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Ermanno Barovero al Museo Diocesano

Dall'Accademia al Duomo di Torino

di ANDREA CENNI

Estate 2018

IL PERCORSO DI UN GRANDE DELLA PITTURA TORINESE A CUI IL MUSEO DIOCESANO HA DEDICATO UNO SPAZIO PER UN'OPERA EMBLEMATICA E SPETTACOLARE: ‘GOLGOTA’, PRESENTATA DALLO STORICO DELL'ARTE EDOARDO DI MAURO

La notizia è questa: due opere degli artisti torinesi – e amici da sempre – Ermanno Barovero e Francesco Preverino, dopo essere state esposte nel Duomo di Torino, e di per se già questo varrebbe menzione, sono state donate al Museo Diocesano della Città. Sono due spettacolari interpretazioni dell’apice della Passione di Gesù, la Crocifissione, e hanno titolo ‘Golgota’. I due dipinti hanno trovato una collocazione definitiva negli spazi del prestigioso Museo sotto il Duomo cittadino, quasi a simboleggiare un dialogo vivo tra antico e contemporaneo. Ai dipinti, di dimensioni ragguardevoli (3×4 metri ciascuna), è anche stata affiancata una mostra che ha illustrato il percorso creativo delle pitture con gli studi preliminari elaborati da Barovero e Preverini e corredata da un catalogo curato dallo storico dell’arte Edoardo Di Mauro e dalla critica Clizia Orlando. Una grande soddisfazione e un eccezionale riconoscimento, meritatissimo, per Ermanno Barovero, che giunge proprio nel suo ultimo anno di docenza all’Accademia delle Belle Arti. Una circostanza particolarissima che pare quasi il suggello ideale al momento. E una grande fortuna per me, che ho avuto l’occasione di colloquiare con entrambi di storia e di arte in un’atmosfera affabile e difficilmente ripetibile; quell’atmosfera che solo le persone di qualità prima umane e poi professionali sanno esprimere quando si trovano insieme.

Ermanno Barovero e Francesco Preverino alla presentazione di ‘Golgota’ al Museo Diocesano

Sulla tavola Barovero scandisce la relazione tra Cielo e Terra nell'attimo struggente in cui si suggella l'essenza del dolore (Clizia Orlando)

Ascoltare Di Mauro e Barovero discorrere d’arte ricalcando le vicende di 30 anni di storia cittadina, in un gioco di quadri storici nazionali e internazionali, pittorici e non, è un’esperienza che assume un valore che va oltre la nozione e giunge all’anima, per chi ha la sensibilità di cogliere. Consiglio vivamente ai giovani di frequentare artisti, critici e storici, se possibile anche fuori dagli ambienti accademici, per coglierli liberi di esprimere opinioni, di cambiarle o meglio ancora di scambiarle, perché l’intelligenza è anche e sopratutto capacità di ascolto e tolleranza per le idee altrui, pur nella fermezza delle proprie. anche e sopratutto capacità di ascolto e tolleranza per le idee altrui, pur nella fermezza delle proprie. È così che ci ha accolto Barovero nel suo buen ritiro di Cantavenna, in quella quota di Monferrato meno glamour dell’astigiana ma rimasta di una genuinità clamorosa, colma di verde, e di colline dalle quali si possono vedere pianure sconfinate allagate dalle acque delle risaie. Uno spettacolo unico che da solo vale il viaggio.

La casa di Cantavenna

Di fronte a un tagliere di salami locali, una frittata fatta per noi da Barovero accompagnati da una Barbera rigorosamente non barricata, Ermano ed Edoardo hanno ricostruito gli inizi dell’attività di entrambi. Ho assistito a una sorta di intervista che lo storico dell’arte ha fatto all’artista: dalla necessità di recuperare il senso della pittura dopo la fine delle avanguardie alla forte caratterizzazione attaccatasi sulla pelle di Ermanno come ‘pittore delle rose’, caratterizzazione che fu un poco come quelle parti d’attore di grande successo popolare, da una parte fortunate, dall’altra subite quasi come una gabbia. Fino a oggi, alla maturità. Barovero dipinge con un’intensità che mi permetto di definire quasi giovanile, segno della sua capacità di attraversare in libertà 30 anni di storia della pittura.

Una libertà di spirito e di espressione che ha contraddistinto in egual modo la vita di Edoardo Di Mauro, giovanissimo già condirettore artistico della GAM e protagonista assoluto di decenni di iniziative che sono sfociate in una delle più belle avventure che la Torino dell’arte ha saputo creare: il MAU Museo d’Arte Urbana, collocato nel quartiere Campidoglio a Torino e dal 2014 esteso anche ad altre zone della città. Il primo Museo d’Arte Contemporanea all’aperto in Italia, in fase di continuo miglioramento e dal 2002 inserito nel circuito ‘Abbonamento Musei’ della Regione Piemonte. Dal 1984 a oggi Di Mauro ha realizzato circa 800 tra saggi, presentazioni, curatele, in Italia e in Europa. La nostra chiacchierata ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, dagli inizi alla fine degli anni Settanta, con infinite mostre e presenze in ambito espositivo in tutta Europa. Una curriculum artistico che si affianca e integra quello accademico, come docente di Tecniche dell’incisione all’Accademia Albertina di Torino: anche questo un segno fortissimo del suo attaccamento verso l’arte vera, la tecnica, la materia, la capacità di domarla per poi reinterpretarla come solo gli artisti padroni dei propri mezzi sanno fare. Torniamo alla capacità di fare ma anche di emozionarsi e, come in un miracolo, alla possibilità di ‘creare un’emozione’, scopo più volte ribadito al sottoscritto dall’artista e amico Ermanno. Torniamo da dove siamo partiti, a quel ‘Golgota’ transitato per il luogo dove riposa la Sindone, emozione massima, un personalissimo Golgota eppure empatico verso chi lo osserva anche solo per una volta: così misterioso ma anche così umano e intelligibile. Un’opera meravigliosa, assolutamente da vedere.

ERMANNO BAROVERO

Nato a Torino nel 1956 ed è docente di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia Albertina di Torino.
Inizia la sua carriera artistica nel 1977. Numerose sono state le sue presenze in ambito espositivo sia in Italia che all’estero; tra queste si possono ricordare: Torino, Parco Michelotti, ‘Hic sunt Leones’ ediz.1989-90; Torino, Lingotto, ‘Visioni di Himnen’, per le musiche di Stockhausen 1989; Ravenna, Loggetta Lombardesca ‘L’oggetto e lo Spazio, Scultura Italiana degli anni ’90’ e Gubbio, Palazzo del Capitano del Popolo,1991. Ancora Cracovia, Galleria BVA, Triennale Internazionale della Grafica 1994; Torino Galleria Civica d’Arte Moderna e Fondazione De Fornaris, Nuove Acquisizioni 1995; Lyon 3° Biennale d’Arte Contemporanea 1997; le Fiere Di Dusseldorf, Londra, Utrecht, Las Vegas, Francoforte, New York e Tokyo, 1998.
Negli anni zero, Torino, Palazzo Cavour ‘Manifatture Aristocratiche’ e ‘Cavallerizza Reale Artigiano Metropolitano’, 2002; Verbania, Villa Giulia, Biennale di Arte Moderna del Piemonte, 2006; Dubai, Italian Lyfestyle, 2007; Cosenza, Casa delle Culture, 2008. Il ‘Sepolcro vuoto’ Palazzo Barolo di Torino, 2010; Maestri e giovani artisti dell’Accademia Albertina di Torino all’Accademia di belle Arti di Istambul, evento parallelo alla Biennale di Istanbul. Sempre a Istanbul, dal 2013, è presente nella collezione del Museo Pera. Nel 2014 è alla Biennale del Piemonte al Vajro di Chieri e a ‘Eighty Today’ al NH Lingotto Tech di Torino.
Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private ed è presente nel ‘Repertorio degli Incisori italiani edit. Faenza e Storia della Pittura Italiana’ del ’900.

 

EDOARDO DI MAURO

Nato a Torino il 14/07/1960.
Dal 1994 al 1997, con Rossana Bossaglia e Angelo Bucarelli, è stato condirettore artistico della Galleria d’Arte Moderna e dei Musei Civici di Torino.
In quel triennio si è riattivato il sistema artistico torinese, dopo anni di inerzia. Si sono incrementate le collezioni permanenti tramite la Fondazione De Fornaris e l’attivazione di un mutuo. È partito il progetto attualmente denominato ‘Contemporary Art Torino Piemonte’ centrato attorno ad ‘Artissima’, sono stati organizzati momenti di dibattito e di incontro con il pubblico. Tra le mostre le antologiche di Pol Bury, Man Ray, Luigi Mainolfi, Felice Carena e Antonio Fontanesi, l’importante retrospettiva di Alighiero Boetti prodotta insieme al Museo d’Arte Moderna di Francoforte diretto da Jean-Christophe Ammann, le collettive ‘I Nuovi Nuovi : nascita e sviluppo di una situazione postmoderna’, ‘Campo 6’, con la Fondazione Sandretto, ‘Un art autre. Michel Tapiè e l’Informale’, ‘Va’pensiero. Arte Italiana 1984/1996’, ‘Il Tesoro della Città’, ‘L’ Orientalismo Italiano’.
In precedenza, dal 1986 al 1990, con Mirella Bandini, Marco Rosci, Filippo Scroppo, Lucio Cabutti e Francesco Vincitorio, è stato membro del Comitato Scientifico del Museo di Arte Contemporanea di Torre Pellice.
Attualmente è Direttore Artistico del MAU – Museo d’Arte Urbana, collocato nel quartiere Campidoglio a Torino, e dal 2014 esteso anche ad altre zone della città, il primo Museo d’Arte Contemporanea all’aperto in Italia, realizzato e in fase di continuo ampliamento presso un grande centro metropolitano, dal 2002 inserito nell’Abbonamento Musei della Regione Piemonte e riconosciuto come nuovo Museo di interesse cittadino dopo la delibera della Giunta Comunale del 12 aprile 2011, in cui si approvava l’istituzione del Comitato Museo Arte Urbana. Curatore della BAM – Biennale d’Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte giunta alla ottava edizione e membro del Comitato Scientifico della ‘Pinacoteca del Novecento’ dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è docente di ruolo di prima fascia di Storia e Metodologia della Critica d’Arte, Metodologie e tecniche del contemporaneo e Teoria e pratiche della valorizzazione dei beni culturali, e membro dal 2013 del Consiglio Accademico.

(Foto di ARCHIVIO BAROVERO)