Un anno fa Anna Maria Poggi è diventata presidente della Fondazione CRT: nata nel 1991, è la terza Fondazione di origine bancaria in Italia per dimensione patrimoniale; negli anni ha erogato oltre 2 miliardi di euro per più di 43.000 progetti a favore di arte, cultura, ricerca, formazione, welfare, ambiente e innovazione nel Nord Ovest. Con la presidente abbiamo parlato del presente di Torino, dei suoi orizzonti, degli strumenti necessari a costruire un futuro migliore.

Presidente, è passato un anno dalla sua nomina: se dovesse scegliere una parola per raccontarlo quale sceglierebbe?
«Forse sceglierei “visione”. Abbiamo attraversato una fase complessa, ma la Fondazione non ha mai interrotto la propria attività né i suoi investimenti: è in questi momenti che si misura il ruolo di una vera istituzione. Con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione si è chiuso un ciclo e se ne è aperto un altro, orientato al futuro. Siamo pronti ad affrontarlo con lo stesso spirito: facendo scelte coraggiose, capaci di leggere i cambiamenti in atto e rispondere alle sfide contemporanee con responsabilità e ambizione».
Il bilancio 2024 è tra i migliori degli ultimi quindici anni. Un commento?
«L’avanzo di esercizio è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente, il patrimonio netto ha registrato un ulteriore aumento e i proventi hanno raggiunto livelli record. Questi numeri non sono solo indicatori positivi, ma segnali concreti della solidità della nostra gestione. Ci rendono orgogliosi del lavoro fatto e ci permettono di guardare con fiducia al futuro. Un futuro in cui possiamo rafforzare ulteriormente la nostra capacità di generare impatto positivo sul territorio, attraverso un piano di interventi strategici più ampio e ambizioso. Tra le sfide che intendiamo affrontare ci sono quelle legate all’intelligenza artificiale, al sostegno ai giovani, alla sostenibilità».

Quali sono gli elementi che hanno reso possibile un risultato economico così significativo?
«Alla base di questi risultati c’è una gestione diretta oculata e prudente degli investimenti, unita a una visione strategica di lungo periodo. La diversificazione è stata e resta un principio guida: ci consente di tutelare il nostro patrimonio e, allo stesso tempo, di farlo crescere. Abbiamo costruito nel tempo una struttura operativa interna solida, altamente competente, sempre aggiornata e fortemente motivata. Grazie alla gestione in-house del patrimonio abbiamo potuto avviare un importante percorso di crescita e professionalizzazione interna. Questo approccio ci ha permesso di ottenere risultati significativi anche in contesti economici complessi, grazie alla capacità di adattare le nostre strategie in modo tempestivo e flessibile».
Tornando agli interventi sul territorio e sulla città, l’intelligenza artificiale è uno dei temi su cui state puntando molto…
«L’AI è una delle tecnologie più dirompenti della nostra epoca: sta trasformando radicalmente il modo in cui viviamo. Fondazione CRT ha investito convintamente per favorire la nascita e lo sviluppo di un vero e proprio ecosistema dell’innovazione, con cuore pulsante alle OGR Tech. Qui stiamo costruendo, passo dopo passo, una “Silicon Valley piemontese” che posiziona Torino sempre più in chiave internazionale. In questo ecosistema si inserisce il Centro AI for Industry, nato da un protocollo d’intesa decennale tra la Fondazione CRT, le OGR e la Fondazione AI4I, con il sostegno di tre Ministeri: Economia e Finanze, Imprese e Made in Italy, Università e Ricerca. L’obiettivo è fare delle OGR un polo di riferimento nazionale per l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’industria, con ricadute concrete su occupazione, imprenditorialità, ricerca e attrazione di talenti. Un polo capace di dialogare con i più importanti centri di ricerca europei, ispirare i giovani, attrarre investimenti e costruire un nuovo modello di sviluppo economico, basato su conoscenza, responsabilità e innovazione».

L’ecosistema delle OGR Tech si sta affermando come modello innovativo a livello nazionale. Quali caratteristiche lo rendono unico?
«Le OGR Tech rappresentano un unicum nel panorama italiano. Ospitano 15 programmi di innovazione che ogni anno supportano oltre 130 startup e scaleup, in sinergia con più di 80 partner privati attivi in settori strategici come edutech, aerospazio, smart systems. Qui hanno sede anche 5 centri di ricerca applicata, tra cui il neonato AI4I. Questo ambiente ha generato un vero mosaico di competenze, che favorisce la collaborazione interdisciplinare e accelera l’innovazione. In questo contesto, la Fondazione CRT collabora strettamente con gli atenei torinesi e con istituzioni non profit di rilievo, come la Fondazione ISI. Proprio con ISI siamo stati pionieri nel riconoscere l’importanza strategica delle reti e dei dati, come strumenti al servizio del bene comune. E possiamo dire che stiamo costruendo una nuova visione di città, dove scienza, economia, cultura si alimentano a vicenda per dare vita a un modello urbano più sostenibile, equo e inclusivo».
Un altro ambito centrale è quello dell’arte. Torino ha conquistato un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea. E voi siete anche qui…
«La cultura e l’arte sono uno dei pilastri dell’intervento della Fondazione CRT sul territorio. In particolare sul fronte dell’arte contemporanea da oltre 25 anni, con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, arricchiamo il patrimonio artistico collettivo con l’acquisizione di opere affidate in comodato alla GAM e al Castello di Rivoli. Parliamo di una collezione di oltre 900 opere di circa 380 artisti e artiste, che rappresenta un patrimonio condiviso, restituito alla comunità. Inoltre, quest’anno siamo particolarmente orgogliosi di contribuire alla realizzazione a Torino del Congresso CIMAM (International Committee for Museums and Collections of Modern Art) che prenderà il via a novembre alle OGR. Ospiteremo oltre 300 direttori e curatori da tutto il mondo: un evento straordinario per rafforzare il ruolo di Torino come capitale culturale globale».

Inclusione e cultura: in un paese che fatica ancora ad abbattere molte barriere, cosa serve secondo lei per rendere davvero “accessibile” un patrimonio culturale?
«La cultura, per essere davvero patrimonio di tutti, ha bisogno di istituzioni pronte ad accogliere tutte le persone, senza esclusioni. Insieme alla Fondazione Paideia abbiamo lanciato, più di dieci anni fa, il progetto “Operatori culturali per l’inclusione”, che forma il personale dei servizi culturali per accogliere al meglio i visitatori in difficoltà. Il progetto, nato a livello locale, si è sviluppato su scala nazionale e oggi coinvolge circa 500 musei e istituzioni culturali italiane, e più di 1.400 operatori del settore. Ma anche l’innovazione tecnologica può essere una valida alleata dell’accessibilità del patrimonio culturale: l’app “Chiese a porte aperte” consente l’apertura automatizzata di beni culturali, spesso situati in itinerari del turismo lento come la via Francigena. Grazie all’app, oggi è possibile visitare oltre 50 beni in maniera autonoma, con una narrazione multilingue (italiano, francese, inglese e tedesco), che diventeranno un’ottantina entro la fine dell’anno quando il progetto si estenderà anche ai beni civili e non solo ecclesiastici. Un sistema unico in Europa, ideato da Fondazione CRT insieme alla Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici, con il sostegno della Regione Piemonte e dei proprietari dei beni».
In ambito sociale, quali sono le leve su cui la Fondazione CRT sta agendo?
«Una delle sfide più urgenti è il contrasto alla povertà educativa. Garantire pari opportunità educative è essenziale per costruire comunità più inclusive e rafforzare il senso di appartenenza, soprattutto nei contesti più fragili. La Fondazione CRT è attiva su questo fronte con numerosi progetti. Uno di questi è “Il mio posto nel mondo”, pensato per offrire esperienze educative e culturali a bambini e ragazzi che rischiano l’esclusione a causa delle condizioni socio-economiche. Il nostro obiettivo è creare percorsi di crescita che sappiano includere e motivare. Lavoriamo anche per favorire il dialogo intergenerazionale, la prevenzione del disagio giovanile, il contrasto alla dispersione scolastica e la promozione di modelli educativi innovativi e sostenibili».

I giovani sono sempre stati al centro dei vostri interventi.
«Da sempre consideriamo la formazione del capitale umano una priorità. Accompagniamo i giovani lungo tutto il percorso: dalle scuole primarie fino all’università, sostenendo anche il lavoro prezioso dei ricercatori. Con il progetto “Diderot” portiamo in classe metodologie didattiche innovative. Con il progetto “Talenti” abbiamo offerto ai giovani competenze trasversali e strumenti per affrontare le sfide del presente e del futuro, senza contare i tanti ricercatori degli atenei del territorio che ricevono il nostro sostegno. Molti dei partecipanti al programma oggi occupano ruoli chiave nella crescita del territorio, contribuendo attivamente allo sviluppo sociale ed economico delle comunità. Vogliamo che sempre più ragazze e ragazzi possano coltivare i propri sogni, accedere a percorsi formativi di qualità e diventare protagonisti del cambiamento».
La filantropia del presente sembra richiedere nuove modalità e nuovi linguaggi. Come si evolve oggi il ruolo delle fondazioni?
«Oggi fare filantropia significa essere capaci di anticipare il cambiamento. Non ci limitiamo più a erogare risorse, ma co-progettiamo percorsi di sviluppo con il territorio. Ne sono esempi concreti le OGR Torino e la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente della Fondazione orientato all’impatto sociale. Ascoltiamo il territorio, progettiamo con lui: è questo il cuore della nostra visione filantropica. Una filantropia che ascolta, che si mette in gioco, che evolve con il mondo che cambia e che punta a costruire un domani più giusto, più equo e più sostenibile per tutte e tutti».
(foto FONDAZIONE CRT)
