Nel 1966 l’avvocato Agnelli diventa Presidente della FIAT.
«Io ero nato due anni prima, in una Torino molto diversa da quella di oggi, e in vent’anni ho imparato a capire come questa fosse davvero la città dell’auto anche per come sempre l’Avvocato ha saputo parlare di automobili. Facendo crescere la passione per le auto a più generazioni, “motorizzando” la società, in una logica fordiana per la quale tutti gli italiani dovevano avere la possibilità di avere un’auto. Al di là dello spirito imprenditoriale, del desiderio di crescita e dei numeri, credo ci fosse in quell’atteggiamento e in quel comportamento anche il desiderio di fare qualche cosa di grande da un punto di vista umano. La FIAT a quel tempo era più di una grande fabbrica, era un obiettivo da raggiungere e un esempio da seguire. Era la Juventus, le colonie estive al mare, i centri di formazione e le scuole di specializzazione. Era una grande realtà che si intrecciava ogni giorno con la vita dei torinesi».
La FIAT a quel tempo era più di una grande fabbrica, era un obiettivo da raggiungere e un esempio da seguire
Nel 2003 l’avvocato Agnelli non c’è più.
«Quello è l’anno in cui porto a compimento una serie di attività all’interno del mondo automotive che si concretizzano nella nascita di Intergea; in poco tempo diventiamo uno dei leader nazionali del settore distributivo, e anno dopo anno capiamo che l’espansione potrà avvenire soltanto con la crescita nei servizi connessi all’auto. In qualche maniera si chiude un cerchio e si apre per me una nuova avventura. Il modello di sviluppo nato in quell’inizio di nuovo millennio, porta alla creazione di Nobis, la nostra compagnia di assicurazioni che in breve tempo si attesta tra le prime 20 Compagnie Danni presenti in Italia. Un risultato eccezionale dovuto alla qualità dei processi di lavoro, unita alla qualità delle persone che lavorano con noi. E alla voglia di crescere sempre. Davanti a noi un programma di acquisizioni dopo quelle di Filo Diretto, Apulia Previdenza e Darag, per accelerare questo processo di sviluppo della compagnia».
«Dipende da mille cose, da scelte politiche, interessi, pressioni internazionali; dipende dalla scelta dei combustibili, dagli effetti del cambiamento climatico, da fin dove vogliamo spingerci con la tecnologia, da come l’intelligenza artificiale si svilupperà. Pensiamo solo al tema della guida autonoma con tutte le sue variabili. E poi non dimentichiamoci che il mondo dell’auto dà da vivere a milioni di persone, e lo fa da un secolo: occorre porsi anche qualche domanda sui livelli occupazionali che la tecnologia in qualche modo mette in discussione. Il tema della sostenibilità green è fondamentale per il futuro, ma se si parla di sostenibilità lo si deve fare a 360°, senza tralasciare il capitale umano».
La squadra, il team, oggi come allora, quanto conta?
«Come sempre conterà la qualità delle risorse di cui ci si saprà circondare; oggi come allora bisogna saper avere intorno a sé persone anche migliori di noi stessi nelle specificità delle funzioni, e soprattutto non avere timore di circondarsi dei migliori. L’invidia è un limite che chi vuole costruire imprese realmente importanti non può permettersi. L’avvocato, conscio della propria posizione, ha sempre insistito sulla ricerca della qualità nelle iniziative che ha dovuto e saputo condurre, e in questo senso questo tipo di atteggiamento ha sempre guidato anche me. Nell’automotive come nelle assicurazioni ho sempre cercato di avere intorno “quelli bravi”, anche più di me ovviamente: un vero leader deve saperlo fare. Da molti anni sostengo questa etica del lavoro, e così funzionerà nelle future iniziative imprenditoriali del gruppo: avremo sempre la capacità di circondarci dei migliori e di quelli con la maggiore voglia di fare, di crescere, di misurarsi con sfide difficili ma entusiasmanti. Se siamo arrivati fin qui, è sicuramente anche grazie al team; è il mio modus operandi di ieri e sarà così anche domani, oggi come allora appunto».
Se l’avvocato fosse qui ad osservare il mondo dell’auto di oggi cosa direbbe?

«Ho sempre ritenuto Gianni Agnelli una persona curiosa, preparata, presente sia internamente che esternamente al mondo in cui si muoveva e che rappresentava. Oggi penso sarebbe l’Avvocato di sempre, capace di gestire la sua leadership in contesti magari diversi, ma che lui avrebbe imparato a conoscere un po’ alla volta, restando sempre connesso con le novità e attento al futuro. Sarebbe stato l’uomo che ha le sue idee, e che le sa spiegare bene, con la sua innata capacità di coinvolgimento, e le battute intelligenti e micidiali, che oggi sarebbero sempre un titolo perfetto per i giornali (anche online). È sempre stato un innovatore con un occhio rispettoso rivolto alla tradizione; impeccabilmente attento allo stile, non solo nell’abbigliamento. Probabilmente sarebbe tutto questo anche e soprattutto oggi, e lo sarebbe senza problemi, con la sua inconfondibile classe. Anche oggi dove una sua battuta su Zeman sarebbe un tweet perfetto da rilanciare sui social».
(foto MARCO CARULLI e ALBERTO DI TANNO)

