Si chiamano Torino 2025 FISU World University Games Winter, ma il presidente del Comitato Alessandro Ciro Sciretti continua affettuosamente a chiamarle Universiadi. Sono nate a Torino nel 1959 e a Torino tornano dal 13 al 23 gennaio 2025 con l’edizione più grande di sempre. Ci siamo fatti narrare, proprio da Sciretti, percorso di avvicinamento, idee, ideali, ambizioni di questo attesissimo appuntamento torinese.
Presidente, il 13 gennaio la tanto attesa inaugurazione, ma alle spalle ci sono mesi e mesi di lavoro: che percorso è stato?
«Un percorso sicuramente stimolante e di alto livello. Abbiamo voluto strutturare i Giochi come una grande occasione di incontro, networking, promozione del nostro territorio, prima, durante e dopo l’evento stesso; e così abbiamo fatto».

In che modo?
«Andando oltre il confronto solamente con il mondo universitario o sportivo, allargando la prospettiva, coinvolgendo la struttura diplomatica italiana per formulare un dialogo con paesi come Stati Uniti, Cina, Corea del Sud… Paesi in cui gli sport invernali sono molto diffusi. L’idea era creare una competizione di livello e realmente globale, in ogni aspetto».
Quindi il #ROADTOTORINO ha toccato città a ogni latitudine, portando non solo visibilità, ma veicolando messaggi e valori: quanto è un piacere, quanto una responsabilità?
«50 e 50 diciamo, sono sentimenti allo stesso livello. Tutte le tematiche portate avanti (inclusione, violenza di genere, salute…) rappresentano una missione che ci riempie d’orgoglio e allo stesso tempo ci responsabilizza. Nel percorso di avvicinamento alle Universiadi siamo stati da Papa Francesco, al Parlamento Europeo… occasioni in cui abbiamo toccato con mano questo profondo senso di buona rappresentanza. Anche perché queste saranno le prime Universiadi totalmente inclusive, con la partecipazione paritaria di atleti con disabilità. Siamo chiamati a dare il buon esempio».
Il legame con questo territorio è sicuramente speciale. Ce lo racconta?
«Prendo in prestito le parole del presidente della FISU, quando dice che se Losanna è la testa dei Giochi, Torino è il cuore. Tutto parte da qui perché le basi sono qui, Torino è custode dei valori intrinsechi delle Universiadi».
Questo genera più pressione?
«Probabilmente sì, ma sono più che altro stimoli che ci ricordano quanto sia importante questa edizione torinese».

Anche dal punto di vista numerico: oltre 2200 studenti-atleti da 55 Paesi del mondo. Come si riesce a gestire tutto questo?
«Fortunatamente gli aspetti quantitativi sono ben gestiti da una struttura solida che nel solo Comitato può contare su 100 risorse dedicate. L’edizione più grande di sempre dunque non ci spaventa. Il tema semmai potrà essere la complessità della situazione geopolitica in cui ci troviamo ad agire, considerando i tanti paesi coinvolti. In questo senso confidiamo nei valori dello sport, nell’unione che riesce a generare. Le Universiadi possono essere anche uno “spot” cosmopolita importantissimo».
Tre flash: un augurio per il futuro dei Giochi, un messaggio ai giovani, un pensiero per Torino.
«L’augurio alle Universiadi è acquisire un peso sempre più rilevante, per dimostrare al mondo che non è “solo” sport universitario, ma un grande evento cruciale per tantissime motivazioni. Ai giovani auguro di capire che lavorare ogni giorno per raggiungere i propri obiettivi (non solo in ambito sportivo) è già una grandissima vittoria e un bel modo di vivere. A Torino auguro di respirare con queste Universiadi l’aria stimolante delle Olimpiadi del 2006».
(foto DIEGO BARBIERI, LAURA MALVAROSA)
