Migliorare la qualità della vita dentro l’ospedale non significa solo creare spazi belli e accoglienti. Per Tecnicaer, società italiana di ingegneria tra i leader nella progettazione ospedaliera, significa anche pensare all’efficienza dei risultati clinici con percorsi di cura idonei, orientati all’organizzazione della vita quotidiana di personale e pazienti, alla sostenibilità dei costi di gestione. Con una visione integrata che unisce tecnologia, architettura e management, Tecnicaer progetta strutture sanitarie che guariscono meglio e offrono un’esperienza migliore a chi vive ogni giorno l’esperienza dell’ospedale.

A raccontarci questo viaggio tra progetti illuminati in ambito ospedaliero e filosofie progettuali che mettono al centro non solo il paziente, ma l’intera esperienza umana, è Fabio Inzani, CEO di Tecnicaer.
Tecnicaer è una delle società ingegneristiche più apprezzate a livello nazionale per quanto riguarda la pianificazione degli spazi urbani, nel transport planning e mobilità, nell’hospital planning, nella progettazione architettonica, tecnologica, impiantistica e strutturale, e nell’energy management.
Ormai da 20 anni nel settore, l’avventura di Tecnicaer inizia ad Aosta dalla volontà di due professionisti, Fabio Inzani, ingegnere specializzato in progettazione ospedaliera, e Stefano Bonfante, ingegnere elettrico. Una prima sede a Torino, con la creazione di un gruppo di professionisti altamente qualificato e il rafforzamento del know-how nel settore della progettazione sanitaria, scolastica, carceraria e delle grandi opere pubbliche, e poi l’apertura di due sedi distaccate a Milano e Firenze, per avvicinarsi sempre più ai clienti.

Forte di una lunga esperienza nella progettazione ospedaliera, dunque, guidata dalla chiara convinzione che l’architettura e l’ingegneria abbiano come mission quella di migliorare la vita delle persone e arricchire il tessuto sociale, lasciamo la parola a Fabio Inzani.
Negli ultimi anni, gli ospedali sono diventati molto più che semplici luoghi di cura. Spazi di vita, diremmo. In che modo i vostri progetti interpretano il concetto di “ospedale contemporaneo”?
«Progettare un ospedale al giorno d’oggi non può prescindere, oltre che da una visione tecnica multidisciplinare, soprattutto da una definizione olistica e omogenea, con la medicina considerata nel suo insieme di tecniche di diagnosi e cura. Diventa quindi fondamentale leggere il sistema ospedale come un ecosistema vivo, non più solo un luogo dedicato alla cura. Nei nostri progetti, il concetto di “ospedale contemporaneo” si traduce così nella costruzione di luoghi che migliorano concretamente la qualità della vita delle persone che vivono l’ospedale: i pazienti, gli operatori sanitari e le relative famiglie. Non si tratta solo di rispondere alle esigenze dei quadri clinici dei malati, ma di creare luoghi e ambienti tecnologici che mettano ogni protagonista dell’ospedale nella condizione di restituire la miglior performance a favore della guarigione; per fare questo è indispensabile avere luoghi che riducano l’ansia, favoriscano la relazione, offrano momenti di decompressione emotiva. Per noi di Tecnicaer l’ospedale deve essere il luogo della relazione e di un’esperienza positiva. Un approccio molto innovativo, che pone al centro sia la tecnica che la persona».

Come riuscite nel concreto a bilanciare le esigenze cliniche con il benessere psicologico di pazienti e personale, e com’è nata la vostra visione di “Human Experiences Builders”?
«La visione di “Human Experiences Builders” nasce da una domanda che accompagna ogni nostro progetto: come si sentirà chi vivrà questi spazi? Quando si progetta un ospedale, bilanciare funzionalità e benessere non è una sfida secondaria, ma l’essenza stessa del nostro lavoro. Ogni scelta progettuale – dall’organizzazione degli spazi alla selezione dei materiali, dall’illuminazione agli elementi naturali, fino allo studio delle tecnologie medico scientifiche che saranno impiegate per la diagnosi e la cura – punta a specializzare la struttura sanitaria e, allo stesso tempo, a umanizzarne l’esperienza. Progettiamo ad esempio luoghi di cura ad alta tecnologia che tutelano la privacy, ambienti a misura d’uomo, intuitivi e rilassanti, zone di svago sia verdi sia interne che diventano parte integrante del percorso di cura per il paziente e luogo di vita per gli operatori sanitari. Essere “costruttori di esperienze umane” significa non dimenticare mai che dietro ogni edificio ci sono persone, emozioni, bisogni».
C’è un progetto, tra quelli che avete realizzato o state sviluppando, che incarna particolarmente questa filosofia?
«Il Nuovo Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino – l’intervento di Tecnicaer prevede la definizione del Masterplan di sviluppo della ZUT 12.32 del comune di Torino in cui si collocano il Nuovo Polo della Sanità e della Formazione clinica, il Polo della Ricerca, il Polo della Didattica e il Polo della Residenzialità d’ambito, ndr – rappresenta perfettamente il nostro approccio. Un progetto che non si limita a creare un ospedale funzionale, ma costruisce un vero e proprio polo urbano della salute, pensato per integrarsi nel tessuto cittadino e per svilupparsi nel tempo con il sistema universitario e viabilistico della città. Abbiamo immaginato spazi modulari, adattabili, permeabili alla città, capaci di accogliere le persone e di offrire loro luoghi in cui sentirsi a proprio agio nello svolgimento di ciascuna delle attività previste. Confermando a pieno il nostro essere Human Experiences Builders».

Parlando di futuro, oggi il concetto di sostenibilità è al centro di molte scelte aziendali. Come integrate questo tema nei vostri progetti ospedalieri?
«La sostenibilità per noi non è solo una questione energetica o impiantistica: è una responsabilità etica. Sostenibilità significa progettare edifici efficienti dal punto di vista ambientale, certo, ma anche spazi che rispettino il tempo e il benessere delle persone. Utilizziamo materiali naturali e certificati a filiera breve, sistemi impiantistici di ultima generazione su base energia rinnovabile, strategie di risparmio energetico e gestione intelligente delle risorse con lo scopo di minimizzare i costi di esercizio per tutto il periodo di vita dell’ospedale. Ma, soprattutto, estendiamo il concetto di sostenibilità alla capacità di creare luoghi che migliorano la qualità della vita di tutti i protagonisti utilizzatori dell’opera con la progettazione di ambienti sani, inclusivi, che riducono lo stress del quotidiano e favoriscono il recupero psicofisico. Sostenibilità, per noi, vuol dire costruire oggi pensando al domani sia dell’opera che degli utilizzatori».
Restiamo sul domani. Se dovesse immaginare un ospedale firmato Tecnicaer tra 20 anni, come lo descriverebbe? Quali tendenze vi sembrano più promettenti?
«Tra vent’anni immaginiamo ospedali ancora più flessibili, intelligenti e centrati sulle persone. Persone dedite all’high care quindi con meno posti letto e più tecnologie salvavita. Spazi capaci di adattarsi facilmente all’evoluzione della medicina, grazie a configurazioni modulari e dinamiche. Strutture che non solo ospitano la tecnologia, ma che dialogano attivamente con essa: sistemi digitali evoluti, gestione intelligente degli ambienti, strumenti di supporto basati su Intelligenza Artificiale per migliorare i processi clinici e organizzativi. Già oggi tecnologie come il BIM (Building Information Modeling) rappresentano il cuore della progettazione, permettendo una gestione integrata e sostenibile dell’intero ciclo di vita dell’ospedale. Crediamo infine che l’ospedale del futuro sarà più “diffuso”: non più un’unica struttura centralizzata, ma una rete di luoghi di cura distribuiti sul territorio, più vicina ai cittadini e alle comunità locali. Tecnicaer si sta preparando oggi a questa visione, investendo in innovazione, formazione e ricerca. Perché costruire ospedali significa, per noi, costruire futuro».
(foto TECNICAER)
