Il pubblico torinese lo conosce da tempo: il suo debutto in collaborazione col Teatro Regio risale al 2011, con il Concerto per la Festa della Repubblica in piazza San Carlo. Da allora, la sua storia con Torino è stata un crescendo di progetti e di fiducia: L’elisir d’amore di Donizetti, La bohème nell’ambito del progetto The Best of Italian Opera per EXPO 2015, fino al dittico con La giara di Casella e Cavalleria rusticana di Mascagni nel 2019. Ancora la Messa da Requiem di Verdi nel 2023 e la direzione della prima del Regio con La bohème nello stesso anno. Ecco, dal primo gennaio 2025 questo legame è siglato da un accordo ufficiale che nomina Andrea Battistoni direttore musicale del Teatro Regio per le prossime due stagioni.
Che significato ha per lei questo incarico?
«Più ci penso, più la domanda si amplia: cosa significa essere il direttore musicale di un teatro italiano di questo livello? Non è solo una carica onorifica: è un impegno quotidiano, un progetto da costruire nel tempo. In questo insieme armonico di persone e competenze, io sono la voce della musica. È un privilegio, ma anche una responsabilità stimolante».

Cosa porterà al Regio della sua esperienza internazionale, dopo aver diretto in Europa, in Giappone, in Australia?
«Una visione aperta. Credo in una proposta che unisce grandi classici e riscoperte. Per questo condivido a pieno le scelte che hanno caratterizzato le ultime stagioni teatrali del Teatro Regio: i grandi titoli, da sempre colonna portante di ogni teatro, accanto a opere mai rappresentate o spesso dimenticate. L’apertura della stagione con “Francesca da Rimini” va proprio in questa direzione: un capolavoro che merita di essere riscoperto, un sogno che inseguivo da tempo. Ora posso realizzarlo».
Ha già iniziato a lavorare con lo staff del teatro?
«Sì, e con ottime sensazioni. Ho appena terminato una prova con il coro e ho trovato accoglienza, attenzione, voglia di fare. Non arrivo per stravolgere, ma per aggiungere nuova linfa a quella che già esiste. Voglio coordinare, ispirare, aiutare».
A giugno arriva Andrea Chénier: perché non possiamo perderlo?
«Dirigerò con piacere “Andrea Chénier” di Umberto Giordano, un’opera intensa, spesso sottovalutata dalla critica ma amatissima dal pubblico. Alterna il racconto storico della Rivoluzione francese a un lirismo travolgente. È un’opera ricca, tecnica e poetica insieme. Una sfida stimolante che spero conquisterà il pubblico torinese. Vi aspettiamo».
(foto DANIELE RATTI)
