l’idea mi è venuta in mente dopo aver scoperto il blog di una mia collega che raccontava di alcune vicende divertenti che le erano accadute in un negozio dove lavorava. Qualche mese dopo esser stata lasciata, mi sono svegliata e, stanca di dover giustificare la mia nuova situazione di mamma single e venir trattata a volte anche diversamente, ho detto ‘Ora apro un blog, e lo condivido su Facebook’. Ricordo ancora il giorno: era il 17 giugno del 2013 e all’epoca avevo davvero pochissimi amici sui social che potessero leggere quello che scrivevo. Pensavo che lo avrei chiuso di lì a breve, eppure si è diffuso molto velocemente e a settembre mi ha contattato Mondadori per propormi di scrivere un libro. Non me lo sarei mai aspettato; anche il titolo, se uno ci pensa un attimo, capisce che non l’ho poi meditato così tanto (ride, ndr). Non mi sento di considerarla, però, una scrittura terapeutica. È stato più un gioco: è iniziato un po’ per caso e da lì in avanti, per un anno, ho scritto un post ogni giorno».

Qual è stato il primo post che ti ha fatto capire che il tuo blog stava iniziando ad avere successo?

«Credo quello dedicato a Rashid e alla sua laurea in ingegneria. Veniva spesso a studiare nel bar dove lavoravo ed eravamo diventati amici. Poi, sicuramente, quello sulle tipologie di mamme al parco che è stato ripreso anche nel libro e nel film. Devo ammettere però che molto è dipeso da Facebook e dalla possibilità di fare condivisioni!».

La passione per la scrittura l’hai sempre avuta o è arrivata man mano che continuavi il tuo blog?

«Mio papà è un critico letterario e io, un grande classico, ero la tipica ragazza che legge ma non scrive. Tutt’oggi sono una lettrice vorace. Ho però anche sempre ‘usato le parole’, considerando la mia professione di copy, soprattutto ai miei ex fidanzati, che conservano ancora le mie lettere… pronti a pubblicarle postume! Di solito i copy hanno un romanzo nel cassetto, io invece devo ammettere di non averci mai pensato seriamente. Ma ho capito che le cose nella vita capitano».

Come ha affrontato il passaggio dal blog al libro?

«Col primo, che è sicuramente più pop e divertente, è stato più semplice. Aveva un ritmo strettamente legato a quello del blog. Col secondo invece no, avevo voglia di fare qualcosa di diverso, di mettermi alla prova, e ho deciso di scrivere togliendo quei giochi di parole a cui ero abituata, i riferimenti generazionali,cercando di renderlo più tradizionale nell’impianto. Ma il mio primo amore resta comunque il blog. Spesso chi scrive non vuole mai essere definito blogger, io invece ne sono orgogliosa, perché è ciò che più mi ha dato soddisfazione e da cui sono dipesi anche tanti lavori arrivati successivamente».

In ciò che scrivi trovo spesso la bellezza delle piccole cose raccontate con ironia, ma anche con delicatezza. Cosa ti ispira del quotidiano?

«Una volta i blog avevano più una forma diacritica, questo però oggi non esiste quasi più e ogni post, almeno per quanto mi riguarda, è una piccola storia a sé. Di solito cerco di inserire una sorta di parabola, un messaggio, oppure ne scrivo alcuni più divertenti che puntano più sulla comedy. Quando parlo delle piccole cose partendo dal mio quotidiano però mi accorgo che le persone si riconoscono nei miei racconti. Credo che anche la letteratura alta stia facendo lo stesso: partire dal personale per arrivare all’assoluto. Non esistono più le grandi storie. Lo spunto, quindi, è sempre quello, ma poi nel blog scrivo veramente di tutto, dal generatore automatico dell’oroscopo di Brezsny alla differenza tra i bambini anni Ottanta e quelli di oggi, fino ai racconti della mia vita. Ma non lo considererei un blog mammesco!».

Durante un incontro

Quanto conta Torino nei tuoi racconti?

«Tanto. Ho ambientato qui le storie dei miei romanzi. È la mia città, mi somiglia. E poi ha questi luoghi meravigliosi che ti affascinano, dove puoi fermarti anche solo per un caffè».

Tra cui anche delle curiose toilet… Sta facendo molta tendenza la tua rubrica di stile ‘Cessi pendant’…

«Hai ragione! Ho sempre avuto dei problemi con la tecnologia e ho scoperto i selfie molto tardi. Mi incuriosivano però le persone che si fotografavo davanti allo specchio: nella foto riuscivi a capire che stavano scattando un selfie in un bagno, spesso in quello di un locale, attraverso dettagli assurdi. Poi una volta mi sono accorta di essermi vestita con gli stessi colori coordinati di una toilet in cui ero entrata e da quel giorno anche io faccio parte del mondo dei ‘cessi pendant’…».

Com’è stato, invece, lavorare nell’industria del cinema?

«È stato molto divertente. Si percepiva molta energia,la casa di produzione era nuova ed eravamo tutti molto entusiasti per questo progetto. Io ho lavorato affiancando Guglielmo Marchetti alla sceneggiatura. È stato girato a Torino, giusto due anni fa, e ricordo che in pausa pranzo correvo a vedere come proseguivano le riprese. È stato un periodo davvero bello, ho potuto vedere da vicino tutta questa macchina affascinante che è il cinema e allacciare nuovi rapporti di amicizia che continuano ancora oggi, come con il regista Max Croci».

Max Croci e Enrica Tesio alla presentazione del film

Copy, blogger, mamma. Come concili tutto questo?

«All’inizio è stata dura. Per i primi anni il papà dei miei figli ha lavorato all’estero, quindi li ho gestiti tutta da sola, erano e sono la mia priorità. E poi devo dire che la mia vita è molto più tranquilla di quello che sembra, non ho mai amato la vita mondana. Lavoro dalle 9 alle 18, poi torno a casa e sto con i miei bimbi. Di sera, invece, comincio a scrivere. Sono una scrittrice notturna!».

Progetti futuri?

«Al momento sto lavorando su un progetto un po’ strano ma a cui tengo particolarmente. Si tratta di filastrocche e rime per adulti, e poi sto scrivendo un libro sul sesso che invece sarà particolarmente divertente. E poi vediamo la vita cosa ci riserverà!»

Durante l’intervista

Da lettrice vorace, che libro hai sul comodino?

«Ne ho un paio, in realtà. Uno degli ultimi che ho letto è ‘Olive Kitteridge’ di Elizabeth Strout. L’ho trovato bellissimo. E ho qui in borsa il maledettissimo ‘Pinocchio’ (ride, NDR) che devo leggere per un incontro con dei bambini durante una passeggiata nel bosco. Non è un libro facile, speriamo di riuscirci!».

(Foto di FRANCO BORRELLI e ARCHIVIO ENRICA TESIO)