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Annalisa Abdel Azim

e i ragazzi delle cuffie

di Tommaso Cenni

Speciale Territorio 2024

ANNALISA ABDEL AZIM È RICERCATRICE AL POLITECNICO DI TORINO E ALL'ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA. INSIEME A NATASHA ARTUSO E A PIER FILIPPO SESSA HA CREATO IL PROGETTO CHE HA VINTO IL PRIMO PREMIO DI “ECODESIGN THE FUTURE: EEE EDITION”, WORKSHOP ORGANIZZATO DA ECONOMIA CIRCOLARE

Annalisa, prima di tutto ci dici due cose di te?

«Sono nata a Torino, da genitori molto “meridionali”: mamma è campana, mentre mio padre è di Alessandria d’Egitto. Si sono incontrati qui, sotto i portici».

Cosa ami della città?

«Sicuramente i già citati portici. E poi tutto il centro, in cui sono cresciuta da bambina: via Po, il Museo Egizio, la Mole, Experimenta quando ancora la facevano…».

Annalisa Abdel Azim, ricercatrice

Annalisa Abdel Azim, ricercatrice

Quindi volevi già fare ricerca?

«In realtà volevo diventare medico, per aiutare gli altri. Poi mi sono resa conto che avevo scambiato la sensibilità umana per una predisposizione alla scoperta e alle discipline scientifiche».

Quand’è scoppiata la scintilla?

«Dopo il liceo scientifico mi sono iscritta a Biologia, che era un po’ un ripiego. Poi però lì mi sono innamorata della biochimica e non ne sono più uscita. Studiare in via Accademia Albertina mi ha riportato nel mio amato Centro e ho ricordi bellissimi dei miei studi».

Andiamo al progetto MyND, ma partiamo dal fondo: vi aspettavate questo riconoscimento?

«Diciamo che noi crediamo fortemente nel concept che abbiamo creato. Ci siamo praticamente innamorati di questo progetto, sentivamo le farfalle nello stomaco, proprio come quando ci si innamora. Quindi eravamo certi di essere sulla strada giusta».

Si può “affrontare” il mondo a partire da noi. Così orizzonti globali ed energie locali diventano praticamente una cosa sola

Quindi ve l’aspettavate o no?

«Volerlo lo volevamo, aspettarselo poi è un’altra sto ria… Diciamo che il riconoscimento ci ha confermato che il percorso scelto era azzeccato».

Tu e i tuoi compagni studiate tutti in città diverse: per le “nuove” generazioni esiste ancora il concetto di “di stanza”?

«Il concetto di distanza è cambiato, specie dopo il Covid. Ma lo vedo come un cambiamento naturale, spontaneo. Oggi è nella quotidianità di tutti accendere il PC e lavorare, chiacchierare, confrontarsi… a prescindere da dove ci si trovi. Penso che accorciare le distanze sia un obiettivo che ricerchiamo da sempre, oggi però la tecnologia ha eliminato molti ostacoli alla connessione. Certo, quando ci siamo visti di persona e abbiamo toccato con mano le idee che avevamo creato assieme, è stato incredibile. E anche decisa mente utile».

Un ricordo particolare?

«Natasha a Roma mi ha portato a Porta Portese, a caccia di cuffie su cui lavorare; è stato molto bello. E non avremmo potuto farlo attraverso un video. Abbiamo la tecnologia sì, ma anche grandissimo bisogno di contatto».

Pier Filippo Sessa, Annalisa Abdel Azim e Natasha Artuso

Pier Filippo Sessa, Annalisa Abdel Azim e Natasha Artuso

Energie locali, orizzonti globali. Come si concilia questo rapporto? E come si comunica?

«Torno agli strumenti: oggi utilizziamo mezzi digitali che ci permettono di comunicare in modo super esteso; con tutto il mondo oserei dire. E il focus del nostro concept è chiaramente rivolto al mondo, perché la sostituzione delle plastiche è un tema globale; ma, come si evince da questo progetto, si può “affrontare” il mondo a partire da noi. Così orizzonti globali ed energie locali diventano praticamente una cosa sola».

Storytelling pop o tecnico: com’è il vostro racconto?

«Io sono chiaramente più ferrata sulla parte scientifica, e più abituata a platee tecniche; però sono rimasta col pita dall’accoglienza di questo progetto, soprattutto in contesti più “pop”. Il messaggio arriva, a volte in modo più approfondito, a volte meno. Siamo diventati “i ragazzi delle cuffie” o “dei funghi”, che sicuramente è un modo un po’ “grezzo” di calarsi nel tema, ma comunque efficacie. L’importante è che passi il concetto che si possono cambiare le cose».

E passa?

«Sì, se si riesce a raccontare la “magia” dietro a questo concept. Il regno dei funghi è qui da tantissimo tempo ed è straordinario che oggi, per risolvere un problema contemporaneo, stiamo prendendo ispirazione da un mondo vivo e antico, che è sul pianeta da ben prima di noi. La natura ci ispira e può farlo ancora tanto».

Annalisa Abdel Azim - Il progetto MyND ha vinto il primo premio di Ecodesign The Future EEE edition

Il progetto MyND ha vinto il primo premio di Ecodesign The Future EEE edition

Progetti futuri?

«Ci riteniamo un team in costante fermento, e molto entusiasta. Siamo felicissimi e concentratissimi su questo progetto, ma chiaramente non ci fermiamo mai. Non saremmo noi».

Un flash in chiusura: voto al contesto accademico torinese?

«Io parlo da ricercatrice, quindi un po’ esterna rispetto al contesto puramente accademico. Direi “benino”. Ci sono tanti punti positivi, ma c’è da migliorare, soprattutto nel l’eccessiva distanza tra docenza e messa in pratica, tra cattedra e laboratorio. C’è una sorta di gap tra questi mondi che certamente non fa bene a nessuna delle parti, che io immagino molto più connesse e vicine».

 

(foto ARCHIVIO ANNALISA ABDEL AZIM)