In un’epoca di grandi trasformazioni per il mondo del lavoro, anche settori apparentemente dalla forte tradizione come quello della stampa, stanno ridefinendo modelli e visioni. A partire dal Piemonte, i cambiamenti in corso mettono alla prova imprese storiche e nuove generazioni imprenditoriali. Abbiamo parlato del mondo della tipografia con Federico Carmagnola, direttore commerciale della torinese Stamperia Artistica Nazionale (SAN) e rappresentante di un’azienda che ha saputo attraversare i decenni guardando costantemente al futuro. Dimostrando che è possibile donare un tocco fresco e contemporaneo a un mestiere considerato praticamente “in pensione”. Il vecchio torchio non è più solo nostalgia da museo, ma trampolino verso packaging di qualità, libri da collezione, calendari artistici e cataloghi da esposizione internazionale. Tutto ovviamente all’insegna della sostenibilità.
La stampa è tra i settori che più hanno subito l’urto della trasformazione digitale. Come si può immaginare un futuro economicamente sostenibile per questo comparto?
«Il comparto tipografico ha subito contraccolpi forti: tirature in calo, digitalizzazione dei contenuti, modifiche nelle abitudini di consumo. Eppure è anche un settore che può reinventarsi. Le aziende che riescono a sopravvivere – e in certi casi a prosperare – sono quelle che hanno saputo rileggere il proprio ruolo: non più solo “produttori di carta stampata”, ma partner di comunicazione, consulenti per il packaging, fornitori di soluzioni. La tipografia non deve più essere intesa come industria rigida, ma come officina creativa».

E il passaggio generazionale, che è sempre un nodo critico per le imprese familiari, come si può trasformare in un’occasione?
«Il cambio generazionale è una sfida che accomuna tante realtà del tessuto produttivo piemontese, soprattutto quelle a conduzione familiare. Non basta “passare il testimone”, bisogna avere il coraggio di aprirsi a nuove visioni. Nel nostro caso, in SAN, abbiamo fatto una scelta importante: accogliere nel 2024 un socio esterno. Il fatto che qualcuno, nella persona del nuovo AD Giambattista Rossi in particolare, ci mostrasse il mondo con occhi differenti rispetto a chi è cresciuto a “pane e inchiostro” come me e mio cugino Pietro (direttore di produzione, ndr), ci ha permesso di ripensare l’azienda sotto diversi punti di vista. Nuovi investimenti, nuovi prodotti, l’idea che SAN potesse essere sempre di più sinonimo di servizi. È un processo che può fare la differenza tra stagnazione e rilancio, soprattutto quando il nuovo management sa integrare tradizione e innovazione».
Quindi le nuove “energie” sono sinonimo di crescita?
«Se la sinergia funziona ovviamente sì. L’ingresso nel gruppo Infinite Five ci ha permesso di entrare a far parte di un gruppo industriale di primaria importanza, rafforzando la nostra posizione competitiva, dando continuità al progetto, permettendoci di investire in sviluppo e innovazione. Per noi, chiaro, è un po’ un mondo nuovo, ma anche una grande opportunità di crescita che con figure come l’AD Giambattista Rossi puntiamo a cogliere al meglio».

In un mercato sempre più frammentato, la specializzazione non è più sufficiente?
«Esatto. È un errore credere che per sopravvivere si possa puntare su un unico prodotto. Al contrario, la diversificazione è una chiave di resilienza. Lo vediamo chiaramente nel nostro settore: la richiesta di volumi editoriali si è ridotta (per riportare un esempio concreto la Treccani è sempre stata uno dei nostri principali clienti: se 30 anni fa stampava 30mila copie, oggi ne ordina 500), ma in compenso cresce la domanda di prodotti ad alto valore aggiunto, cataloghi d’arte, packaging di lusso, materiali per mostre ed eventi. La tecnologia e il know-how che queste referenze richiedono sono pressappoco le medesime. Siamo così in grado di stampare il catalogo d’arte per il Louvre di Parigi con la stessa cura con cui realizziamo la scatola di un noto panettone italiano; o il calendario di un gruppo bancario e il catalogo di orologi commissionatoci da una Casa d’aste di Montecarlo. In più offriamo un servizio efficiente e veloce. Ogni fase del processo viene svolta nella nostra sede di Trofarello, oltre 20mila metri quadrati che ospitano la stampa, la confezione, la rifinitura, il magazzino. Sono 100 le persone che ogni giorno si occupano dei vari processi (compresa la stampa digitale e la grafica). Questo sistema di organizzazione garantisce tempi stretti e il rispetto di questi stessi tempi. Certo, è una sfida quotidiana, ma offre maggiori garanzie rispetto alla specializzazione. Pensiamo alla produzione dei libri scolastici che si sta confrontando col calo demografico, oltre ad essere un mercato stagionale. Diversificare, invece, permette di far lavorare al meglio gli impianti. SAN diventa così la prova evidente di come la tipografia possa diventare un hub produttivo che combina stampa, confezione, finiture, logistica. Un modello integrato che ha senso non solo per noi, ma come orientamento per tutto il comparto».

Molti parlano di “azienda-servizio” come nuova frontiera. Cosa significa, concretamente, per una tipografia?
«Significa superare la logica del cliente-fornitore. Chi stampa oggi deve essere anche consulente tecnico, designer, problem-solver. La competitività non si gioca più solo sul prezzo, ma sulla capacità di ascoltare, proporre soluzioni, rispettare i tempi. Anche su questo SAN ha investito molto, ma il principio vale per tutte le aziende del settore che vogliono restare sul mercato: non basta produrre bene, bisogna anche essere presenti».
Un’altra parola chiave oggi è internazionalizzazione. Riguarda anche la stampa?
«Assolutamente sì. Per molte imprese italiane, l’export è diventato un canale fondamentale. Anche nel nostro campo ci sono nicchie, come l’editoria museale, il packaging artistico, dove il Made in Italy ha ancora un forte appeal. SAN, ad esempio, oggi realizza il 30% del fatturato all’estero, ma è un’opportunità che vale per tutte quelle aziende che sanno garantire qualità, flessibilità e affidabilità. Gli stranieri infatti ci riconoscono come maestri stampatori, l’arte della stampa è qualcosa che ci appartiene. Certo, se guardiamo ai prezzi, la Cina è il primo competitor, soprattutto nel packaging, ma noi italiani possiamo batterli sui tempi, e poi, i clienti stranieri apprezzano la nostra flessibilità, la capacità di risolvere le criticità e, come dicevo prima, il rispetto delle tempistiche. Fa tutto parte di quell’idea di servizio che proponevo: farlo bene, al minor prezzo possibile, dando un supporto quando hai bisogno. È fondamentale essere anche proattivi, consigliando per ottenere la massima efficienza, senza tralasciare la competenza tecnica. Serve anche adeguarsi a standard e certificazioni internazionali, come l’EcoVadis in Francia. Abbiamo appena ottenuto la certificazione ISO 9001 e stiamo lavorando a quelle legate all’ESG. La qualità oggi passa anche da qui».

E per quanto riguarda la sostenibilità, spesso vista come un costo piuttosto che come un’opportunità?
«È un cambio di mentalità che il settore sta iniziando ad affrontare, anche se non in modo uniforme. Le richieste del mercato sono sempre più chiare: servono filiere trasparenti, materiali certificati, processi ecologici. Le imprese più lungimiranti stanno già investendo in questa direzione. SAN ha scelto da anni di lavorare solo con carta certificata e inchiostri sostenibili, e oggi di dotarsi di un impianto fotovoltaico. Non è solo un valore etico, ma una leva competitiva: i clienti se ne accorgono e spesso lo richiedono anche».
Come vede il futuro della tipografia tra cinque o dieci anni?
«Vedo un futuro in cui sopravviveranno e cresceranno solo le realtà capaci di trasformarsi. La tecnologia continuerà a cambiare tutto: stampa digitale, automazione, intelligenza artificiale nei flussi di lavoro. Ma nessuna macchina potrà sostituire del tutto la sensibilità artigiana, la cura per il dettaglio, la relazione col cliente. SAN ha fatto questa scelta: abbracciare la nuova tecnologia solo quando è in grado di rispettare i nostri standard qualitativi, come abbiamo fatto nel momento in cui abbiamo scelto di proporre anche la stampa digitale, ideale per soddisfare le richieste di piccole tirature. È un principio che vale per tutti: l’innovazione sì, ma non a discapito dell’identità. In questo equilibrio si gioca il vero futuro del settore».

(foto MARCO CARULLI e SAN)
