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Gran Canaria

Dalla preistoria dritti al Rinascimento

di Silvia Donatiello

I RILEVAMENTI PIÙ ANTICHI CI PARLANO DI POPOLAZIONI ABORIGENE DI ORIGINE NORDAFRICANA, DI UNA CULTURA SEMPLICE CON IL CULTO DEGLI ELEMENTI NATURALI. ERA LA SOCIETÀ CANARIA PREISPANICA, CHE SI PROTRASSE INDISTURBATA FINO AL XV SECOLO, QUANDO L’ARRIVO DI CONQUISTATORI EUROPEI E SOPRATTUTTO SPAGNOLI NE SCONVOLSE GLI EQUILIBRI, FINO ALL’ESTINZIONE

I primi secoli di storia delle Isole Canarie sono ricchi di miti e leggende. Molti dei primi abitanti pensavano che le isole fossero il perduto continente di Atlantide, per altri, come i Romani, erano le magiche e mistiche Isole Fortunate, paradiso incantato della mitologia. Si ritiene che Gran Canaria, già nel 500 a.C. circa, fosse popolata da culture aborigene, sebbene le teorie riguardanti le origini dei suoi primi abitanti siano spesso discordanti. Attualmente, è opinione comune che la popolazione aborigena delle Canarie abbia avuto origine dalle tribù berbere del Nord Africa che si spostavano verso sud, principalmente per due motivi.

Cueva Pintada

In primo luogo, a causa della progressiva desertificazione nordafricana, che spinse i popoli del sud delle montagne dell’Atlante a cercare nuovi lidi in cui vivere. In secondo luogo, i resti umani più antichi e gli habitat trovati dagli archeologi nelle isole corrispondono a un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., elemento che induce gli storici a considerare, quale causa dello spostamento di questi gruppi lungo la costa atlantica nordafricana – e del loro successivo passaggio verso le diverse isole dell’arcipelago delle Canarie, alla ricerca di un luogo adatto in cui stabilirsi in modo permanente – l’espansione del confine dell’Impero Romano al Nord Africa, verso le montagne dell’Atlante sahariano, e il rifiuto di parte della popolazione dell’area a integrarsi in tale impero.

Piazza Santa Ana, Las Palmas de Gran Canaria

Probabilmente l’insediamento nelle isole si è svolto in diversi periodi e con varie ondate migratorie, ma caratterizzate da un’origine comune, che hanno dato vita a diversi strati culturali. La popolazione preispanica conduceva una vita estremamente primitiva, come testimoniano i reperti archeologici rinvenuti sulle isole, dormendo in edifici con una struttura architettonica molto semplice (di solito circolare, con muri in pietra e vegetazione sul tetto), sebbene siano stati trovati, soprattutto in luoghi ad altitudine elevata e di difficile accesso, habitat umani in grotte naturali e in quelle scavate nella roccia. La società canaria preispanica era moderatamente complessa, divisa in vari strati o gruppi sociali, caratterizzati da un diverso livello di ricchezza. A Gran Canaria era attiva una nobiltà aborigena con strutture e forme di governo basate sulla monarchia, i Guanarteme di Gran Canaria. Questi monarchi esercitavano il loro potere su due regni distinti dell’isola. La religione di questi popoli era generalmente basata sul culto di elementi naturali, principalmente il Sole, che favorivano o danneggiavano le condizioni di vita. I poteri politici e religiosi erano sempre strettamente legati all’intera popolazione (capi o sovrani inclusi) e volti a rispettare il piano divino, onde conquistare il favore permanente degli dei e non suscitare la loro ira, attirando così la sventura (carestie, malattie ecc) sulla comunità.

Sarà questo lo scenario che troveranno esploratori, navigatori e conquistatori europei dal tardo Medioevo, dal momento che, caduto l’Impero Romano d’Occidente, l’Europa, per quasi mille anni, parve dimenticarsi dell’arcipelago, lasciandolo tranquillamente nella preistoria che caratterizza il periodo preispanico. Lo sconvolgente cambiamento che catapulterà le isole dall’età antica a quella moderna, ovvero in pieno Rinascimento senza passare per il Medioevo, avverrà proprio nel 1400, quando inizierà un processo storico che culminerà con l’integrazione delle isole al regno di Castiglia, alla fine del XV secolo. Il periodo rinascimentale fu caratterizzato, dal punto di vista economico, da una crescente ricchezza ed espansione, che spinse vari stati europei ad approdare sulle Isole Canarie, nel loro tentativo di aprire nuovi percorsi e canali di comunicazione con le Indie, circumnavigando il continente africano per favorire il commercio di spezie, sete, metalli preziosi, ma anche schiavi. A questo scopo, l’arcipelago fornì per secoli un’importante base di scalo per le navi che affrontavano questi percorsi, ma anche decisive risorse umane e materiali per soddisfare le richieste dei mercati europei. Il processo di conquista fu lento (durò per quasi tutto il XV secolo) e venne portato a termine in due distinte fasi, le cui caratteristiche condizioneranno la successiva evoluzione storica di ogni singola isola.

Durante la prima fase, chiamata Maestro, le isole di Lanzarote, Fuerteventura, La Gomera ed El Hierro furono conquistate da nobili europei (francesi, come Jean de Béthencourt, o castigliani, come Hernán Peraza e Diego de Herrera), i quali, al servizio dei monarchi di Castiglia, intrapresero l’espansione come se agissero per conto di una società privata, ottenendo dalla stessa diritti feudali sulla terra e sui popoli conquistati. Questi diritti di carattere ereditario condizionarono le forme di sfruttamento economico e il controllo sociale e politico delle suddette isole fino al XIX secolo. La seconda fase fu chiamata Reale, perché gli stessi re di Castiglia presero sotto il loro diretto controllo le isole di cui si erano impossessati in quel periodo (Gran Canaria, La Palma e Tenerife). In quest’ultima conquista, gli attori coinvolti erano tre: i monarchi, che ordinarono la conquista, i commercianti e i banchieri (principalmente genovesi), che la finanziarono con fondi in cambio di concessioni economiche sostanziali sulle isole conquistate, e, infine, i conquistatori, che organizzarono gli eserciti militari assoggettando gli aborigeni e beneficiando successivamente della distribuzione delle terre conquistate, con un accordo che teneva conto del ruolo di ciascuno di loro nella gerarchia militare e politica. Nel caso di Gran Canaria, gli abitanti resistettero strenuamente all’invasione spagnola, ma, nel 1483, Pedro de Vera, comandante delle forze spagnole, completò la conquista avviata cinque anni prima da Juan Rejón.

Barranco Seco verso Vegueta

Molti aborigeni furono uccisi o posero fine da soli alla propria vita pur di non arrendersi agli spagnoli. I sopravvissuti furono ridotti in schiavitù, convertiti al cattolicesimo e condannati a una veloce estinzione. La fine della conquista, avvenuta nel 1496, è anche la fine della cultura e dei modi di vita degli aborigeni. Alcune di queste caratteristiche persisteranno per alcuni decenni prima di soccombere all’emarginazione e alla persecuzione che subirono coloro che cercarono ostinatamente di mantenerle in vita. La storia delle Isole Canarie dal XVI secolo, quindi in pieno Rinascimento, fu condizionata da un’ulteriore colonizzazione da parte di gruppi provenienti da varie regioni della Spagna, che vi si stabilirono attratti dalle possibilità di progresso economico offerte dall’arcipelago. Oltre a essi, arrivarono portoghesi, genovesi e fiamminghi, che si dedicarono allo sviluppo e alla commercializzazione di zucchero locale dando avvio alla nascita di ingenti fortune, attraverso le quali l’economia delle Canarie si integrò nei mercati internazionali.

Cenobio di Valéron

Dopo la conquista, le Canarie furono incorporate nelle correnti artistiche e culturali dell’Occidente. I primi stili a influenzare le isole furono il gotico e il mudéjar. Esempi rappresentativi dell’architettura di questo periodo si trovano all’interno della Cattedrale di Las Palmas de Gran Canaria. L’arte rinascimentale si diffuse nelle Isole Canarie con l’arrivo di diverse opere dalla penisola iberica e dall’Europa, mentre il barocco fu il primo stile che si propagò diffusamente in tutte le isole. Sebbene si continuassero a importare opere andaluse e italiane, iniziò comunque a formarsi un gruppo di artisti locali. L’architettura barocca delle Canarie è caratterizzata dall’impiego del legno in finestre, balconi, patii interni e nei soffitti a cassettoni dei templi. Inoltre, si sviluppò una notevole arte decorativa capace di diffondersi rapidamente persino in Sud America.

(Foto di ARCHIVIO ENTE DEL TURISMO DI GRAN CANARIA)