All’epoca sindaca di Torino, oggi Deputata della Repubblica e ancora vicepresidente della Federazione Italiana Tennis, Chiara Appendino rappresenta da un punto di vista storico il momento di aggiudicazione delle ATP Finals a Torino. In una affollatissima conferenza stampa a Palazzo Madama, tutti presenti, la città fu incoronata capitale mondiale del tennis per 7 giorni e per 5 anni, un momento di gloria collettiva che in qualche modo ci ricordò gli entusiasmi del 2006. Alle porte della settimana delle Finals torinesi 2023, con la terza cover che Torino Magazine dedica al tennis in città, abbiamo incontrato nuovamente Chiara Appendino; per parlare di tennis (ovviamente), di grandi eventi, priorità e punti a rete che Torino non può permettersi di sbagliare.
Questo è il numero con Novak Djokovic in copertina e lo possiamo fare perché ci sono le ATP Finals a Torino; ogni tanto ci pensi che abbiamo qua una delle più importanti manifestazioni sportive al mondo?
«Sì e mi vengono i brividi. Ancora oggi quando vedo i migliori tennisti del mondo a Torino mi chiedo se sia vero. È tutto vero e si continua a lavorare anche come Federazione per migliorare l’evento».
Alla conferenza stampa a Palazzo Madama il giorno in cui vennero annunciate ufficialmente eravamo in tanti, cosa ti ricordi di più di quel momento?
«L’orgoglio e la soddisfazione. L’orgoglio di portare un evento planetario a Torino e la soddisfazione di vedere concretizzarsi ciò in cui abbiamo creduto e che poi, contro ogni pronostico, abbiamo ottenuto. Personalmente, poi, l’emozione è stata fortissima. Non è un segreto che io ami il tennis e che tanti ricordi mi leghino a questo sport».
Quando Torino gioca tutta insieme, oggi come allora, può farsi le sue gare e vincerle pure
Cosa vuol dire per una città “candidarsi a qualcosa”? Come si fa a stabilire a che cosa e come si vince?
«Naturalmente è chi guida la città che deve scegliere quali eventi possano essere strategici e quali no. I fattori sono molti, dalle ricadute stimate per il territorio alla quantità di investimenti necessari per essere in grado di ospitare l’evento, fino alle reali probabilità di ottenerlo».
Facendo due esempi recenti, Torino partiva con concrete possibilità nella corsa ad ospitare Eurovision 2022 rispetto ad altre città italiane – anche se c’è stato da sudare fino all’ultimo – mentre partiva molto indietro per le ATP Finals. Quindi, nel caso del tennis, è servita anche un po’ di sana follia nel provarci. O no?
«Ricordo che le città candidate erano quaranta e tante avevano mezzi economici enormemente superiori ai nostri, all’epoca le nostre probabilità di vincere erano stimate 1 su 100. L’azzardo è stato scegliere di provarci consapevoli che nel restante 99% degli scenari avremmo subito conseguenze politiche – in termini di comunicazione e di consenso – molto negative. Ma un politico non può farsi paralizzare dalla paura delle imprese difficili, anche quando in tanti non vedono l’ora di assistere a un passo falso».
E poi serve un team che crede e lavora nel progetto…
«Sì, in un contesto così complicato è stato fondamentale mettere in campo un grandissimo lavoro di squadra in cui ognuno ha fatto la sua parte anche nei momenti difficili che non sono mancati: la Città in testa, naturalmente, ma penso alla FITP, al CONI, al Governo, alla Regione, al sistema bancario e all’Istituto per il Credito Sportivo, a tutti gli sponsor…».
Se oggi ti dicessero che c’è da correre per riprenderle per altri 5 anni, diresti che ne vale la pena?
«Senza il minimo dubbio. C’è voglia da parte di tutti di proseguire e io, per il ruolo che ho in Parlamento e all’interno della Federazione, farò tutto il possibile. Ci ho creduto quando era solo un sogno, ovviamente continuo a crederci oggi».
Quindi è un sì… Perché giudichi le Finals una buona cosa per Torino? Quali benefici tangibili vedi?
«Stiamo parlando di un evento che, al di là dell’altissimo valore sportivo e di immagine, l’anno scorso ha prodotto oltre 220 milioni di euro di ricadute per il territorio ed è previsto che ne produrrà anche di più quest’anno anche grazie all’aumento del pubblico straniero. Questo dimostra l’importanza di essersi aggiudicati un evento mondiale di durata pluriennale che consente di mettere in campo una progettualità di lungo periodo, un matrimonio tra la città e l’evento che viene migliorato anno dopo anno. Inoltre – e non è una questione secondaria – le ATP Finals non hanno comportato né un indebitamento per la Città né problemi di gestione di impianti che rischiano di essere abbandonati come accade in altri tipi di eventi».
Ci sarai in tribuna alle Finals?
«Il più possibile, compatibilmente con il lavoro e la famiglia. La vivo anche come una festa per tante persone che hanno lavorato a questo risultato insieme a me».
Dicci per chi tifi però, al di là dell’essere italiana…
«Sinner, Sinner e ancora Sinner. È un bravissimo ragazzo stimato da tutti nel circuito, con un talento indiscutibile, e a 22 anni giocherà per la seconda volta alle Finals in casa. Ci sta regalando tanti sogni e merita tutto il nostro supporto».
Se dovessi fare una battaglia per Torino partendo da Roma per cosa la faresti oggi? Ti diamo la possibilità di scegliere 3 cose non di più, se no poi diventa il quaderno dei desideri.
«La grande questione di Torino è l’industria e il suo futuro; penso in particolare ai centri e ai distretti dell’aerospazio e dell’automotive che hanno bisogno di essere seguiti. Anche per questo motivo ho scelto di lavorare nella commissione attività produttive della Camera. Poi c’è il tema del Centro per l’Intelligenza Artificiale. Da sindaca avevo lottato tantissimo per ottenerlo, e l’allora Presidente del Consiglio Conte aveva dato l’ok a Torino. Con il Presidente Draghi il progetto si è indebolito, ma abbiamo lottato comunque per tenerlo e oggi purtroppo la spinta propulsiva si è un po’ spenta. Gli ultimi annunci del Ministro Urso fanno ben sperare, ma al momento sono, appunto, annunci».
E poi?
«E poi naturalmente per Torino sono importantissime le infrastrutture, penso soprattutto alla seconda linea della metropolitana. Se ne è discusso a lungo e anche su questo è stata fatta un’interpellanza per evitare che si possano disperdere alcune fermate, in particolare a Torino Nord».
Non sono impegni rimandabili insomma…
«Non lo sono certamente. E più in generale in questi anni è fondamentale accelerare sul PNRR: contrariamente al solito, il Comune ha a disposizione molte risorse da spendere, sia per le politiche per le periferie sia per le infrastrutture. Non è semplice spenderle bene e in fretta, se poi ci si mette il governo con i disastri che sta facendo sul PNRR rischiamo davvero di sprecare un’occasione irripetibile».
Bella chiacchierata, come si sperava in premessa, e la sensazione comunque è sempre quella, ovvero che quando Torino gioca tutta insieme, oggi come allora, possa farsi le sue gare e vincerle pure. È bello il sentimento nei confronti della propria città; con il desiderio che possa essere il posto migliore dove crescere, studiare, lavorare, vivere bene. Resta l’obiettivo di base, oggi come allora.
( foto CHIARA APPENDINO)


