«Si riparte sempre da se stessi e dalle cose che contano; per me la vita è un’occasione per capire cosa conta e cosa no, e uso l’arte per esprimermi».
È così Fornaresio, eclettico e poliedrico, editore dei più grandi maestri del ’900, sperimentatore di tecniche, ideatore dei multipli unici, una sorta di rievocazione dei retouché d’inizio secolo, sempre aperto alla sperimentazione, sempre desideroso di novità, naturalmente disposto verso le future generazioni, cui guarda con partecipazione e interesse.
«L’attenzione al mondo, alle sue creature, il pensiero rivolto agli uomini e a un obiettivo di fondo che deve essere sempre lo stesso e mai dimenticato: l’amore».
Sì, la pace è un concetto fondamentale per lui, e alla base c’è un’idea di amore che ha pervaso e pervade tutte le sue opere; celebre il testo con la scritta “Amore” in diverse lingue e con un testo accanto opera di artisti, scrittori e giornalisti.
Lei è decisamente poliedrico. È uno dei più importanti editori di opere grafiche, un gallerista e anche un artista. A quale di queste figure è più legato?
«Sicuramente la figura alla quale sono meno legato è quella del gallerista e, tranne un’eccezione, ho realizzato mostre solo con gli artisti con cui ho prodotto opere grafiche. Il cuore della mia attività è stato, infatti, l’editoria di opere grafiche. Per realizzare un’opera grafica occorre una collaborazione con l’artista, bisogna incontrarsi più volte, parlare del soggetto, del formato, della tecnica, del catalogo, delle fiere… insomma, un lavoro. Con molti artisti ho stretto amicizia e mi hanno arricchito anche umanamente. Essere artista io stesso è una logica conseguenza, dal momento che vivo sempre in mezzo ai colori, alla materia e alla sperimentazione. Non ho pretese di essere un fenomeno, ma di fare quello che sento e cercare di vivere tranquillo. Mi rendo conto che la mia lunga esperienza di editore non dovrebbe essere buttata via, anzi, se ci fosse la possibilità di fare qualcosa d’interessante, e intendo dal punto di vista umano, si potrebbero portare avanti progetti con dei giovani. Mi interessa il futuro dei giovani artisti».

Questo appena passato è stato un anno a dir poco particolare, e lo è stato anche per il mondo dell’arte. La pandemia in che modo ha cambiato il suo lavoro?
«L’Italia e l’arte italiana sono in crisi dal 2008, una crisi che è andata via via crescendo. E la pandemia ha acuito questa situazione di criticità. La novità è che, con Internet, si è aperto un mercato internazionale e mondiale. Il mondo è grande e io devo cercare di relazionarmi con questo nuovo mondo, perché è più bello, creativo, con meno chiacchiere e più cose da fare. In questa situazione, avendo una galleria a Torino e, da un po’ di tempo, dichiarandomi artista, ho cercato di esporre i miei lavori in giro per l’Europa. In questa ricerca siamo entrati in contatto con un’organizzazione internazionale chiamata SAFPEM – FMICA Middle East & Europe Specified Institute of Contemporary Arts. Grazie a questo rapporto, nel mese di ottobre sarà inaugurata, nella mia galleria a Torino, la mostra Micro & Macro: un’esposizione con circa un centinaio di miniature di diversi artisti iraniani. Poi sarò io ad andare a Teheran, in Iran, a esporre le mie opere presso la Galleria Vista. Di fatto, abbiamo impostato uno scambio culturale internazionale, partendo dal presupposto che siamo tutti uguali. Inoltre, sempre in autunno, in concomitanza con Artissima inaugurerò anche una mia mostra personale a Torino, nella mia galleria».
La personale a Torino sarà un’opportunità per far ripartire gli incontri sull’arte “in presenza”. Cosa esporrà in quell’occasione?
«Gli ultimi lavori a cui mi sto dedicando sono una serie di animali, realizzati con tecnica mista, pannello di legno, combustioni e vernice in oro. È iniziato tutto da Dürer, uno dei miei artisti preferiti, e la riflessione sulle sue opere dedicate agli animali mi ha dato moltissimi spunti. Certo, la mia è una lettura del tema non tradizionale e decisamente non convenzionale; ho realizzato, ad esempio, un rinoceronte in catrame. Molti forse non lo sanno, ma a me, più che disegnare, piace usare la materia per ottenere un risultato estetico. Questi animali sono nati inizialmente in un formato standard 80×120 centimetri, che è una mia misura classica; poi, spinto da amici che vedevano questi lavori, ne ho fatti anche di più grandi. L’idea ultima è di creare un cavallo a grandezza naturale: sarà chiaramente fatto a pannelli, perché dovrebbe essere grande circa 2,5×3 metri. Al momento sto usando l’oro, però la mia ricerca sui materiali è continua».

Il suo ruolo di editore può essere agganciato a quello di artista? Magari proprio partendo da questa mostra che intende organizzare…
«Sì, penso di presentare anche delle grafiche, perché, ovviamente, sono meno impegnative e “più popolari”. Il mio modo di lavorare, anche sulla grafica, consiste nel rendere ogni esemplare unico. Avendo fatto l’editore per tanti anni, mi piace partecipare cercando di far operare agli artisti degli interventi manuali, perché caratterizzano, personalizzano di più il soggetto. Nel momento in cui realizzo i miei lavori, ci tengo a intervenire manualmente, e mi piace, perché così posso rendere unico ogni pezzo. E poi mi piace fare cose che mi rendono felice: sono contento io e dovrebbe essere contento anche il collezionista. Credo che fare bene ciò che si ama, e tentare di esserne soddisfatti, possa far contenti anche coloro i quali vengono a contatto con il lavoro finale e ne possono beneficiare».

L’attenzione al mondo, alle sue creature, il pensiero rivolto agli uomini e a un obiettivo di fondo che deve essere sempre lo stesso e mai dimenticato: l’amore.
Sito web: www.fornaresio.com
Indirizzo: Via le Chiuse, 1/A (TO)
Telefono: 011.19702207
(Foto di STUDIO FORNARESIO)

