
Il segreto? Non mollare mai. Lo dimostra il curriculum di Luca Rollino, da giovane laureato al Politecnico a fondatore di una startup innovativa nel 2015 e, in soli 8 anni, amministratore delegato di un gruppo internazionale con 200 dipendenti e 20 milioni di euro di fatturato. Xori Group, formato da aziende altamente specializzate operanti nei settori ingegneristico, architettonico, energetico e direzionale, guarda all’orizzonte dagli eleganti uffici di via Maria Vittoria e di via Santa Teresa. Ed è qui che abbiamo incontrato il suo AD.
“Energie locali e orizzonti globali”: in più occasioni l’abbiamo sentita ripetere questo concetto. Ce ne può spiegare l’essenza?
«Partirei da cosa fa Xori, dato che è proprio la sua mission che ci permette di valorizzare le eccellenze locali. Xori eroga servizi nel campo della progettazione ingegneristica e architettonica, della consulenza energetica e della consulenza strategica in ambito sales e marketing. Nel post Covid, il settore ingegneristico è stato, a mio avviso, uno dei pochi che ha permesso di ragionare senza limiti e barriere; anzi ha avuto grande spinta verso nuove nazioni, ovviamente nel momento in cui si è stati capaci di offrire servizi replicabili, modulabili e scalabili. Pensiamo al mondo del Tax & Legal: ogni Paese ha le sue leggi, quindi è molto più difficile internazionalizzare. Se si parla invece di ingegneria, tecnologia e innovazione in generale, si aprono molteplici occasioni in tutto il mondo, anche grazie al supporto dei nuovi mezzi di collaborazione virtuale. “Basta” individuare la domanda e i costi che dovrai sostenere per erogare, a un prezzo conveniente, ciò che sai fare, e la strada è aperta. Ma non parlo di globalizzazione, piuttosto di glocalizzazione: non siamo la t-shirt Adidas che sarà esattamente uguale dal Sud Africa alla Finlandia; noi ci adattiamo al contesto in base a richieste che cambiano di volta in volta, individuando partner ideali a seconda delle esigenze».

Penso che la città potrebbe ambire a collocarsi tra le capitali dell’economia italiana e d’Europa come era in passato, ma questo solo se saprà ripensarsi
La rigenerazione urbana è un tema certamente attuale anche per chi parla il linguaggio dell’ingegneria: come si inserisce nel vostro lavoro?
«In questi anni è cresciuta di molto l’attenzione verso le tematiche energetiche, ambientali e, come diceva lei, di rigenerazione urbana: non potrebbe essere altrimenti. Si è previsto che il 50% della popolazione mondiale entro il 2025 vivrà nelle città. Il che significa che i centri urbani devono ripensare al rapporto uomo/edificio/città. I nuclei urbani dovranno prepararsi per essere più accoglienti e permettere agli individui di crescere, lavorare e divertirsi. Chi avrà queste caratteristiche avrà un vantaggio rispetto ad altre città con effetti virtuosi molto impattanti. In questa tendenza la progettazione ingegneristica e architettonica acquisisce un ruolo importante».
Da esperto della materia, come vede Torino in questo adattamento al futuro?
«Xori crede con affetto in Torino. Non è un caso che abbiamo scelto di restare qui con il nostro quartier generale (e abbiamo “convinto” IDEC GROUPE, uno dei principali operatori del settore immobiliare in Francia e all’estero, ad aprire a Torino dopo la nostra nuova joint venture che ha dato vita a IDEC GROUP ITALIA). Penso che la città potrebbe ambire a collocarsi tra le capitali dell’economia italiana e d’Europa come era in passato, ma questo solo se saprà ripensarsi. E lo potrà fare se troverà un’unione di intenti e se coglierà le nuove spinte tecnologiche (penso all’intelligenza artificiale, all’aviospazio, all’innovazione) e propulsive, sull’esempio di grandi metropoli come Londra, Hong Kong e non ultima Milano. Bisogna scrollarsi di dosso i retaggi del passato. Qualcosa già si muove: abbiamo sponsorizzato, come Xori Group, Torino Capitale della Cultura d’Impresa. In quell’occasione ho apprezzato che il main sponsor fosse BPER Banca, cosa inimmaginabile nel feudo di brand che qui hanno collaborazioni di lunga data. Eppure dimostra che le visioni possono cambiare».

Torino è una città in cui si può vivere e lavorare bene?
«Sicuramente. Lo stare a Torino rappresenta per me (ma credo per tutto lo staff) la consapevolezza che puoi andare all’estero per qualche tempo, ma hai sempre un porto sicuro dove tornare. Certo non mancano le difficoltà del vivere e lavorare qui: pensiamo da un punto di vista logistico, quanto manchi a Caselle per essere un hub davvero funzionale e strategico. E poi quali sono le multinazionali che hanno scelto il capoluogo come sede? Pochissime. Il che, se vuoi tessere relazioni, ti obbliga a spostarti su Roma o Milano. Non a caso abbiamo aperto due sedi in entrambe le città e abbiamo acquisito da poco una società in Sicilia: la presenza diffusa sul territorio diventa inevitabile se sei di Torino. E c’è un aspetto da non sottovalutare: la ricerca di talenti. È più facile attrarre persone se ti trovi in un territorio vivace da un punto di vista professionale ma non solo. I giovani vengono qui per studiare, grazie alle nostre eccellenze universitarie, ma non si fermano perché mancano le occasioni. Il mio appello è trovare soluzioni alle ambizioni di questi valenti professionisti. Un tema su cui noi già ci stiamo impegnando offrendo un contesto lavorativo internazionale pur restando a Torino, ma su cui bisognerebbe riflettere e fare di più».

Prima accennava alla sostenibilità come filo conduttore di molti dei vostri progetti. Xori è sostenibile?
«Non sarebbe coerente proporre soluzioni basate sulla sostenibilità senza esserlo noi stessi. Per Xori essere sostenibili significa creare un ambiente di lavoro in cui si stia bene, in cui si dia attenzione ai bisogni delle persone (ad esempio accettando i pet in ufficio), in cui si offrano occasioni di benessere (un esempio tra i tanti: forniamo ai nostri dipendenti abbonamenti in palestra). Ma significa anche restituzione alla città: sponsorizziamo eventi come MITO o Favole d’Inverno, il gioco di luci di piazza San Carlo, e siamo membri del Club Fondazione per la Cultura Torino. Inoltre, scegliendo una sede in centro, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, diamo il nostro piccolo contributo contro l’inquinamento. Sarà sufficiente? Intanto lo facciamo e continuiamo a farlo».

La vostra attenzione è rivolta anche ai giovani…
«Certamente, sono il futuro. Lo dimostra un’età media piuttosto bassa nel gruppo, 38 anni. E qui faccio una parentesi: nel settore siamo un po’ una mosca bianca dato che tendenzialmente le società di ingegneria preferiscono le collaborazioni piuttosto che assumere. Noi invece, per tutte le società, abbiamo scelto di investire sui nostri dipendenti con assunzioni a tempo indeterminato: una volontà che contribuisce a creare senso di appartenenza, favorisce il know-how aziendale e, non ultimo, piace agli investitori stranieri. Ma torniamo ai giovani: proponiamo un’accademia interna per la formazione dei neo assunti e per l’aggiornamento dei nostri dipendenti; abbiamo accordi per offrire stage a studenti dell’Università di Tunisi a cui si aggiungeranno quelle di Belgrado e Tirana. In essere è anche un dottorato con la Cattolica di Milano. Sono queste occasioni che permettono di far crescere i ragazzi, oltre al fatto che in questo modo si crea un ambiente multiculturale particolarmente stimolante».
Preservazione delle competenze e delle eccellenze locali e partecipazione attiva nell’economia globale: questa la ricetta vincente di Xori Group. Potrebbe esserlo anche per Torino?
(foto MARCO CARULLI)
